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La leggenda della Principessa Rosandra: lacrime che diventarono torrente

La leggenda della Principessa Rosandra spiega l'origine del torrente e della Val Rosandra vicino Trieste: una principessa, un cavaliere e lacrime che scavano la roccia carsica.

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Il solo torrente del Carso triestino e la sua storia

Il Carso triestino è un altopiano di calcare compatto dove l'acqua scompare sottoterra quasi subito, inghiottita dai fenomeni carsici che hanno scavato grotte e canali invisibili nella roccia. Quasi tutta l'acqua piovana sparisce. Il torrente Rosandra è l'unico corso d'acqua superficiale del Carso triestino. Scava una valle stretta e selvaggia a pochi chilometri da Trieste, con pareti a strapiombo, cascate, forre e grotte. Un luogo che sembra uscito da un'altra geologia.

Perché esiste questo torrente, e perché si chiama così? La risposta scientifica parla di faglia tettonica, di flysch e di calcari. Ma la risposta della tradizione popolare racconta di una principessa imprigionata in un castello sulla roccia, di un cavaliere coraggioso e di lacrime che, non potendo essere consolate, forarono la pietra e si trasformarono in acqua.

La leggenda: il ciclo carolingio sul Carso

La leggenda della Principessa Rosandra appartiene al ciclo narrativo carolingio, lo stesso che ha prodotto leggende cavalleresche in tutta Europa medievale, dall'Inghilterra alla Spagna. Sul Carso triestino questo immaginario si è depositato su un paesaggio già carico di storia: la Val Rosandra era da secoli crocevia commerciale, via di passaggio, terreno di scontro tra Trieste e Muggia.

La storia racconta di un castello che un tempo sorgeva sull'altura che domina la valle. Dentro il castello viveva prigioniera una principessa bellissima, Rosandra, tenuta in scacco da un mago potente. Il suo particolare fascino era famoso e conosciuto in ogni parte del mondo, e da regni anche lontanissimi giungevano principi e cavalieri pronti a chiedere la sua mano. Puntualmente però, per non incorrere nei malefici del mago, ne tornavano sconfitti.

Un giorno un giovane cavaliere giunto per caso nella valle sentì il pianto disperato della principessa. Non era venuto per sposarla: era solo di passaggio. Ma il pianto lo fermò. Decise di aiutarla.

Affrontò il mago in un combattimento lungo e durissimo e alla fine lo sconfisse. Rosandra fu libera. I due si innamorarono. Ma il cavaliere aveva ancora un'impresa da compiere, una missione che non poteva abbandonare. Si congedò dalla principessa con la promessa di tornare e di sposarla. Prima di salutarsi si scambiarono amore eterno e la promessa di matrimonio.

Il cavaliere partì per mare. Una tempesta lo colse durante la traversata. Annegò nelle acque fredde.

La notizia raggiunse Rosandra. Il suo dolore non aveva fondo e non trovava consolazione. Una fata, commossa da quella disperazione senza rimedio, fece l'unica cosa che poteva fare: trasformò la principessa in pietra. Le lacrime continuarono a sgorgare copiose e si tramutarono nel torrente che porta il suo nome.

Una leggenda che spiega un paesaggio

Quello che rende questa leggenda efficace è la precisione geografica. Il Carso è una roccia che non dovrebbe dare acqua superficiale, e invece qui c'è un torrente. La leggenda risponde a una domanda reale: come mai? Le lacrime di una principessa impietrita, che fora la pietra con la sua disperazione e crea un corso d'acqua dove non ci dovrebbe essere.

La cascata Supet, alta 27 metri, che termina in un caratteristico laghetto tra le rocce, e alcune forre alte fino a una decina di metri rendono il percorso del torrente Rosandra particolarmente interessante dal punto di vista geomorfologico e panoramico. È facile capire come un posto simile abbia ispirato storie straordinarie.

La Val Rosandra oggi: Via del sale e palestra di roccia

La Val Rosandra non è solo leggenda. Per secoli è stata la via per giungere al mare dall'altopiano carsico e teatro di infinite battaglie tra triestini e muggesani per il controllo del sentiero, noto anche come "Via del sale". Attraverso questa via passavano i mussolati, le carovane di asini che da Pesek giungevano a Zaule, dove le granaglie e i minerali venivano scambiati con il sale e con il vino.

Nell'antichità, i Romani costruirono un acquedotto lungo circa 17 km che captava le acque del torrente e le portava fino al centro di Trieste, con una portata di quasi 6000 metri cubi al giorno. I resti dell'acquedotto romano del I secolo d.C. sono ancora visibili all'ingresso della valle, sul versante destro del sentiero.

Nella storia più recente, qui ha mosso i suoi primi passi Emilio Comici, uno dei più grandi ed eleganti scalatori di tutti i tempi. Le pareti calcaree della Val Rosandra sono ancora oggi una delle palestre di arrampicata più frequentate del Friuli Venezia Giulia.

Dal 1996 la Val Rosandra è Riserva Naturale Regionale, con 746 ettari di terreno gestiti dal Comune di San Dorligo della Valle. È anche Sito di Interesse Comunitario e Zona di Protezione Speciale nell'ambito della rete Natura 2000.

Come arrivare

La Val Rosandra si trova nel comune di San Dorligo della Valle, a circa 10 km da Trieste. La principale via d'accesso è dall'abitato di Bagnoli della Rosandra. Dal parcheggio si imbocca il sentiero n. 1 che risale la valle lungo il torrente, affiancato dai resti dell'acquedotto romano. Il rifugio Premuda, punto di partenza classico, è il rifugio alpino più basso d'Italia. Per gli alpinisti, le pareti della val Rosandra offrono vie di tutti i livelli di difficoltà.

La fonte preziosa è quella di Archeocarta FVG, che fornisce dettagli non presenti nell'articolo originale: la colonna è un esemplare unico nell'area carinziana a sezione triangolare; la sua collocazione originale era al bivio tra la vecchia strada romana e la via IV Novembre; fu spostata nel 1857 con la costruzione della strada imperiale; poteva avere funzione di supporto della mano armata di spada per indicare il luogo del mercato annuale (concesso nel 1456) e il diritto cittadino di giudizio.

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