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Museo di Storia Naturale di Trieste: fossili e squali

Dalla mandibola di Lonche con la più antica otturazione al mondo allo squalo bianco Carlotta, fino al dinosauro Antonio rinvenuto a Villaggio del Pescatore.

Museo di Storia Naturale di Trieste: fossili e squali - Arte & Cultura in Friuli Venezia Giulia

Una mascella umana risalente a 6500 anni fa reca un'otturazione dentale in cera d'api: è la più antica traccia di intervento odontoiatrico documentata a livello globale, rinvenuta nel sito sloveno di Lonche. Pochi metri più in là, lo scheletro in connessione anatomica di un adrosauro del Cretaceo domina gli spazi espositivi. Il Civico Museo di Storia Naturale di Trieste, trasferito nel 2010 negli spazi di via dei Tominz, raccoglie le stratificazioni biologiche e geologiche dell'Alto Adriatico e del Carso, tracciando l'evoluzione faunistica e botanica del territorio.

L'eredità del Gabinetto Zootomico e le spedizioni navali ottocentesche

L'istituzione museale nasce nel 1846 come Gabinetto Zoologico Zootomico, per iniziativa di una società di cittadini interessati allo studio della fauna marina adriatica. Passato in gestione al Comune nel 1852 e collocato nell'odierna piazza Hortis, l'ente iniziò ad accogliere collezioni private e materiali esotici derivanti dalle spedizioni navali internazionali, su tutte la circumnavigazione del globo della fregata austriaca Novara (1857-1859).

Nel 1855, su richiesta dell'amministrazione locale, l'arciduca Massimiliano d'Asburgo assunse il protettorato dell'istituto, che prese il nome di Civico Museo Ferdinando Massimiliano. Il nucleo originario delle raccolte zoologiche si espanse progressivamente, integrando campionature botaniche, geologiche e una biblioteca scientifica che oggi conta oltre due milioni di periodici e 29.500 monografie.

La paleontologia del Carso: il dinosauro Antonio e i fossili di Comeno

Il percorso al piano terra è dominato dai reperti fossili rinvenuti nella provincia di Trieste e nelle aree limitrofe. Tra le vetrine spiccano le rudiste, molluschi bivalvi che formano gran parte delle rocce calcaree carsiche, e i fossili di Comeno, che comprendono pesci e rettili risalenti al Cretaceo superiore (tra i 100 e gli 83 milioni di anni fa).

Il reperto di maggior rilevanza paleontologica è il Tethyshadros insularis, soprannominato Antonio: un dinosauro vissuto circa 70 milioni di anni fa, rinvenuto nel sito di Villaggio del Pescatore (Duino-Aurisina). Le sezioni adiacenti, dedicate al Quaternario, espongono scheletri parziali e ricostruzioni anatomiche della fauna pleistocenica locale, tra cui spiccano i resti dell'orso delle caverne (Ursus spelaeus) e del leone delle caverne.

La Wunderkammer e i vertici della catena alimentare

Il primo piano ricostruisce l'estetica e i metodi di studio del XIX secolo. La sezione della Wunderkammer raccoglie le anomalie naturali e le contraffazioni tipiche del collezionismo sei-settecentesco, come la "Sirena", un artefatto chimerico composto da una coda di pesce unita a unghie di uccello e frammenti ossei di diverse specie. Adiacente a questa sala è ricostruito un gabinetto scientifico ottocentesco, arredato con strumentazioni d'epoca e testi originali.

L'ala finale dell'esposizione si concentra sulla zoologia contemporanea. Il museo conserva i resti dello squalo Carlotta, un esemplare di squalo bianco lungo 5,4 metri catturato nel Quarnaro nel 1906. Le sale conclusive illustrano i flussi di energia biologica e le dinamiche preda-predatore, organizzando i diorami secondo i livelli trofici, dai produttori primari fino ai consumatori apicali e ai decompositori.

Come arrivare e dintorni

Per raggiungere la sede museale in automobile da fuori città, si percorre l'autostrada A4 Torino-Trieste. Superata la barriera del Lisert, si procede sul Raccordo Autostradale 13 (RA13) fino all'allacciamento con la Nuova Sopraelevata (SS202). L'uscita consigliata è quella di "Fiera / Montebello"; da qui si seguono le indicazioni per Piazzale de Gasperi, raggiungendo in pochi minuti l'ingresso di via dei Tominz 4.

La visita al museo può essere abbinata all'esplorazione del versante sud-orientale della provincia. A pochi chilometri di distanza si trova la Riserva Naturale della Val Rosandra, nel comune di San Dorligo della Valle, caratterizzata da fenomeni di carsismo superficiale e incisioni fluviali. Proseguendo verso il confine di Stato, si raggiunge Muggia, unico borgo di fondazione veneziana dell'intero litorale giuliano.

Coordinate: 45.6385, 13.7963

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