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`Antiquarium di Camporosso: il Mitreo romano della Valcanale`

`A Camporosso in Valcanale, nell'ex latteria del paese, un piccolo museo raccoglie le testimonianze romane della Statio Bilachiniensis e di un Mitreo del II-IV secolo.`

`Antiquarium di Camporosso: il Mitreo romano della Valcanale` - Arte & Cultura in Friuli Venezia Giulia

C'è un museo a Camporosso, frazione di Tarvisio, che occupa i locali di una vecchia latteria. Due sale, ingresso gratuito, orari ridotti. Non è il tipo di museo che si trova nelle guide generaliste. Eppure dentro ci sono tracce di qualcosa di straordinario: un culto misterioso di origine orientale praticato duemila anni fa in questo stesso angolo di Alpi, da funzionari imperiali romani che lavoravano alla dogana sul confine tra l'Italia e il Norico.

Il Museo Storico Antiquarium di Camporosso è uno di quei luoghi piccoli e densi che il Friuli sa offrire ai visitatori curiosi — luoghi dove la storia non è una ricostruzione, ma una traccia diretta: il marmo di un'iscrizione, il bronzo di un busto, il mattone di un'aula di culto emersa dalla terra.

La Statio Bilachiniensis: una dogana sul confine dell'Impero

Per capire l'Antiquarium bisogna capire cosa era Camporosso nell'antichità. Camporosso fu una stazione doganale e di posta sul tratto della via Iulia Augusta che collegava Aquileia a Virunum, posizionata sul passaggio obbligato della sella poco dopo il confine tra l'Italia e la provincia romana del Norico. Con ogni probabilità era la Statio Bilachiniensis citata in un'epigrafe rinvenuta nel 1910 sul posto.

La via Iulia Augusta era una delle strade consolari più importanti del Nordest romano: partiva da Aquileia — la grande metropoli adriatica — risaliva lungo la Valcanale, passava per Camporosso e varcava le Alpi verso Virunum, l'attuale Zollfeld in Carinzia, centro principale della provincia del Norico. Era la strada che collegava il Mediterraneo all'Europa centrale, e Camporosso ne era il punto di controllo doganale sul versante italiano.

La stazione faceva parte della circoscrizione fiscale dell'Illirico e venne costruita sullo spartiacque tra il bacino adriatico e quello del Danubio. Qui si controllava il traffico di merci — spezie, stoffe, metalli, schiavi — che percorreva questa via di comunicazione fondamentale. In età imperiale la gestione della dogana passò da appaltatori privati alla diretta amministrazione dello Stato, come attestano le iscrizioni trovate nel museo.

Un Mitreo nascosto: il culto misterioso della luce

La scoperta più affascinante emersa dagli scavi di Camporosso non riguarda la dogana in sé, ma ciò che accadeva in un edificio vicino: un Mitreo — un luogo di culto segreto dedicato al dio Mitra.

Mitra era una divinità di origine indoiranica, dio della luce, della verità e del contratto sacro. Il suo culto, reinterpretato in chiave romana, si diffuse nell'Impero soprattutto tra il II e il IV secolo d.C., e aveva caratteristiche iniziatiche e misteriose: le cerimonie si svolgevano in grotte o ambienti sotterranei, lontano dagli occhi dei non iniziati, con riti che includevano banchetti rituali e prove di iniziazione. Era un culto quasi esclusivamente maschile, particolarmente diffuso tra i soldati, i doganieri e i funzionari imperiali — esattamente la categoria di persone che lavorava nella Statio Bilachiniensis.

Gli scavi del 1982, condotti sotto la direzione di Marisa Rigoni della Soprintendenza Archeologica, misero in luce parte di due ambienti del Mitreo e portarono alla luce una serie notevole di reperti scultorei ed epigrafici databili tra il II e il IV secolo d.C. I reperti furono restaurati e schedati all'inizio degli anni 2000, e il museo aprì nel 2013 su progetto scientifico dell'archeologo Paolo Casari.

Il percorso di visita: due sale, due mondi

Sala d'ingresso: l'ara funeraria di Iulia Calliope

Il percorso inizia con un oggetto che racconta una storia personale: l'ara funeraria di Iulia Calliope, fatta realizzare dalla sua figlia nel II secolo d.C. È un manufatto parallelepipedo con iscrizione dedicatoria ai Mani (le anime dei defunti) sulla faccia anteriore. Sui lati laterali sono scolpite due figure: a destra un personaggio maschile stante, a sinistra una figura femminile con uno specchio nella mano sinistra e una brocca nella destra — attributi tipici della donna di rango nella ritrattistica funeraria romana.

È un punto di inizio perfetto: una donna, un nome greco latinizzato, una sepoltura curata da una figlia affezionata. La romanità in questo angolo alpino non era un'astrazione amministrativa — era gente reale che nasceva, lavorava e moriva a Camporosso.

Seconda sala: i misteri di Mitra

La seconda sala è interamente dedicata ai reperti del Mitreo e custodisce i pezzi più spettacolari della collezione.

Le iscrizioni sono la fonte più preziosa per capire chi frequentava il Mitreo: schiavi imperiali, liberti, funzionari della dogana. Numerosi sono i documenti epigrafici che gettano luce sull'organizzazione e sulla storia dell'antica stazione doganale, prima curata da appaltatori privati e poi passata all'esazione diretta da parte dello Stato negli ultimi decenni del II secolo d.C.

Tra le sculture spiccano tre pezzi di grande rilievo. Il monumento iscritto con la petra genetrix — la nascita di Mitra dalla pietra — è il simbolo iconografico fondamentale di ogni Mitreo: il dio emerge da una roccia avvolto da serpenti, con in mano una torcia e un coltello. Fu dedicato da uno schiavo imperiale di nome Eutyches. La statuetta di Cautopates — compagno del dio Mitra, simbolo del Sole morente e dell'equinozio d'autunno — sorregge con la mano sinistra uno scorpione, simbolo dell'omonima costellazione. Il busto in bronzo della dea Selene (la Luna), parzialmente restaurato, è il pezzo di maggior pregio artistico della collezione: un'opera di fine lavorazione che testimonia la ricchezza dei committenti del Mitreo.

Una vetrina raccoglie i materiali di piccole dimensioni: una fibula, frammenti di lucerne, recipienti in ceramica e vetro. Un espositore separato presenta un corpus di monete databili tra la fine del III e la fine del IV secolo d.C. — le ultime offerte dei devoti, il segno di una comunità che continuò a praticare il culto fino all'affermarsi del Cristianesimo come religione ufficiale dell'Impero.

Come visitare

L'Antiquarium è aperto al pubblico il sabato e la domenica dalle 10:00 alle 12:00 e dalle 15:00 alle 18:30. Per visite in altri giorni o su prenotazione di gruppo: cell. 349 7272428 (Presidente del Consorzio Vicinia di Camporosso).

Museo Storico Antiquarium di Camporosso Viottolo Florianca 1, 33018 Camporosso (UD) — frazione di Tarvisio Tel. +39 0428 2980 Ingresso gratuito

Camporosso è raggiungibile da Tarvisio in pochi minuti d'auto lungo la SS13 Pontebbana. Il museo è nel centro del paese, nell'edificio della ex Latteria e della Vicinia.

Pochi visitatori si fermano a Camporosso quando attraversano la Valcanale verso l'Austria — la maggior parte rallenta per un attimo, guarda le case di pietra e prosegue. Ma qui, nel silenzio di due sale di un'ex latteria, duemila anni di storia aspettano: un dio orientale venerato in segreto da funzionari romani, una donna che fa incidere il nome della madre sul marmo, le monete lasciate sul pavimento di una grotta sacra. Piccolo, gratuito, straordinario.

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