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Museo Minerario di Cave del Predil: il Miniera Lab

Documenti, vecchi strumenti ed ex spazi ricreativi illustrano sette secoli di estrazione di piombo e zinco a Cave del Predil e la storia dei minatori di Raibl.

Museo Minerario di Cave del Predil: il Miniera Lab - Arte & Cultura in Friuli Venezia Giulia

Per diciassette giorni consecutivi, nel 1991, i minatori di Cave del Predil occuparono i pozzi sotterranei, opponendosi alla definitiva cessazione dell'attività estrattiva. Quell'atto di resistenza portò a un accordo istituzionale che includeva il recupero ambientale dell'area e la creazione di un polo documentale. Da quella vertenza è nato il Miniera Lab, oggi fulcro del Polo museale Cave, situato a circa 900 metri di altitudine nelle Alpi Giulie.

Il Museo della Tradizione Mineraria non è un semplice contenitore di reperti, ma un archivio materiale allestito negli ex uffici della direzione dell'impianto. L'edificio, che ospitava anche gli spazi ricreativi per le maestranze, documenta sette secoli di estrazione di blenda (zinco) e galena (piombo), i minerali che hanno forgiato l'identità economica e sociale della frazione tarvisiana un tempo nota come Raibl.

Dalle concessioni del Vescovo di Bamberga all'era asburgica

I primi riscontri storiografici sullo sfruttamento del giacimento ai piedi del Monte Re risalgono agli inizi del XIV secolo. Nel 1456, il Vescovo di Bamberga formalizzò il diritto di scavo concedendolo a Osvaldo Raibl, un possidente locale. Dopo una lunga fase di gestione oligarchica da parte di famiglie carinziane e slovene, nel 1759 l'intero polo estrattivo fu incamerato nei domini degli Asburgo.

A cavallo tra il XIX e il XX secolo, con la costruzione di alloggi per gli operai, un cinema-teatro, spacci alimentari e l'ospedale, l'insediamento assunse le connotazioni di una company town d'alta quota. Si trasformò in un microcosmo autonomo e gerarchizzato, paragonabile ai centri industriali del nord Europa, dove i ritmi di vita coincidevano con i turni di discesa nei pozzi. A seguito dei trattati successivi alla Prima guerra mondiale, il bacino di Raibl passò sotto l'amministrazione italiana. Nel 1923, lo Stato affidò le concessioni alla Società Anonima Miniere Cave del Predil, dando inizio all'ultima fase espansiva dell'impianto.

La topografia del lavoro: mappe, carrelli e l'incidente del 1910

L'esposizione interna procede attraverso materiale fotografico d'epoca e planimetrie dei livelli sotterranei, la cui estensione complessiva superava i 120 chilometri di sviluppo spaziale. L'approfondimento tecnico del museo permette di osservare da vicino l'evoluzione degli esplodenti, i primi martelli pneumatici e i vagonetti per il trasporto del minerale grezzo.

Una sezione specifica dell'allestimento si concentra sulle criticità geologiche e umane del sito. L'attenzione è posta sulla cronaca dell'8 gennaio 1910: un vasto movimento franoso interessò il versante sovrastante l'abitato, inghiottendo l'ospedale demaniale e provocando la morte di sette persone. Il percorso museale affianca l'oggettistica da lavoro con modellini in scala, utili a decifrare i sistemi di ventilazione, il pompaggio delle acque di falda e le tecniche di armatura delle gallerie.

Come arrivare e dintorni

L'abitato di Cave del Predil si raggiunge da Udine percorrendo l'autostrada A23 in direzione nord. Superato il casello di Tarvisio, ci si immette sulla Strada Statale 54 (SS54) procedendo in salita per circa 8 chilometri verso sud, in direzione del confine sloveno e del Passo del Predil.

Riscendendo verso il fondovalle, si incontra il centro urbano di Tarvisio, principale snodo di confine della valle. Imboccando la SS13 verso ovest si raggiungono rapidamente Valbruna, piccolo borgo alpino incastonato ai piedi delle pareti nord dello Jôf Fuart, e l'abitato di Malborghetto, che ospita nelle sale del suo Palazzo Veneziano il Museo Etnografico territoriale.

Coordinate: 46.4422, 13.5704

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