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Museo Winckelmann Trieste: collezioni e visita all'istituzione più antica

Dal Paleolitico alle mummie egizie, dai vasi greci al rhyton d'argento di Taranto: guida al Museo d'Antichità J.J. Winckelmann di Trieste. Orari e collezioni.

Museo Winckelmann Trieste: collezioni e visita all'istituzione più antica - Arte & Cultura in Friuli Venezia Giulia

C'è un uomo assassinato a Trieste nel 1768 che ha dato il nome alla più antica istituzione museale della città. Johann Joachim Winckelmann — storico dell'arte tedesco, fondatore dell'archeologia moderna come disciplina scientifica, autore della celebre Storia dell'arte dell'antichità — morì pugnalato in una locanda triestina da un truffatore incontrato di passaggio, mentre stava per far ritorno a Roma. Aveva cinquant'anni.

La sua fine tragica in questa città di confine lasciò una traccia permanente: nel 1833, il monumento funebre a lui dedicato nell'Orto Lapidario divenne il nucleo attorno a cui prese forma il Museo d'Antichità J. J. Winckelmann, oggi la più antica istituzione museale di Trieste e una delle più ricche collezioni archeologiche del Nordest italiano.

La storia del museo: da Rossetti a oggi

L'idea di creare a Trieste un luogo che raccogliesse le antichità della città e del territorio istriano-aquileiese maturò agli inizi dell'Ottocento. Il suo più fervente sostenitore fu il procuratore civico Domenico Rossetti, dotto studioso di storia patria. Il luogo prescelto fu sul colle di San Giusto, nell'area del vecchio cimitero cittadino dismesso nel 1825.

Il monumento a Winckelmann — opera neoclassica dello scultore veneziano Antonio Bosa — fu inaugurato il primo marzo 1833, collocato al centro di una grande nicchia nel ripiano più alto dell'ex cimitero, che divenne l'Orto Lapidario. L'8 giugno 1843, nel 75° anniversario della morte di Winckelmann, l'Orto Lapidario fu aperto ufficialmente al pubblico.

Nei decenni successivi le collezioni si arricchirono continuamente: nel 1870 il Comune acquistò la preziosa raccolta di antichità aquileiesi del farmacista triestino Vincenzo Zandonati; arrivarono i vasi apuli dei fratelli Ostrogovich; confluì la settecentesca collezione degli Arcadi Sonziaci. Nel 1910 la donazione di Giuseppe Sartorio portò vasi antichi greci, italioti ed etruschi. Nel 1924 le collezioni furono trasferite nell'attuale sede in via della Cattedrale, inaugurata il 21 aprile 1925.

Il nome attuale risale al 2018, quando nel 250° anniversario della morte di Winckelmann il Comune di Trieste volle intitolargli definitivamente il museo, restituendo all'istituzione un nome che ne rispecchiasse le vocazioni.

Le collezioni: dalla preistoria alle Americhe

La ricchezza del Museo d'Antichità deriva dalla posizione di Trieste: porto commerciale aperto sul mondo, incrocio tra Adriatico e Mitteleuropa, città che attraverso i suoi traffici marittimi ricevette reperti dall'Egitto, dalla Grecia, dall'Asia Minore e persino dall'America centrale.

La collezione egizia è una delle più importanti dell'Italia settentrionale: quasi un migliaio di pezzi giunti direttamente dall'Egitto tra il XIX e il XX secolo. Vi fanno parte sarcofagi, stele, amuleti, vasi canopi, statuette ushabti per i corredi funerari e tre mummie umane, esposte nei loro sarcofagi in legno stuccato e dipinto. Di particolare rilevanza il sarcofago del dignitario Suty-nakht in granito rosa di Assuan e il sarcofago e cartonnage di Pa-sen-en-hor, proveniente da Tebe e datato alla XXI-XXII dinastia (1070-715 a.C.).

Le collezioni romane comprendono reperti provenienti da Tergeste (l'antica Trieste), Aquileia, l'Istria e zone confinanti: rilievi e sculture in pietra, bronzetti, stele funerarie, gemme, oggetti d'uso quotidiano. Spiccano una figura femminile in alabastro della prima metà del II secolo d.C. proveniente da Aquileia, una lastra marmorea con un combattimento tra gladiatori attribuita a una bottega provinciale di Cos, e un prezioso corpus di gioielli da una villa padronale di Umago.

Le collezioni preistoriche e protostoriche, frutto delle ricerche di Carlo Marchesetti a partire dal 1883, documentano la presenza umana nell'area triestina e carsica dal Paleolitico medio (80-35 mila anni fa) fino alla seconda Età del Ferro. Di particolare interesse i materiali relativi ai castellieri — gli abitati fortificati con mura a secco tipici dell'area carsica tra la metà del II e la metà del I millennio a.C.

La collezione cipriota comprende recipienti in terracotta e piccole sculture in pietra calcarea databili tra l'età del Bronzo e quella del Ferro, con influenze siro-anatoliche, egiziane e greche.

La collezione vascolare greca ed etrusca è uno dei fiori all'occhiello del museo: il nucleo più importante è la ceramica attica a figure nere e a figure rosse del VI-IV sec. a.C., affiancata da esemplari etruschi e dalla ricchissima produzione della Magna Grecia.

La collezione tarantina conta circa 2000 pezzi, una delle più importanti raccolte di materiale tarantino al di fuori della città di Taranto. Il capolavoro assoluto del museo è il rhyton d'argento — vaso per libagioni rituali a forma di testa di cerbiatto, riccamente figurato, datato intorno al 400 a.C. — e un'oinochoe in bronzo con grifoni della fine del V sec. a.C.

La sezione maya, allestita grazie alla donazione del 2002 di Cesare Fabietti, propone figurine antropomorfe e zoomorfe del Periodo Classico Recente (600-1000 d.C.) provenienti da El Salvador, lungo la riva orientale del fiume Lempa.

Il percorso di visita su tre piani

Il museo si sviluppa su tre livelli, ciascuno con un tema distinto.

Piano terra — Le sale dell'Antico Egitto aprono il percorso con la totalità della collezione civica egizia. Il percorso prosegue con le sale romane: sarcofagi attici importati dalla Grecia, ritrattistica imperiale e privata, divinità, oggettistica quotidiana e funeraria.

Primo piano — Quattro sale dedicate alla paletnologia, ordinate cronologicamente dal Paleolitico all'età del Ferro. Pannelli illustrativi e disegni ricostruttivi accompagnano i reperti. La sala Cesare Fabietti ospita i reperti Maya.

Secondo piano (adibito a esposizione nel 2015-2016) — Le collezioni classiche nelle vetrine-armadio ottocentesche restaurate: vasi ciprioti, ceramica greca arcaica e classica, etrusca, magnogreca, e le due sale della collezione tarantina con il rhyton d'argento. L'ultima sala racconta la storia della scrittura nell'antichità, dai mattoni con geroglifici sumeri del terzo millennio a.C. fino alle epigrafi romane.

L'Orto Lapidario e il cenotafio di Winckelmann

Annesso al museo, l'Orto Lapidario è uno degli spazi più suggestivi di Trieste: un giardino a terrazze sul colle di San Giusto che espone su quattro livelli rilievi, iscrizioni aquileiesi sacre, onorarie e funerarie, reperti istriani romani, sculture greche e romane. Al centro di un tempietto neoclassico si trova il cenotafio di Winckelmann, opera di Antonio Bosa, inaugurato nel 1833: un monumento alla memoria dello studioso che trasformò lo studio dell'arte antica da antiquaria in disciplina storica.

Il Giardino del Capitano, adiacente, conserva le torri e le mura quattro-cinquecentesche della città, con il lapidario medievale e moderno: iscrizioni, stemmi, sculture e elementi architettonici salvati dalle demolizioni degli antichi edifici di Trieste.

Informazioni pratiche

Museo d'Antichità J. J. Winckelmann Piazza della Cattedrale 1 / Via della Cattedrale 15 (ingresso disabili: via San Giusto 4), Trieste Tel. +39 040 310500 Sito: www.museoantichitawinckelmann.it

Orari: martedì-domenica 10.00-19.00. Per orari aggiornati, variazioni stagionali e mostre temporanee consultare il sito ufficiale. Ingresso gratuito.

Il museo si trova sul colle di San Giusto, accanto alla Cattedrale omonima e al Castello. È raggiungibile a piedi dal centro di Trieste in circa 15 minuti o con i mezzi pubblici. La posizione lo integra naturalmente in un itinerario che include la Cattedrale di San Giusto, il Castello e la vista sul Golfo.

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