Nel perimetro urbano orientale di Cividale del Friuli, a ridosso della sponda destra del fiume Natisone e delle vestigia della cinta muraria romana (nei pressi di Porta Brossana), sorge il Monastero di Santa Maria in Valle. L'impianto architettonico non nasce come struttura religiosa isolata, ma si innesta direttamente sulle fondamenta della Gastaldaga, l'area curtense che ospitava il gastaldo, l'amministratore di nomina regia durante l'apice della dominazione longobarda nel Nord Italia (VI-VIII secolo).
Da corte regia a clausura benedettina
La transizione da polo politico a istituzione monastica femminile si concretizzò nella tarda età longobarda, una fase storica segnata da un proliferare di fondazioni religiose sostenute dall'aristocrazia al potere. La storiografia ufficiale attribuisce l'istituzione della clausura all'ottavo secolo. Il nucleo originario crebbe in importanza logistica e fondiaria in seguito al trasferimento di una comunità di monache benedettine dal vicino cenobio di Salt (nell'attuale comune di Povoletto).
Le religiose portarono a Cividale il culto di Piltrude, prima badessa di Salt e madre dei tre nobili longobardi fondatori di quel primitivo monastero. Altre fonti documentali suggeriscono invece un intervento diretto della corona, indicando come promotrici dell'opera edilizia Tassia o Gisueltrude, consorti rispettivamente dei sovrani Ratchis e Astolfo. Il complesso fu successivamente integrato nelle vaste dotazioni territoriali concesse dagli imperatori carolingi ai Patriarchi di Aquileia.
Demanio napoleonico e subentro delle Orsoline
Il patrimonio del monastero, accresciutosi ininterrottamente tra il Cinquecento e il Settecento grazie a lasciti testamentari, subì una radicale cesura istituzionale agli inizi del diciannovesimo secolo. In ottemperanza ai decreti napoleonici del 1810, l'istituzione monastica venne formalmente soppressa e i beni furono incamerati dal demanio.
La reintroduzione dell'ordine religioso dovette attendere la Restaurazione: nel 1825 fecero ritorno le monache Benedettine, affiancate a partire dal 1843 da una congregazione di monache Orsoline trasferite dal territorio di Gorizia. Il successivo e inesorabile declino demografico della comunità, ridottasi a sole due presenze stabili nel corso del Novecento, portò infine all'acquisizione dell'intero polo architettonico da parte del Comune di Cividale del Friuli, che lo ha convertito nel percorso museale d'accesso al celebre Tempietto Longobardo, inglobato da secoli all'interno delle sue corti.
Stratificazione architettonica e spazi liturgici
La struttura interna dei corpi di fabbrica riflette le rigide gerarchie spaziali imposte dalla regola di clausura. Al piano terra, l'organizzazione planimetrica ruota attorno alla stanza della Santissima Comunione e al perimetro dei chiostri. Salendo al primo piano, lungo l'ala settentrionale, si apre il matroneo: uno spazio rialzato e parzialmente segregato che consentiva alle religiose di assistere alle funzioni liturgiche senza entrare in contatto visivo o fisico con la navata.
Il coro delle monache, ridisegnato a seguito delle riforme ecclesiastiche post-tridentine di fine Seicento, domina il settore nord del complesso. Nei volumi superiori, al secondo piano, l'architettura si conclude con la presenza di due piccole cappelle adibite ad altare, storicamente dedicate alla Beata Vergine e al Sacro Cuore di Gesù, spazi destinati alla preghiera individuale del vertice monastico.
Come arrivare e dintorni
L'accesso al centro di Cividale del Friuli impone l'utilizzo dell'automobile per chi non risiede nell'hinterland udinese. Sull'autostrada A23 Palmanova-Tarvisio, lo svincolo funzionale è quello di Udine Sud. Dal casello, ci si immette sul sistema delle tangenziali in direzione est per intercettare la Strada Statale 54 (SS54) del Friuli. L'arteria conduce in quindici chilometri ai margini del centro storico, in prossimità del ponte sul Natisone.
Puntando a est verso il confine sloveno tramite la SP50, si raggiunge rapidamente Prepotto, comune rurale sviluppato lungo la valle del fiume Judrio e riconosciuto come zona di elezione per la coltivazione del vitigno autoctono Schioppettino. A sud-ovest di Cividale, tramite la viabilità provinciale, si incrocia invece Premariacco, nel cui territorio comunale le acque del Natisone scavano una profonda forra calcarea sorpassata da ardite infrastrutture di origine romana e moderna.
Coordinate: 46.0928, 13.4347
I commenti tornano presto
Stiamo migrando il sistema di commenti. Torneranno disponibili a breve.