Il 12 luglio il calendario liturgico celebra Ermacora e Fortunato, patroni principali del Friuli-Venezia Giulia. L'agiografia altomedievale fissa il loro martirio per decapitazione nel I secolo d.C., sotto l'autorità del tribuno romano Sebastiano. Il racconto tradizionale sostiene che l'evangelista Marco, su mandato diretto di San Pietro, sia sbarcato ad Aquileia per diffondere il cristianesimo. Prima di fare ritorno a Roma, Marco avrebbe consacrato Ermacora come primo vescovo della città, il quale a sua volta avrebbe designato il diacono Fortunato come suo successore dal fondo di una prigione.
L'indagine storiografica moderna ha smantellato questa cronologia. I dati documentali escludono la cristianizzazione di Aquileia nel I secolo. I primi riscontri certi sulla diocesi aquileiese risalgono tra la fine del III e l'inizio del IV secolo. Ermacora e Fortunato furono reali vittime delle persecuzioni imperiali, ma verosimilmente sotto Diocleziano (all'inizio del IV secolo), e la loro figura fu retrodatata in epoca successiva per specifiche necessità politiche. Nessuna fonte paleocristiana, da San Girolamo fino agli atti dei primi concili, fa mai menzione del passaggio dell'evangelista Marco nell'alto Adriatico.
Lo Scisma dei Tre Capitoli e la sfida a Roma
La genesi della leggenda marciana risponde a precise dinamiche geopolitiche innescate nel VI secolo. A partire dal 553 d.C., la diocesi di Aquileia entrò in aperto contrasto con il papato durante il cosiddetto Scisma dei Tre Capitoli, arrivando a dichiarare la propria autocefalia e innalzando il proprio vescovo al rango di Patriarca. Di fronte alle dure contestazioni di Papa Pelagio I, che sfidò il clero aquileiese a dimostrare storicamente l'origine apostolica della propria sede, i teologi locali costruirono a tavolino il mito di Ermacora. Stabilire una linea di successione diretta da Pietro, attraverso Marco, poneva Aquileia sullo stesso piano gerarchico di Roma.
La prova materiale di questa massiccia operazione di propaganda è tuttora visibile all'interno della Basilica patriarcale di Aquileia. Scendendo nella Cripta degli Affreschi, dipinta nel XII secolo, le volte a crociera illustrano l'intero ciclo marciano: dalla missione affidata da Pietro a Marco, fino alla decapitazione di Ermacora e Fortunato. Un manifesto ideologico tradotto in immagini, concepito per ribadire visivamente ai fedeli il primato e l'indipendenza della Chiesa aquileiese.
Questo impianto propagandistico fu ripreso e rafforzato nei secoli successivi dall'Impero Carolingio. Intellettuali d'area friulana alla corte di Carlo Magno, come Paolo Diacono e il Patriarca Paolino d'Aquileia, consolidarono la narrazione per legare il Patriarcato alla sfera di influenza franca. Nell'827, durante il Concilio di Mantova, il clero aquileiese sfruttò nuovamente la tradizione marciana per rivendicare la propria giurisdizione territoriale contro le pretese della vicina diocesi di Grado, all'epoca sostenuta militarmente e politicamente dall'Impero Bizantino.
Come arrivare e dintorni
Per raggiungere Aquileia in automobile è necessario percorrere l'Autostrada A4 Torino-Trieste, uscendo al casello di Palmanova. Superato lo svincolo, si imbocca la Strada Regionale 352 (SR352) e si procede verso sud per circa 15 chilometri, superando l'abitato di Cervignano del Friuli, fino a giungere in prossimità del foro romano e del polo basilicale.
L'area archeologica è inserita in un contesto storico stratificato. A ridosso del casello autostradale si incontra Palmanova, fortezza militare a pianta ennagonale edificata dalla Repubblica di Venezia alla fine del Cinquecento. Proseguendo invece verso sud, oltrepassato il confine di Aquileia, la SR352 attraversa la laguna fino a terminare a Grado, l'antico scalo marittimo divenuto dal V secolo in poi il porto rifugio e la sede alternativa del Patriarcato durante le invasioni barbariche.
Coordinate: 45.7695, 13.3667
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