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Il patto e il macigno: genesi del ponte sul Natisone

La complessa edificazione in pietra del ponte sopra il fiume Natisone a Cividale ha generato un solido mito locale basato su un patto demoniaco.

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Il 22 dicembre 1442, il Comune di Cividale stipulò un contratto con l'architetto Iacopo Dugaro da Bissone per la realizzazione di un attraversamento stabile in pietra sul fiume Natisone. La conformazione orografica della gola, caratterizzata da pareti calcaree strette e quasi verticali, imponeva una sfida ingegneristica ai limiti delle possibilità tecniche dell'epoca. Di fronte ai continui crolli dei precedenti ponti in legno, la storiografia folcloristica cittadina elaborò nei secoli un'impalcatura mitologica per esorcizzare e giustificare le enormi difficoltà del cantiere, consegnando alla storia la leggenda del patto diabolico.

L'estorsione dell'anima: l'accordo con il capomastro dell'inferno

Secondo la documentazione orale, un borgomastro locale, esasperato dai continui fallimenti progettuali, invocò esplicitamente l'intervento di Satana per sbloccare i lavori. La pattuizione proposta dall'entità demoniaca prevedeva il completamento dell'opera in una singola notte, esigendo come corrispettivo la proprietà della prima anima che avrebbe attraversato l'arcata da una sponda all'altra.

Il contratto venne sigillato. La notte del cantiere soprannaturale fu segnata, secondo il racconto, da intense perturbazioni meteorologiche, funzionali a coprire acusticamente il clamore dell'impresa edilizia.

Il ruolo del pilastro centrale e la beffa teologica

Nel letto del fiume Natisone emerge un imponente affioramento calcareo naturale, su cui poggia l'attuale pilone centrale dell'infrastruttura. La tradizione orale attribuisce il posizionamento anomalo di questo blocco alla madre del Diavolo, che lo avrebbe trasportato all'interno del proprio grembiule prima di scagliarlo nelle acque per fornire l'imprescindibile appoggio statico.

All'alba, la struttura in pietra si presentò completata. Sulla sponda opposta al centro abitato, l'entità demoniaca attendeva munita di un sacco aperto. Il clero locale, composto da prelati e affiancato da un esorcista, anticipò l'inaugurazione ufficiale spingendo sul selciato un animale, storicamente identificato come un gatto nelle varianti cividalesi. Nell'istante in cui la creatura venne inghiottita, Satana realizzò l'inganno. Prima che potesse demolire le arcate per ritorsione, le campane delle chiese di San Martino, San Domenico e del Duomo risuonarono simultaneamente, e l'Esorcista asperse i conci di pietra con acqua benedetta, inibendo il potere di distruzione demoniaco.

La fuga carsica verso Castelmonte

Neutralizzato sul suolo cittadino, il Diavolo fuggì verso i rilievi orientali, inabissandosi all'interno di una cavità carsica situata nei boschi alle spalle dell'odierno Santuario di Castelmonte. Ancora oggi, la cartografia locale e la speleologia indicano quella fessurazione geologica con il toponimo di Buco del Diavolo. L'attuale manufatto, pur mantenendo intatta la geometria dell'appoggio centrale, è il risultato di ricostruzioni strutturali moderne, la più severa delle quali eseguita nel 1918 in seguito al brillamento totale ordinato dal Regio Esercito durante la ritirata di Caporetto.

Come arrivare e dintorni

Cividale del Friuli si raggiunge percorrendo l'autostrada A23 Palmanova-Tarvisio. Provenendo da sud, la viabilità ottimale prevede l'uscita al casello di Udine Sud; da qui ci si immette sulla tangenziale est per imboccare la Strada Statale 54 (SS54) del Friuli, che conduce direttamente ai margini del centro storico in quindici chilometri. L'uscita di Udine Nord garantisce un'alternativa funzionale smistando il traffico sulle direttrici provinciali verso Povoletto e Remanzacco. Nei dintorni settentrionali merita una deviazione il comune di Faedis, caratterizzato da un'alta concentrazione di ruderi castellani di origine medievale disposti a sentinella dei valichi. Procedendo verso est si incontra Prepotto, nucleo vitivinicolo in cui si produce lo Schioppettino, situato a diretto ridosso del confine di stato con le colline slovene.

Coordinate: 46.0931, 13.4336

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