Nel 1895, durante gli scavi per ampliare la cantina di un folador — un tipico edificio agricolo friulano destinato alla vinificazione — riemersero dal sottosuolo ampi frammenti di mosaici policromi. L'antica struttura, passata di mano in mano a diverse famiglie locali dopo le alienazioni asburgiche dell'Ottocento, celava al suo interno le fondazioni intatte di un intero complesso religioso. Oggi quell'edificio, situato nel quartiere Monastero, ospita il Museo Nazionale Paleocristiano, istituito nel 1961 per separare le collezioni tardoantiche dal Museo Archeologico Nazionale.
Dalla prima basilica alle soppressioni di Giuseppe II
L'indagine archeologica, ripresa sistematicamente nel 1949, ha confermato che l'edificio ha utilizzato senza soluzione di continuità i muri perimetrali di una struttura basilicale eretta alla fine del IV secolo. Nata come chiesa a navata unica alla periferia della città romana, subì gravi cedimenti durante l'incursione di Attila nel 452 d.C. Successivamente, la pianta venne modificata in una struttura a tre navate e fu steso un nuovo piano di calpestio a quaranta centimetri di altezza rispetto all'originale.
Nel IX secolo il complesso fu convertito in un monastero benedettino femminile, destinazione d'uso che mantenne fino alla fine del Settecento. In quel periodo, le riforme ecclesiastiche promosse dall'imperatore Giuseppe II d'Asburgo portarono all'abolizione dell'ente e alla vendita dei locali ai privati, che ne mutarono l'aspetto inserendo tramezzi e macchinari agricoli, rimossi solo durante i restauri del Novecento.
I mosaici in situ e la basilica del Fondo Tullio
Il percorso di visita si sviluppa su tre livelli progettati per consentire una lettura stratigrafica dello spazio. Il piano terra corrisponde all'aula della basilica paleocristiana originale, di cui si conserva un vasto tappeto musivo a motivi geometrici intrecciati con iscrizioni in lingua latina e greca. Il pavimento è visibile dall'alto grazie a un sistema di passerelle rialzate, mentre nell'area del nartece esterno sono allineati pesanti sarcofagi lapidei.
Al primo piano sono esposti i materiali provenienti dalla basilica del Fondo Tullio alla Beligna, un complesso di forma cruciforme portato alla luce nel 1894 nell'area sud della città antica e oggi interamente perduto. I lacerti di mosaico salvati dall'aratura documentano un'iconografia ricca di fauna allegorica: agnelli, uccelli e pavoni, simboli storiografici ricorrenti di immortalità nel culto originario. Tra i reperti spicca l'iscrizione di Parecorius Apollinaris, che attesta una donazione finanziaria destinata proprio alla posa di questi pavimenti alla fine del IV secolo.
Le epigrafi funerarie e il latino tardoantico
L'ultimo livello dell'edificio custodisce un corpus di oltre centotrenta stele funerarie datate tra il IV e il V secolo. Le lastre riportano incisioni testuali accompagnate da graffiti raffiguranti i defunti, spesso ritratti come oranti con le braccia sollevate. Queste epigrafi offrono un bacino di studio linguistico diretto: le sgrammaticature, le formule e le variazioni fonetiche incise sulla pietra dai lapicidi documentano l'evoluzione del latino parlato dai ceti medio-bassi di Aquileia nella fase di transizione verso le lingue romanze.
Come arrivare e dintorni
Provenendo in automobile da Venezia o da Trieste tramite l'autostrada A4, l'uscita di riferimento è il casello di Palmanova. Da qui, è necessario imboccare la Strada Regionale 352 (SR352) procedendo verso sud per circa 16 chilometri, seguendo le indicazioni stradali per Grado. Il museo si trova direttamente all'interno del nucleo urbano di Aquileia, ben visibile dall'arteria principale.
A nord di Aquileia si incontra proprio Palmanova, la celebre città-fortezza di fondazione veneziana caratterizzata dalla rigida topografia a stella a nove punte. Proseguendo invece verso sud lungo la SR352, la carreggiata attraversa la laguna su un terrapieno artificiale e termina a Grado, antico scalo portuale romano che conserva nel suo centro storico il patriarcato della Basilica di Sant'Eufemia.
Coordinate: 45.7766, 13.3662
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