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Museo del Mare di Trieste: dall'ancora di Marconi alle caravelle di Colombo

Il Museo del Mare di Trieste in via Campo Marzio: l'ancora dell'Elettra di Marconi, le caravelle di Colombo, le macchine a vapore funzionanti e la storia del porto dal 1600.

Museo del Mare di Trieste: dall'ancora di Marconi alle caravelle di Colombo - Arte & Cultura in Friuli Venezia Giulia

C'è un'ancora nel giardino del Museo del Mare di Trieste che non è un'ancora qualunque. È quella della nave Elettra — il laboratorio galleggiante su cui Guglielmo Marconi condusse i suoi esperimenti di radiofonia. L'uomo che inventò la radio era triestino d'adozione, e il fatto che la sua ancora sia conservata qui, in questo museo affacciato sul porto, dice qualcosa di preciso sul rapporto tra Trieste e il mare.

Trieste è una città portuale da duemila anni. La sua ricchezza, il suo cosmopolitismo, la sua identità mitteleuropea — tutto passa per il porto. Il Civico Museo del Mare racconta questa storia dalla preistoria della navigazione fino al vapore, dagli strumenti di orientamento alle tecniche di pesca della laguna. È uno dei musei marinari più completi del nordest italiano.

Una storia lunga due secoli

Le radici del museo affondano nel 1753, quando Maria Teresa d'Austria fondò l'Accademia di Nautica e Commercio di Trieste, dove si iniziarono a raccogliere modelli navali per finalità didattiche. Il primo passo verso un museo vero e proprio fu la fondazione nel 1888 della Società Austriaca di Pesca e Piscicoltura Marina, che nel 1904 aprì un Museo della Pesca con laboratorio biologico marino.

Nel 1910 nacque l'Esposizione Marittima Permanente — che raccolse plastici, modelli di navi, antichi portolani, documenti marittimi, fotografie. Nel 1922 assunse il nome definitivo di Museo del Mare. Nel 1932 passò al Comune di Trieste. Sopravvisse a due guerre mondiali, si trasferì più volte di sede, e nel 1968 trovò la casa attuale: la palazzina settecentesca di via Campo Marzio 5, che fu il Lazzaretto San Carlo, restaurata dall'architetto Roberto Barocchi.

Il Giardino delle Ancore

Il percorso inizia all'aperto, nel Giardino delle Ancore: esemplari datati tra la fine del Settecento e la metà del Novecento, inclusa l'ancora dell'Elettra di Marconi. Nel giardino è visibile anche uno dei motori dell'Ursus — il pontone-gru galleggiante costruito nel 1913, raro reperto di archeologia industriale industriale navale, attualmente in restauro.

Piano terra: dalle caravelle di Colombo a Josef Ressel

Al piano terra i modelli di navi coprono dall'antichità ai secoli più recenti. Tra i pezzi più fotografati: il modello dell'Elettra e quelli delle caravelle di Cristoforo Colombo. Gli strumenti di navigazione esposti — sestanti, orologi solari, bussole magnetiche — erano gli strumenti con cui i navigatori del passato attraversavano oceani senza GPS né radio.

Una sala è dedicata a Josef Ludvik Frantisek Ressel (1793-1857), il tecnico boemo che lavorò a Trieste e viene considerato il primo sperimentatore della propulsione a elica per la navigazione a vapore. Prima di lui le navi a vapore si muovevano con pale laterali. Ressel capì che l'elica sommersa era più efficiente. Il suo esperimento sul vapore Civetta nel porto di Trieste nel 1829 anticipò di decenni la rivoluzione della navigazione moderna.

Primo piano: la marineria triestina dell'Ottocento

Il primo piano è dedicato alla marineria triestina dell'Ottocento — il periodo d'oro del porto, quando Trieste era il principale sbocco marittimo dell'Impero asburgico. I modelli di velieri sono quasi tutti "di cantiere" — costruiti dal cantiere stesso prima della costruzione effettiva per presentare il progetto ai committenti e poter apportare modifiche. Non sono ricostruzioni museali, sono gli strumenti di lavoro reali dei costruttori navali triestini.

Secondo piano: macchine a vapore funzionanti e la storia del porto

Il secondo piano è dedicato alle origini della marineria a vapore. Le macchine a vapore funzionanti esposte permettono di capire fisicamente — non solo visivamente — la meccanica che ha rivoluzionato la navigazione nel XIX secolo. I modelli di piroscafi illustrano l'evoluzione dalla ruota a pale all'elica.

Nelle sale laterali, i plastici del porto di Trieste e dei porti della Dalmazia, le carte nautiche, le fotografie. La documentazione sull'evoluzione del porto è straordinariamente ricca: stampe d'epoca dal 1600 al 1890 che mostrano la trasformazione dell'approdo da piccolo scalo medievale a grande porto imperiale, con pannelli che ricostruiscono l'assetto della zona dal tempo dei Romani fino agli inizi del Novecento.

Il secondo piano si chiude con le sale dedicate alla pesca: modelli di imbarcazioni e diorami sulle diverse tecniche di pesca dell'Adriatico. Il tema continua nel soppalco con attrezzi originali — lenze, reti, ami — e ulteriori imbarcazioni.

Informazioni pratiche

Indirizzo: Via Campo Marzio 5, Trieste.

Orari: ogni giorno tranne il mercoledì, 9:00-13:00. Verificare sul sito eventuali variazioni e aperture straordinarie.

Biblioteca: consultabile ogni venerdì 9:00-13:00.

Tel. +39 040 304885 — Sito: museodelmaretrieste.it

Nota: la giunta regionale FVG ha approvato il progetto di trasferimento del museo nei magazzini 24 e 25 del Porto Vecchio di Trieste, con ampliamento e riallestimento. Verificare sul sito la sede aggiornata prima della visita.

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