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Coccau: la linea di confine tra dogane, bunker e vie romane

Segnando il confine italo-austriaco, la frazione di Coccau documenta secoli di storia alpina: dai solchi carrai romani ai bunker del Vallo Alpino.

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Il 10 settembre 1919, con la firma del Trattato di Saint Germain, la linea doganale tra il Regno d'Italia e la neonata Repubblica Austriaca venne spinta verso nord, spostandosi dal corso del torrente Pontebbana all'abitato di Coccau. Da quel momento la frazione, ultima propaggine del comune di Tarvisio, assunse il ruolo strategico di valico di frontiera. Prima di questo spartiacque geopolitico, il territorio aveva seguito per secoli le dinamiche feudali centro-europee: sottoposto ecclesiasticamente al Patriarcato di Aquileia fino alla sua soppressione nel 1751, fu amministrato dal punto di vista temporale dal Principato Vescovile di Bamberga fin dall'XI secolo, per poi passare nel 1759 sotto il dominio diretto degli Asburgo.

La viabilità per il Norico e la chiesa fortezza di San Nicolò

L'orografia della Val Canale ha reso Coccau un passaggio obbligato fin dall'Antichità. I boschi limitrofi all'attuale centro abitato celano i resti della via consolare romana che collegava l'emporio di Aquileia con la provincia transalpina del Norico. Sopravvivono tracce della massicciata originale in pietra, segnate dai profondi solchi carrai scavati dal transito ininterrotto dei carri merci.

Sul declivio che domina l'abitato sorge la Chiesa di San Nicolò, edificata originariamente nell'XI secolo. A causa delle costanti incursioni ottomane che flagellarono la regione nel tardo Medioevo, l'edificio di culto fu pesantemente modificato, convertendolo nella prima chiesa-fortezza della vallata, protetta da una cinta muraria difensiva tuttora visibile. L'interno a navata unica conserva un ciclo di affreschi di epoca trecentesca incentrato sui temi della Passione di Cristo, documento primario della pittura gotica d'oltralpe in territorio friulano.

Le casematte del Vallo Alpino del Littorio

Durante gli anni Trenta del Novecento, il regime fascista sigillò il confine settentrionale edificando la linea difensiva permanente del Vallo Alpino del Littorio. Il valico di Coccau fu militarizzato attraverso due complessi fortificati sotterranei: lo sbarramento avanzato di Porticina e lo sbarramento arretrato in quota di Coccau. Il territorio boschivo è tuttora interrotto da blocchi di calcestruzzo armato, trincee, casermette logistiche e ostacoli anticarro a "denti di drago". Le infrastrutture, mimetizzate nella vegetazione, furono direttamente coinvolte nelle fasi di occupazione tedesca successive all'armistizio dell'8 settembre 1943.

Sincretismo pagano: Maja e Krampus

L'isolamento montano ha garantito la sopravvivenza di rituali arcaici che fondono retaggi pagani e calendario cristiano. In primavera si innalza la Maja, un tronco di abete privato della corteccia e incoronato con rami freschi e nastri, un palese retaggio dei culti arborei nordeuropei legati alla fertilità della terra. Il 6 dicembre, nel giorno consacrato a San Nicolò, l'ex autoporto doganale diventa invece il baricentro delle sfilate dei Krampus: figure demoniache coperte di pelli caprine e campanacci che accompagnano il santo, radunando figuranti provenienti dai vicini comuni austriaci e sloveni in una cerimonia di esorcismo collettivo della stagione invernale.

Come arrivare e dintorni

Per raggiungere Coccau in automobile, si percorre l'Autostrada A23 Palmanova-Tarvisio in direzione nord, imboccando l'ultima uscita disponibile in territorio italiano (Tarvisio Nord). Dallo svincolo ci si immette sulla Strada Statale 13 (SS13) Pontebbana, che in circa tre chilometri attraversa Coccau di Sotto e Coccau di Sopra, fino a raggiungere le vecchie infrastrutture doganali del valico stradale.

Il contesto territoriale si sviluppa interamente all'interno della Val Canale. Pochi chilometri a sud, il nucleo urbano di Tarvisio costituisce il principale polo logistico dell'alta valle. Deviando invece verso est lungo la Strada Statale 54 (SS54), si sale in quota per raggiungere la conca glaciale dei Laghi di Fusine, due specchi d'acqua di origine morenica dominati dalle imponenti pareti calcaree del massiccio del Mangart, a ridosso del confine con la Slovenia.

Coordinate: 46.5303, 13.6281

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