Nel 1789, o forse qualche tempo prima, durante i massicci lavori di sterro necessari per rinforzare gli argini del torrente Pontebbana e difendere l'abitato dalle frequenti alluvioni, il perito e ingegnere Alessandro Rota estrasse dal fango un blocco di pietra calcarea del peso di oltre una tonnellata. Si trattava della lapide funeraria di Severilla, un reperto epigrafico risalente alla metà del II secolo d.C. destinato a certificare materialmente la natura e la funzione amministrativa del territorio pontebbano in epoca imperiale.
Il dazio stradale sulla via per il Norico
L'iscrizione latina scolpita sulla faccia frontale del blocco rivela l'identità del committente e il suo ruolo burocratico. L'opera fu ordinata da Onesimo per commemorare la moglie Severilla, morta prematuramente a venticinque anni di età in questo avamposto alpino. Nell'epitaffio, Onesimo definisce la propria professione come publici portorii scrutator, ovvero funzionario esattore del dazio pubblico.
Questo singolo dettaglio attesta che Pontebba ospitava una statio doganale romana di prim'ordine. La guarnigione aveva il compito di intercettare, ispezionare e tassare i flussi commerciali in transito lungo l'asse viario che, partendo dall'emporio adriatico di Aquileia, risaliva il Canal del Ferro per varcare le Alpi e penetrare nella provincia settentrionale del Norico (l'odierna Austria).
L'iconografia del calcare e la diaspora a Udine
Il monolite, alto 120 centimetri, è lavorato su tre lati. Mentre la parete frontale è riservata al testo, i fianchi laterali presentano figure scolpite a bassorilievo, oggi in parte corrose dai secoli di interramento. Il lato destro è occupato da una sagoma giovanile maschile che indossa una tunica corta e regge un papiro srotolato: l'analisi archeologica lo identifica nel dio Ermes Psicopompo, la divinità incaricata di guidare le anime dei defunti verso l'oltretomba. Sulla parete sinistra si delinea invece l'effigie di una giovane donna avvolta in una veste drappeggiata, che stringe un fascio di spighe con la mano destra, sorreggendo un oggetto di difficile identificazione (uno specchio o un medaglione) con la sinistra.
Dopo il rinvenimento settecentesco, l'opera fu acquistata nel 1795 dal conte Fabio Asquini, che la fece trasferire nel cortile della sua residenza a Udine. L'esilio dal Canal del Ferro si protrasse per oltre due secoli: nel 1876, il conte Vincenzo Asquini donò il cippo al Civico Museo udinese, che lo espose prima sotto le arcate della Loggia di San Giovanni e successivamente nel porticato del Castello. La lapide ha fatto ritorno a Pontebba solamente il 12 marzo 2011, trovando la sua attuale e definitiva collocazione espositiva al piano terra del Palazzo Municipale.
Come arrivare e dintorni
Per raggiungere Pontebba in automobile è sufficiente percorrere l'Autostrada A23 Palmanova-Tarvisio in direzione nord, utilizzando l'omonima uscita del casello. In alternativa, il paese è attraversato in linea retta dalla Strada Statale 13 Pontebbana (SS13), che percorre il fondovalle assecondando il corso del fiume Fella. Il Municipio è localizzato nel centro della cittadina, in piazza Municipio.
Fino al 1918, l'abitato di Pontebba era politicamente diviso a metà dal torrente Pontebbana: a sud l'Italia, a nord il rione di Pontafel, appartenente all'Impero Austro-Ungarico. Guidando a nord lungo la SS13 per circa 10 chilometri, si entra in Val Canale incrociando il comune di Malborghetto, dominato dalla struttura del cinquecentesco Palazzo Veneziano, oggi sede museale. Viaggiando a sud verso la pianura, sempre lungo l'asse statale, si giunge nell'abitato di Dogna. Da questo borgo si diparte la Strada Provinciale 76 (SP76) della Val Dogna, un tortuoso tracciato di origine militare che si inerpica in quota collegando le trincee della Grande Guerra e offrendo vedute ininterrotte sulle pareti occidentali dello Jôf di Montasio.
Coordinate: 46.5055, 13.3082
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