In Via Fabio Severo 11 a Trieste c'è un ingresso che porta sottoterra. Scendendo si sente l'acqua che gocciola dal soffitto — costante, insistente — e la temperatura si abbassa di qualche grado. Le pareti conservano ancora la tinteggiatura del 1943. Nulla è cambiato da allora, e questo è esattamente il punto: le gallerie della Kleine Berlin — la Piccola Berlino — sono il rifugio antiaereo costruito durante l'occupazione nazista di Trieste, e sono ancora lì, percorribili, nel cuore della città.
È il più esteso complesso di gallerie sotterranee risalenti alla Seconda Guerra Mondiale conservato a Trieste.
1943: Trieste diventa la Piccola Berlino
Il settembre 1943 segna una svolta brutale per Trieste. Dopo l'armistizio italiano, la città passa sotto il diretto controllo militare tedesco come parte della Zona di Operazioni del Litorale Adriatico. I tedeschi arrivano con i loro uffici, le loro SS, le loro strutture di controllo.
A guidare i reparti di sicurezza della zona viene chiamato Odilio Globocnik — nato a Trieste da famiglia slovena, già protagonista dell'orrore: era stato il comandante dell'Operazione Aktion Reinhardt, il progetto di sterminio degli ebrei in Polonia. A Trieste si insedia in una villa di Via Romagna requisita alla famiglia Ara — Angelo Ara era direttore delle Assicurazioni Generali.
Nella villa Globocnik fa costruire un passaggio segreto sotterraneo: un pozzo con scala a chiocciola che permetteva di raggiungere il Palazzo di Giustizia senza mai uscire all'aperto. Il tunnel si collegava alle gallerie del rifugio antiaereo che i tedeschi stavano costruendo nella zona. Ben presto tutta l'area tra Via Fabio Severo, Piazza Oberdan e il Palazzo di Giustizia diventa la zona tedesca per eccellenza — i triestini la chiamano la Kleine Berlin, la Piccola Berlino.
Le gallerie: due settori, due storie
Il complesso si divide in due settori distinti ma comunicanti. Il primo — costruito dagli Italiani — era il rifugio pubblico per la popolazione civile: la galleria dove i triestini scendevano durante i bombardamenti, portando con sé quello che riuscivano, aspettando che finisse. Il secondo — costruito dai tedeschi, di struttura diversa — era il rifugio militare, usato anche come deposito e magazzino. Dalla galleria tedesca partiva il tunnel che portava al palazzo di Globocnik.
La goccia costante dell'acqua che filtra dal soffitto carsico è il suono che accompagna la visita — lo stesso che sentivano i civili triestini nascosti lì sotto durante i raid aerei. È uno dei dettagli che rendono queste gallerie più evocative di qualsiasi allestimento museale costruito a tavolino.
Cosa si vede durante la visita
All'interno della Kleine Berlin ci sono due percorsi espositivi. Il primo racconta i bombardamenti subiti da Trieste durante la Seconda Guerra Mondiale: Trieste fu colpita dagli alleati in più occasioni tra il 1944 e il 1945, proprio perché la presenza tedesca la rendeva un obiettivo militare.
Il secondo percorso tratta le cavità naturali e artificiali realizzate dagli eserciti contendenti durante la Prima Guerra Mondiale sul fronte del basso Isonzo — un capitolo spesso dimenticato della guerra sotterranea che si combatté tra le rocce del Carso.
Le pareti conservano la tinteggiatura originale del 1943. Le strutture sono intatte. Non c'è stata museificazione pesante — l'effetto è quello di entrare in uno spazio che il tempo ha lasciato quasi come lo aveva trovato.
Come visitare la Kleine Berlin
Indirizzo: Via Fabio Severo, di fronte al civico 11, Trieste.
Visite guidate: solo in italiano. Il complesso è visitabile ogni ultimo venerdì del mese alle ore 18:00 e alle ore 20:00. È possibile organizzare visite in altri giorni su appuntamento per gruppi, contattando il signor Maurizio Radacich al +39 339 2539712.
Biglietto: €3,00. Accessibile ai disabili.
Sito: cat.ts.it
Consiglio: portare un maglione — la temperatura nelle gallerie è sensibilmente più bassa rispetto all'esterno anche d'estate. Le gallerie sono umide e il terreno può essere scivoloso in alcuni punti.
Per approfondire
La storia della Kleine Berlin e dell'occupazione nazista di Trieste è narrata nel romanzo "Kleine Berlin 1943" di Graziella Casini Nicosanti, disponibile alla Libreria Luglio Editore nella Galleria Rossoni di Trieste. Il romanzo intreccia la storia delle gallerie con quella delle mlekarice — le donne slovene del Carso che ogni giorno scendevano in città a portare il latte alle famiglie ebree — e con la storia di Globocnik e dell'occupazione. Una lettura che prepara la visita in modo diverso da qualsiasi guida.
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