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Trieste Liberty: l'architettura della Secessione viennese

Le facciate dei palazzi di Trieste testimoniano la fusione tra lo stile floreale italiano e il rigore geometrico della Secessione viennese del Novecento.

Trieste Liberty: l'architettura della Secessione viennese - Arte & Cultura in Friuli Venezia Giulia

Nel 1906, la rimozione delle impalcature all'angolo tra via Dante e via Mazzini svelò ai triestini le forme di Casa Terni-Smolars, segnando l'ingresso ufficiale delle avanguardie architettoniche nel tessuto urbano del porto franco asburgico. L'evoluzione edilizia di Trieste nel primo decennio del Novecento non subì un'importazione passiva dello stile floreale di matrice italiana. Al contrario, si strutturò come una complessa ibridazione tra il rigore della Sezessionstil viennese (sviluppata attorno alle figure di Gustav Klimt e Otto Wagner), le geometrie della Jugendstil tedesca e l'eclettismo locale. I nuovi linguaggi si innestarono sui palazzi residenziali privati, creando un netto contrasto volumetrico con la monocromia grigia e bianca degli edifici istituzionali preesistenti.

Casa Terni-Smolars: il chiaroscuro commerciale di Depaoli

Progettato dall'architetto Romeo Depaoli per il cavalier Augusto Terni, l'edificio in Piazza della Repubblica (noto come Casa Smolars per la storica cartoleria insediatasi al pianterreno) basa la sua estetica sull'alternanza di corpi rientrati e blocchi sporgenti. Il basamento, comprensivo di pianterreno e mezzanino, è funzionale all'attività commerciale e sfrutta ampie superfici vetrate interrotte da elementi portanti minimi.

Il registro superiore è dominato da due balconate angolari in ferro battuto a motivo fitomorfo. L'elemento focale del prospetto risiede nel finestrone circolare soprastante l'ingresso, affiancato da due monumentali figure femminili scolpite da Romeo Rathmann. L'edificio si chiude in quota con un loggiato pensile sormontato da cupole.

La gerarchia decorativa verticale di Casa Polacco

All'incrocio tra corso Italia e via Imbriani, Romeo Depaoli firmò nel 1909 un secondo progetto per Gisella Polacco. La facciata di Casa Polacco è concepita come una progressione ascensionale della scultura decorativa. I livelli inferiori, destinati alla redditività commerciale, mantengono superfici lineari. Salendo verso i tre piani superiori, di uso esclusivo della committenza, la pietra si carica di bassorilievi e intarsi. Il culmine strutturale è affidato al cornicione, dove spiccano due imponenti statue femminili sedute, anch'esse opera dello scalpello di Rathmann.

Casa Bartoli e il razionalismo verde di Max Fabiani

Affacciata su Piazza della Borsa e realizzata tra il 1905 e il 1906, Casa Bartoli porta la firma di Max Fabiani, allievo diretto di Otto Wagner. L'architetto goriziano applicò una divisione netta tra l'uso commerciale (i due piani inferiori, svuotati da ampie vetrate continue) e l'uso residenziale (i piani alti, segnati da una griglia ritmica di piccoli balconi con ringhiere verdi). La superficie esterna è rivestita da una cascata di foglie intagliate che scendono verticalmente lungo i pilastri, una soluzione che coniuga la necessità strutturale al puro decorativismo modernista.

Palazzo Viviani Gilberti: la firma italiana di Sommaruga

In viale XX Settembre si colloca l'unico palazzo liberty triestino progettato da un architetto del Regno d'Italia: il milanese Giuseppe Sommaruga. Inaugurato nel 1907 su commissione dell'impresa edile "Viviani & Gilberti", l'edificio di sei piani presenta un massiccio impiego di pietra scolpita con motivi floreali al pianoterra e lungo le balaustre del terzo livello. La struttura venne concepita come polo d'intrattenimento polifunzionale: ai piani inferiori fu allestito il Teatro Filodrammatico (platea e due gallerie), mentre le quote superiori ospitarono appartamenti borghesi. Le normative antincendio del 1951 costrinsero la proprietà a snaturare gli interni teatrali per la conversione nell'odierno Cinema Ambasciatori.

L'austerità mitteleuropea di Casa Valdoni

Richiesta dal chirurgo Valdoni all'architetto Giorgio Zaninovich nel 1907, Casa Valdoni si innalza lungo le pendenze di via Commerciale. A differenza degli edifici di pianura, qui l'impronta floreale arretra a favore di linee più rigide e stilizzate, di chiara derivazione mitteleuropea. La facciata principale organizza gli spazi attorno a un balcone centrale con aperture a tutto sesto, su cui vegliano sculture di fanciulle, bambini e una figura faunesca.

Come arrivare e dintorni

L'accesso carrabile al capoluogo giuliano avviene percorrendo l'autostrada A4 Torino-Trieste. Oltrepassata la barriera del Lisert, è necessario proseguire sul Raccordo Autostradale 13 (RA13) fino allo svincolo di Sistiana, per poi immettersi sulla Strada Statale 14 (SS14) Costiera, la quale segue la falesia calcarea fino a lambire il porto vecchio e il centro urbano.

A pochi chilometri a sud-est della città, seguendo la viabilità litoranea, merita un'ispezione architettonica il comune di Muggia, unico lembo di terra istriana rimasto in territorio italiano, il cui impianto urbanistico tradisce evidenti canoni costruttivi gotico-veneziani. Dirigendosi invece verso l'immediato retroterra carsico, si incontra l'abitato di San Dorligo della Valle, punto di penetrazione privilegiato per esplorare la Riserva Naturale della Val Rosandra, un solco geologico profondo scavato dall'erosione fluviale, lungo il quale insistono i resti archeologici dell'acquedotto romano del I secolo d.C.

Coordinate: 45.6510, 13.7742

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