Al piano nobile di Palazzo Campeis a Tolmezzo, sede del Museo Carnico delle Arti Popolari "Michele Gortani", una cassa lignea incisa e policroma porta la data 1745. Proviene da Ovasta, nella conca di Ovaro, ed è uno dei reperti più indicativi per tracciare l'evoluzione dell'artigianato del mobile in Carnia. Tra il XV e il XIX secolo, in queste vallate si sviluppò una rigorosa produzione di cassepanche in legno, concepite inizialmente come ripostiglio per le vesti e per il corredo della sposa, e divenute nel tempo il fulcro funzionale attorno al quale ruotava l'economia dello spazio domestico.
L'anatomia strutturale del mobile
Dal punto di vista architettonico, la costruzione delle casse carniche seguiva standard precisi. I circa sessanta esemplari catalogati e custoditi al Museo Gortani ne permettono la decostruzione visiva: un basamento sagomato o supportato da quattro piedi, quattro assi di contenimento e due fianchi lisci privi di decorazioni. Il coperchio è costantemente piatto e sporgente, rifinito nella parte inferiore da un dentello intagliato lineare o a passo variabile.
La facciata frontale è l'unico elemento destinato all'intervento scultoreo. È strutturata tramite due lesene verticali (tre nei manufatti di volume maggiore, destinati alla conservazione delle granaglie) che delimitano un campo mediano. La differenza tra un pezzo e l'altro risiede interamente nelle tecniche di intaglio del prospetto, che variavano in modo netto da vallata a vallata.
La geografia degli intagli: le varianti di vallata
L'isolamento orografico dei paesi carnici ha favorito lo sviluppo di stilemi locali facilmente mappabili. Nella Bassa Carnia (nei territori di Amaro, Tolmezzo e Villa Santina), gli artigiani riprendevano il modello del cassone veneto cinquecentesco, noto come stile sansovino. I decori in quest'area presentano cornici geometriche a rombo, ruote, mascheroni laterali scolpiti sulle lesene e ovali centrali con doppie volute.
In Alta Carnia, lungo l'asse Paularo-Paluzza-Comeglians-Prato Carnico-Pesariis, domina invece la foglia d'acanto, un motivo ornamentale mediterraneo riprodotto con estrema precisione tecnica. Le variazioni sul tema sono numerose:
- Val Pesarina: si distingue per l'inserimento di uno scudo nel campo mediano, sagomato per accogliere un potenziale stemma familiare.
- Conca di Ovaro: abbina la foglia d'acanto a matrici geometriche lievemente incavate.
- Comeglians: il campionario decorativo include tralci di uva marina e figure zoomorfe che richiamano creature acquatiche, un'anomalia iconografica rispetto al contesto prettamente alpino.
Dalla radica di Paularo alle rose celtiche del Natisone
I materiali e i dettagli periferici confermano la parcellizzazione del design. Nel canale d'Incarojo, a Paularo, la decorazione impiegava specchiature in radica di noce, un legname di alto pregio, mentre a Ligosullo compaiono intagli filiformi e ruote solari di chiara derivazione orientale. Spostandosi in Val d'Ampezzo, l'iconografia si appoggia sull'abete, albero simbolo dell'area, affiancato da greche, ramificazioni e geometrie disposte in base alla frazione di provenienza.
Osservando la produzione oltre i confini della Carnia, in particolare nelle Valli del Natisone, la scultura a intaglio viene sostituita dall'intarsio geometrico. Qui il legno accoglie il rosone a sei punte (la cosiddetta "rosa celtica") e l'inserimento sistematico di simboli cristiani, che andarono a sovrascriversi alle antiche declinazioni pagane.
Come arrivare e dintorni
Il Museo Carnico delle Arti Popolari "Michele Gortani" si trova nel centro urbano di Tolmezzo. In automobile, l'itinerario di riferimento prevede l'utilizzo dell'autostrada A23 Palmanova-Tarvisio, uscendo al casello di Carnia-Tolmezzo. Dal casello, si prosegue per circa dieci chilometri verso ovest lungo la Strada Statale 52 Carnica, fino a raggiungere il capoluogo tolmezzino. A breve distanza, deviando sulla viabilità locale in direzione nord, si raggiunge Illegio, un borgo isolato noto a livello internazionale per le mostre d'arte ospitate annualmente. Procedendo invece verso sud lungo la SS13 Pontebbana, si incontra Venzone, borgo fortificato di origine medievale, interamente ricostruito per anastilosi a seguito del terremoto del 1976.
Coordinate: 46.4022, 13.0186
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