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Museo Civico di Gemona: Cima da Conegliano e i capolavori salvati dal terremoto

Il Museo Civico di Gemona in Palazzo Elti: la Madonna di Cima da Conegliano, Pellegrino da San Daniele, Palma il Giovane e le opere salvate dal terremoto del 1976.

Museo Civico di Gemona: Cima da Conegliano e i capolavori salvati dal terremoto - Arte & Cultura in Friuli Venezia Giulia

Il 6 maggio 1976 il terremoto distrusse Gemona. Tra le macerie c'erano anche le chiese — e dentro le chiese c'erano dipinti, sculture, altari, arredi sacri accumulati in sei secoli di arte friulana. Alcune opere andarono perdute per sempre. Molte altre furono estratte dai crolli, restaurate, catalogate. Vent'anni dopo, nel 2003, le migliori sono entrate nel Museo Civico di Gemona in Palazzo Elti.

È un museo nato dall'emergenza che si è trasformato in qualcosa di più: una raccolta dove quasi ogni opera ha una storia di salvataggio alle spalle, e dove la qualità artistica è notevolmente superiore a quello che ci si aspetta da una cittadina di montagna del Friuli.

La storia del museo: dalle macerie alla collezione

Gemona aveva già nel XIX secolo una raccolta di oggetti storici e artistici, iniziata grazie alla Biblioteca Comunale. Ma non era mai stata esposta in forma museale — era un deposito, non un museo.

Il terremoto del 1976 cambiò tutto. Nella fase di ricostruzione fu necessario fare in fretta: raccogliere, catalogare, mettere in sicurezza. Il Museo Diocesano d'Arte Sacra, la Regione Friuli Venezia Giulia e la Soprintendenza per i Beni Culturali lavorarono per anni per recuperare non solo i capolavori principali ma anche il "patrimonio artistico minore" — le opere che in condizioni normali non avrebbero ricevuto attenzione ma che insieme costituiscono la memoria visiva di una comunità.

Particolarmente prezioso fu il recupero delle opere provenienti dalla chiesa di San Giovanni Battista e dalla chiesa della Beata Vergine delle Grazie, entrambe non ricostruite dopo il sisma. I dipinti, i frammenti di altare, le sculture e gli arredi sacri di quelle chiese sono oggi nel museo — altrimenti sarebbero dispersi o perduti.

Nel 2003 una selezione di queste opere fu finalmente esposta al pubblico nel Palazzo Elti, già residenza della famiglia nobile gemonese che aveva avviato la raccolta originale.

Le opere principali

La Madonna di Cima da Conegliano (1496)

Il pezzo più importante della collezione è la Madonna con Bambino di Cima da Conegliano, datata 1496. Cima è uno dei grandi pittori veneziani del Rinascimento, allievo di Giovanni Bellini e Alvise Vivarini, attivo in tutto il Veneto e il Friuli tra la fine del Quattrocento e i primi decenni del Cinquecento.

Questa Madonna è considerata il modello di una serie di opere in cui il bambino seduto in grembo alla madre tende la mano per accarezzare la guancia della vergine. Rispetto alle Madonne belliniane — che la precedono come l'analoga Madonna Morelli di Bergamo — Cima aggiunge sfumature di calore umano: la figura è a mezzo busto, dietro la Vergine una tenda morbida sostituisce il drappo liscio, e il contatto tra madre e figlio ha una tenerezza che la rigidità bizantino-veneziana di Bellini non si concedeva. È una delle opere più significative del Rinascimento friulano.

La Sacra Famiglia di Pellegrino da San Daniele

Pellegrino da San Daniele (1467-1547) è il pittore friulano per eccellenza del Rinascimento: nato a San Daniele del Friuli, lavorò in tutta la regione lasciando un corpus di opere che definiscono l'identità visiva del Friuli rinascimentale.

La Sacra Famiglia con Santa Elisabetta esposta a Gemona mostra la Vergine seduta su un trono marmoreo in un'architettura corinzia. Il bambino non guarda la madre — si sporge verso San Giuseppe, che indossa una veste corta, un mantello rosso e sandali, appoggiato a un bastone e con in mano un uccellino da offrire a Gesù. Santa Elisabetta guarda lo spettatore come a invitarlo alla preghiera. La composizione è più dinamica e narrativa rispetto ai modelli veneziani contemporanei.

Palma il Giovane e gli altri maestri

La Crocifissione tra la Vergine, Santa Maria Maddalena e San Giovanni Evangelista è attribuita a Jacopo Negretti detto Palma il Giovane (Venezia, 1548-1628), uno degli ultimi grandi esponenti della scuola veneziana del tardo Manierismo. Palma il Giovane lavorò molto nel Friuli — a Gemona, Udine, Cividale — e la sua presenza nel museo è un dato importante per capire quanto profondo fosse il legame tra Venezia e le città friulane del suo dominio.

Tra gli altri artisti rappresentati: Pomponio Amalteo (Motta di Livenza 1505 - San Vito al Tagliamento 1588) con 35 tempere su tavola — il pittore friulano per antonomasia del Cinquecento, genero di Pordenone —, Gaspare Negro con tempere su tavola datate tra il 1503 e il 1544, Melchior da St. Paul con la Presentazione di Gesù al Tempio del 1525, e poi Secante Secanti, Giovanni Antonio Agostini, Vincenzo Lugaro e pittori di scuola tedesca come Franz Joseph Spiegler (1691-1757).

La collezione include anche ritratti provenienti dal lascito di Giandaniele Elti di Rodeano — la famiglia che aveva costruito e abitato il palazzo che oggi ospita il museo — e frammenti di affreschi recuperati dalle macerie del terremoto.

Palazzo Elti: il contenitore

Il museo è ospitato nel Palazzo Elti, uno dei palazzi nobiliari del centro storico di Gemona ricostruito dopo il 1976. L'edificio ha tre piani e spazi espositivi che permettono un percorso cronologico dalle prime raccolte ottocentesche fino al Novecento.

Informazioni pratiche

Indirizzo: Via Bini, Gemona del Friuli (UD).

Come arrivare: Gemona si trova sulla A23 Udine-Tarvisio, uscita Gemona, a circa 30 km da Udine. Stazione ferroviaria sulla linea Udine-Tarvisio (25 minuti da Udine).

Da abbinare: il Duomo di Santa Maria Assunta con il San Cristoforo di 7 metri e il portale gotico è a pochi passi. In novembre si tiene la Festa del Formaggio nel centro storico. In agosto la rievocazione medievale Tempus est Jocundum.

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