Tra la fine del Quattrocento e gli inizi del Cinquecento, la Carnia e l'intero Friuli furono attraversati da una drammatica sequenza di crisi: le ripetute incursioni ottomane (culminate nelle devastazioni del 1499), le logoranti guerre di confine tra la Repubblica di Venezia e l'Impero Asburgico, le ondate epidemiche di peste e il disastroso terremoto del 1511. Questa instabilità sociale e materiale alimentò una forte spinta devozionale tra le comunità montane, che reagirono commissionando una vasta produzione di altari e ancone lignee votive per le pievi locali.
Domenico da Tolmezzo e l'ancona lignea tardogotica
È in questo rigido perimetro storico che si inserisce la bottega di Domenico da Tolmezzo (nato nel 1448), fondatore della "Scuola Tolmezzina" e principale esponente della scultura in legno policromo del Friuli. I committenti erano perlopiù parroci e priori di estrazione rurale, estranei ai flussi culturali del primo Rinascimento che già permeavano le corti della penisola. Per questo motivo, l'arte di Domenico da Tolmezzo rimase saldamente ancorata agli schemi del tardogotico veneziano e agli influssi strutturali d'oltralpe.
I suoi polittici e altari a portelle (flügelaltar) impiegavano essenze lignee locali che venivano levigate e laccate con cromatismi accesi. Le architetture delle ancone erano scandite da pinnacoli, motivi a fiamma e intagli vegetali. La sua opera più complessa fu l'ancona monumentale per la Pieve di San Pietro sopra Zuglio: un apparato disposto su tre registri sovrapposti, con i Padri della Chiesa alla base, San Pietro e gli Apostoli al centro, e la Vergine col Bambino nel registro superiore.
L'integrità materiale delle opere della Scuola Tolmezzina è stata spesso compromessa. Domenico rifiniva le sculture a pennello, cesellando dettagli fisiognomici come labbra e ciglia direttamente sul legno. Nel corso dei secoli, interventi di manutenzione eseguiti da maestranze imperite hanno cancellato i delicati rapporti tonali originari sotto spessi strati di ridipinture piatte, come accadde all'altare della pieve di Santa Maria Maddalena a Invillino, a lungo disconosciuto dalla critica proprio a causa di tali manomissioni.
Antonio Tironi e la transizione al Rinascimento
Parallelamente all'attività della bottega tolmezzina, la scultura lignea carnica subì un'evoluzione architettonica grazie all'arrivo del bergamasco Antonio Tironi. Attivo a cavallo del secolo, Tironi aggiornò l'intaglio locale introducendo volumetrie più plastiche e aprendo la strada al Rinascimento friulano, formando allievi come Giovanni Martini (che opererà in seguito a Udine assieme a Pellegrino da San Daniele).
A Tironi vengono ricondotti l'altarolo della chiesa di Trava, nel comune di Lauco, e due imponenti polittici. Il primo, a Paluzza, è strutturato su nove sculture inserite tra paraste e decori a foglie; il secondo, a Paularo, è una macchina d'altare che ospita una quindicina di figure intagliate su tre livelli, divenuta un modello proporzionale per gli intagliatori del secolo successivo.
Il grafismo murale di Gianfrancesco da Tolmezzo
Accanto all'intaglio tridimensionale, la Carnia sviluppò una prolifica scuola di affresco guidata da Gianfrancesco da Tolmezzo. Originario di Socchieve e formatosi presumibilmente guardando alle opere di Andrea Bellunello, Gianfrancesco diffuse in area montana un linguaggio pittorico influenzato dai modelli veneti, ma connotato da un grafismo aspro e severo.
I suoi cicli murali più integri si trovano nella chiesa di San Martino a Socchieve e in quella di San Lorenzo a Forni di Sotto. La sua tecnica tecnica riduceva la gamma cromatica all'essenziale per privilegiare il disegno: i volumi delle figure non venivano modellati da sfumature morbide, ma da spesse linee di contorno marcate e da un tratteggio chiaroscurale rapido, funzionale a una chiara lettura visiva e dottrinale da parte dei fedeli.
Come arrivare e dintorni
Per raggiungere Tolmezzo, baricentro storico ed amministrativo della Carnia, in automobile è necessario percorrere l'Autostrada A23 Palmanova-Tarvisio fino al casello di Carnia-Tolmezzo. Oltrepassata la barriera, ci si immette sulla Strada Statale 52 Carnica (SS52), che in meno di sei chilometri conduce direttamente all'ingresso della città.
Il capoluogo carnico funge da snodo per le principali arterie montane. Pochi chilometri a nord, seguendo la Strada Statale 52 bis (SS52bis), si raggiunge Zuglio, l'antica Iulium Carnicum romana, sede della pieve matrice di San Pietro arroccata sul declivio. Deviando invece verso ovest sulla viabilità provinciale, si risale l'alta Valle del Tagliamento incrociando i borghi di Enemonzo e Socchieve, comuni il cui perimetro montano conserva capillarmente le architetture devozionali affrescate di epoca tardogotica.
Coordinate: 46.4005, 13.0186
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