L'annessione di Udine alla Repubblica di Venezia nel 1420 impose una radicale riorganizzazione degli spazi di potere politico e civile. L'antica amministrazione comunale, priva di una sede adeguata, necessitava di un edificio rappresentativo che sancisse visivamente il nuovo ordine istituzionale. Nel 1441, in seno al Consiglio, il deputato Nicolò Savorgnano formalizzò la proposta di edificare un nuovo palazzo pubblico. Per far posto al cantiere, il tracciato dell'odierna Piazza della Libertà dovette essere parzialmente sventrato, ordinando la demolizione degli edifici privati che ne ostruivano l'impianto.
Tra i vari modelli presentati, l'amministrazione selezionò il disegno dell'orafo udinese Nicolò Lionello. I lavori iniziarono nel 1448 a partire dall'angolo nord-est e si protrassero per quasi un decennio.
Geometrie bicrome e scultura ornamentale
Da un punto di vista strutturale, l'edificio si sviluppa su una base rettangolare di 35,5 metri per 18,5, elevandosi per circa 15 metri. La facciata traduce il linguaggio del gotico fiorito veneziano in un contesto continentale. Il rivestimento esterno si basa su un'alternanza cromatica rigorosa, ottenuta sovrapponendo filari di pietra bianca d'Istria a fasce di marmo rosso di Verona.
Il loggiato inferiore, progettato per accogliere le assemblee popolari e l'amministrazione della giustizia, è scandito da dieci ampi archi ogivali. Il registro superiore alleggerisce i volumi attraverso una fitta sequenza di archi trilobati. Oltre al celebre balconcino racchiuso tra due trifore, il corredo scultoreo include la Madonna con Bambino realizzata dallo scultore Bartolomeo Bon e, agli angoli della struttura, elementi di misurazione successivi come la colonna termometrica in stile liberty installata da Alberto Calligaris nei primi anni del Novecento.
L'evoluzione funzionale: da tribunale a teatro
Nel corso del Cinquecento, l'edificio assunse il ruolo formale di sede del Tribunale. Per agevolarne la fruizione pubblica e la circolazione, la municipalità procedette a ulteriori espropri e demolizioni nelle pertinenze circostanti. Venne completato lo scalone interno monumentale (1559) e si decise di irrigidire le sanzioni contro i commercianti abusivi che tendevano a occupare il loggiato con merci e botteghe estemporanee.
Con il Seicento, la destinazione d'uso subì una deviazione verso le arti performative. Nel 1606, la sala superiore al piano nobile venne concessa al capocomico Federico Ricci. Questo passaggio segnò l'ingresso del teatro e del melodramma veneziano nel capoluogo friulano, aprendo i saloni del palazzo alle compagnie itineranti per i secoli successivi.
Il disastro del 1876 e il restauro filologico
La vulnerabilità dei materiali lignei interni espose l'edificio a ricorrenti danneggiamenti. Il punto di rottura storico si verificò la mattina del 19 febbraio 1876, quando un incendio di vaste proporzioni devastò integralmente le coperture, il piano nobile e le strutture portanti del tetto. Nel rogo andò perduto irrimediabilmente l'originale dipinto della Vergine realizzato da Giovanni Antonio de' Sacchis, noto come il Pordenone (successivamente sostituito da una reinterpretazione ottocentesca di Giuseppe Ghedina). L'amministrazione affidò la ricostruzione all'architetto Andrea Scala, il quale operò secondo un rigido principio di anastilosi e restauro filologico, ripristinando l'edificio nelle sue fattezze quattrocentesche entro il 1878 e consolidando le balaustre che ancora oggi definiscono il profilo del palazzo.
Come arrivare e dintorni
Per raggiungere il centro urbano di Udine e Piazza della Libertà in automobile, l'arteria di riferimento è l'autostrada A23 Palmanova-Tarvisio. Provenendo da sud, l'uscita Udine Sud immette sul sistema delle tangenziali, da cui si prosegue verso il ring circolare che delimita il centro storico a traffico limitato. L'uscita Udine Nord, tramite la Strada Statale 13 (SS13) Pontebbana, garantisce l'accesso dal versante alpino.
A circa quindici chilometri verso nord-ovest, inerpicandosi sulle colline moreniche, si incontra Fagagna, borgo dominato dai ruderi del castello patriarcale e noto per l'Oasi naturalistica dei Quadris. Procedendo invece verso est lungo la Strada Regionale 54 (SR54), in meno di mezz'ora si arriva a Cividale del Friuli, fondata da Giulio Cesare e successivamente capitale del primo ducato longobardo in Italia, il cui complesso episcopale e il tempietto rientrano nel patrimonio mondiale dell'UNESCO.
Coordinate: 46.0632, 13.2362
I commenti tornano presto
Stiamo migrando il sistema di commenti. Torneranno disponibili a breve.