🏛 Arte & Cultura · 3 min di lettura

La chiesa della Beata Vergine di Loreto a Tarvisio

Eretta nel 1688 per volere del doganiere von Rechbach, la chiesa della Beata Vergine di Loreto a Tarvisio custodisce affreschi e una Madonna Nera.

La chiesa della Beata Vergine di Loreto a Tarvisio - Arte & Cultura in Friuli Venezia Giulia

Nel 1688, il soprintendente doganale Matteo Carlo von Rechbach, esponente di una nobile dinastia ben radicata nei quadri amministrativi frontalieri, finanziò l'edificazione di un luogo di culto mariano nell'abitato di Tarvisio Bassa (Untertarvis). L'edificio costituisce la testimonianza materiale della penetrazione del culto della Vergine di Loreto nei territori alpini compresi tra Carinzia, Stiria e Friuli. Tarvisio, all'epoca e fino al 1759 sotto la diretta giurisdizione del Principe Vescovo di Bamberga, rappresentava uno snodo commerciale cruciale: l'edificazione di santuari legati alla Santa Casa rientrava nelle precise direttive di ricattolicizzazione promosse dalle autorità asburgiche in epoca post-tridentina. Alla sua morte, von Rechbach vincolò l'edificio tramite testamento alla popolazione residente, garantendone la sopravvivenza comunitaria.

Nel 1877, le coperture e parte dell'aula furono pesantemente compromesse da un incendio che devastò il quartiere. La struttura venne ripristinata nel corso del Novecento, per poi subire un definitivo intervento di consolidamento statico nei primi anni Duemila.

Architettura carinziana e le tavole della cantoria

L'involucro esterno della chiesa mantiene il rigore volumetrico e le linee sobrie tipiche delle architetture devozionali di montagna diffuse tra l'Austria meridionale e la Slovenia. Lo spazio interno, al contrario, svela un coerente apparato barocco. La volta dell'aula è scandita da stucchi bianchi modellati su fondo rosa, che fungono da cornice per un ciclo di affreschi incentrato sull'Assunzione della Vergine in Cielo. Le pitture, eseguite alla metà del Settecento da maestranze anonime di scuola carinziana, mostrano i santi abbigliati secondo la moda nobiliare dell'epoca, pur lasciando trasparire evidenti influssi cromatici della pittura rinascimentale italiana.

L'anomalia cronologica più evidente si riscontra sulla balaustra della cantoria lignea, dove sono appesi dipinti su tavola risalenti al 1520, ben precedenti alla fondazione del tempio. I pannelli raffigurano alcuni Apostoli, l'Annunciazione e la Visitazione: l'ipotesi storiografica più accreditata suggerisce che siano stati recuperati e traslati da una preesistente cappella smantellata nella Val Canale. Le pareti laterali ospitano inoltre due tele settecentesche attribuite a Lucilio Candido, pittore originario di Venzone e attivo nelle committenze dell'alto Friuli. Il presbiterio culmina con l'altare maggiore, una rigida struttura in legno intagliato e dorato a volute e girali, che incornicia il simulacro titolare: una scultura lignea della Madonna Nera con in braccio il Bambino benedicente.

Come arrivare e dintorni

Per raggiungere Tarvisio in automobile, la direttrice principale è l'Autostrada A23 Palmanova-Tarvisio. Superata la barriera autostradale di Ugovizza, si esce allo svincolo di Tarvisio Nord immettendosi sulla Strada Statale 13 (SS13) Pontebbana, che taglia longitudinalmente il borgo di Tarvisio Bassa. La chiesa si trova nelle immediate vicinanze dell'asse statale. In alternativa, per chi scende dal confine austriaco di Coccau, il tracciato della SS13 conduce direttamente all'abitato in pochi chilometri.

Spostandosi a ovest lungo la viabilità statale si incontra la frazione di Camporosso, punto di fondovalle da cui parte la telecabina diretta al Monte Lussari, storico santuario in quota e secolare punto d'incontro per i pellegrini di lingua slava, germanica e italiana. Imboccando invece la Strada Statale 54 (SS54) in direzione sud, si segue il corso del torrente Slizza penetrando nella valle del Rio del Lago fino all'abitato di Cave del Predil. Questo centro è cresciuto attorno a uno dei più vasti giacimenti di piombo e zinco d'Europa, le cui gallerie minerarie scavate nel ventre della montagna sono oggi parzialmente aperte all'esplorazione museale.

Coordinate: 46.5051, 13.5788

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