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Museo Sartorio di Trieste: 254 disegni del Tiepolo e una villa borghese intatta

Il Museo Sartorio di Trieste: la villa settecentesca dei Sartorio con 254 disegni tiepoleschi, carboncini del Tintoretto, la Sala Tiepolo e arredi originali dall'Impero al neogotico.

Museo Sartorio di Trieste: 254 disegni del Tiepolo e una villa borghese intatta - Arte & Cultura in Friuli Venezia Giulia

Nel 1910 Giuseppe Sartorio donò al Comune di Trieste 254 disegni di Giambattista Tiepolo che aveva collezionato con passione per tutta la vita. È una delle più grandi collezioni tiepolesca al mondo in un unico luogo. Sono esposti a rotazione nella Sala Tiepolo del secondo piano del museo, in un ambiente appositamente climatizzato con impianto illuminotecnico che ne garantisce la conservazione. Solo 5 dei 254 sono stati attribuiti al figlio Giandomenico; gli altri sono tutti del maestro.

Questo è il pezzo più straordinario del Museo Sartorio — ma non è il solo. Il museo è una casa-museo nel senso più letterale: una villa settecentesca che la famiglia Sartorio abitò per oltre un secolo, con gli arredi originali, le cucine, la biblioteca, la cappella, persino il pianoforte ancora al suo posto. L'ultima erede, la baronessa Anna Segrè Sartorio, lasciò tutto al Comune con un'unica condizione: che diventasse museo preservando integralmente l'arredamento.

La famiglia Sartorio e la villa

I Sartorio erano commercianti di granaglie originari di Sanremo. Arrivarono a Trieste nel 1775 ed entrarono nel patriziato della città. Pietro Sartorio e la moglie Giuseppina Fontana acquistarono la villa settecentesca, la arredarono con mobili e quadri di pregio — tutti ancora esposti. Il figlio Giuseppe sviluppò la passione per l'arte e costruì la collezione di disegni tiepoleschi.

La villa fu modificata tra il 1838 e il 1839 dall'architetto Nicolò Pertsch in stile neoclassico, con l'aggiunta di portici e fornici sulla facciata. Nel 1839 Francesco Scalmanini progettò l'ingresso principale. Nel corso del Novecento vennero aggiunti una scala in legno più leggera al posto di quella in pietra e il riscaldamento centralizzato al posto delle antiche stufe in maiolica.

Il museo è aperto al pubblico dal 2006, dopo due anni di restauri finanziati dal Comune e dalla famiglia Costantinides, che ha contribuito con donazioni significative — inclusi gioielli, ceramiche, argenti e una sala congressi.

Il piano terra: la biblioteca e i capolavori nascosti

La Biblioteca Sartorio è una delle sorprese del piano terra: circa 6.000 volumi di letteratura americana e classica, manuali di agricoltura, opere massoniche, libri di viaggi — rilegati e risalenti al Settecento e Ottocento — distribuiti in tre ambienti separati. Ogni stanza ha le sue opere d'arte:

Nella prima sala sei dipinti nello stile di Pietro Longhi raffigurano la vita e i costumi della Venezia settecentesca. Nella seconda affreschi di città italiane ed europee con opere di Eduard Gaertner, acquarelli di Martino del Don e globi terrestri e celesti in gesso su cartapesta di Blaeu. Nella terza il Trionfo di Afrodite — copia di Giambattista Tiepolo — e due carboncini del Tintoretto: la Resurrezione di Lazzaro e la Decollazione di San Cristoforo.

Il Salone da caccia conserva affreschi d'epoca. La Sala Espositiva — ex sala di servizio restaurata nel 2001 — ha un pavimento a terrazzo veneziano integro e dipinti di Giovanni Pagliarini, Alessandro Magnasco, Arturo Rietti e Pieter Bruegel. La Cucina mantiene il focolare e le suppellettili originali. Due sale conservano capolavori dall'Istria. Nell'ex scuderia la Quadreria con le collezioni dei Musei Civici di Storia ed Arte. La Gipsoteca-gliptoteca comprende 600 sculture tra Ottocento e Novecento.

Il primo piano: gli stili che convivono

Il primo piano è il cuore residenziale della villa, dove convivono stili apparentemente incompatibili — e che invece qui funzionano come documento di un'epoca e di una famiglia che attraversò tutto l'Ottocento con i suoi cambi di gusto.

La Sala da pranzo in stile Biedermeier — mobili sobri ed eleganti, sovrapporte di Bison. Il Salotto degli antenati con ritratti ottocenteschi della famiglia. Il Salotto in stile Luigi XVI di Paolina Sartorio con pannelli ricamati alle pareti. La Sala neogotica dedicata alla musica e ai giochi. Il Salone delle feste in stile Impero.

La Sala di musica conserva il pregiato pianoforte della F. Ehrbar con i ritratti di Giovanni Guglielmo Sartorio e Salvatore Segrè Sartorio stampati sul coperchio. La Stanza da letto del Duca ospitò Emanuele Filiberto Duca d'Aosta nel 1919 — con dipinti del Seicento e del Settecento alle pareti. Il Salotto rosa in stile Luigi XV con mobili intarsiati neorococò e dipinti attribuiti a Felice Fortunato Biggi e Francesco Albotto.

Il secondo piano: la Sala Tiepolo

Il secondo piano porta alla meta principale della visita. Dopo l'atrio con affreschi originali e il Salone degli specchi, si arriva alla Sala Tiepolo: i 254 disegni tiepoleschi esposti a rotazione in ambiente climatizzato. Studi di figure, schizzi preparatori, composizioni finite — la mente di Tiepolo al lavoro, visibile carta per carta.

Nel sotterraneo: lo spazio espositivo dedicato a gioielli, ceramiche e argenti donati da Fulvia Costantinides, e la Ceramica italiana medievale e ottocentesca.

Informazioni pratiche

Indirizzo: Largo Papa Giovanni XXIII 1, Trieste. Autobus linea 30.

Orari estivi (aprile-ottobre): lunedì chiuso; martedì, mercoledì, giovedì 10:00-13:00; venerdì e sabato 16:00-19:00; domenica 10:00-19:00.

Orari invernali: lunedì chiuso; martedì, mercoledì, giovedì 9:00-13:00; venerdì e sabato 14:00-17:00; domenica 10:00-17:00.

Ingresso gratuito. Tel. 040 6754068.

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