Il figlio del sagrestano che rifiutò Notre Dame
La casa dove nacque Jacopo Tomadini era addossata alla chiesa di San Giovanni in Xenodochio a Cividale del Friuli. Il padre era falegname e sagrestano: uno dei lavori più umili nell'ambito ecclesiastico, a contatto quotidiano con la liturgia ma ai margini della sua vita culturale. Eppure da quella casa uscì il musicista che Franz Liszt ammirava e voleva conoscere di persona, che rifiutò la cattedrale di Notre Dame a Parigi, la Basilica di San Marco a Venezia, il Duomo di Milano, e che alla fine della vita venne definito dagli esperti "il Palestrina del XIX secolo".
Tomadini era in contatto epistolare con Liszt: il grande compositore ungherese ammirava l'opera di Tomadini e voleva conoscerlo di persona, anche se tale incontro non si realizzò, probabilmente a causa del carattere introverso del compositore cividalese.
Un carattere introverso che preferiva la piccola Cividale a qualunque grande palcoscenico europeo.
La formazione: dal falegname al seminario
Giacomo Bartolomeo Tomadini nacque a Cividale del Friuli il 24 agosto 1820. Da ragazzo fu notato per intelligenza e riservatezza da don Gabriele De Luca, che lo avvicinò al maestro Giovanni Battista Candotti, organista e maestro di cappella del duomo. Studiò a Udine contrappunto con Francesco Comencini e violoncello con Luigi Casioli, divenendo valente compositore oltre che abile interprete all'organo, al violoncello e all'arpa.
Nel 1838 fu ammesso al seminario di Udine, pagandosi gli studi con lezioni private e partecipazioni a esecuzioni musicali. Il 19 settembre 1846 venne ordinato sacerdote: già da circa un anno era mansionario e organista in duomo, ruoli che mantenne fino al 1877, quando, subentrando a Candotti, ottenne un canonicato e la direzione della cappella, che esercitò fino quasi alla morte.
Candotti e Tomadini: una vita inseparabile
Il legame tra Tomadini e il suo maestro Candotti è uno dei fili più belli della storia musicale friulana. I due vissero per decenni inseparabili a Cividale, Candotti come maestro di cappella e Tomadini come organista, legati da un'amicizia intensa che si manifestò in una fitta corrispondenza epistolare conservata in parte negli archivi capitolari.
Rifiutarono entrambi qualsiasi offerta di carriera altrove. Tomadini venne invitato come organista a San Marco a Venezia, al Duomo di Milano e alla cattedrale di Notre Dame a Parigi. Candotti ricevette offerte altrettanto prestigiose. Scelsero di restare. La ragione dichiarata era la fedeltà reciproca: Tomadini non voleva lasciare il suo maestro. La ragione più profonda era forse il rifiuto di una logica di carriera che entrambi consideravano estranea alla vera vocazione musicale.
La riforma: contro l'opera in chiesa
Il panorama della musica sacra nell'Italia di metà Ottocento era, secondo Tomadini, un disastro. Le chiese gareggiavano con i teatri in spettacolarità, proponendo musica leggera e melodrammatica che piaceva al pubblico ma tradiva la funzione liturgica. Nel Friuli probabilmente non si rappresentavano Rossini e Donizetti, ma il duomo di Udine era comunque famoso per la teatralità dei suoi riti.
Dalla metà degli anni Quaranta Tomadini iniziò ad accostare le proprie composizioni a una scrittura contrappuntistica, guardando ai grandi esempi della polifonia rinascimentale, Palestrina in primis. Il suo obiettivo dichiarato era riportare la musica sacra alla sobrietà delle melodie gregoriane e della polifonia rinascimentale, eliminare i ghirigori, i salti cromatici, le note di appoggio che suonavano come melodie da teatro.
Ha collaborato con Witt e altri membri del movimento ceciliano, contribuendo in maniera notevole alla riforma della musica sacra, cercando un compromesso fra la musica corale della tradizione e le tendenze operistiche dell'epoca.
I concorsi internazionali e la fama europea
Prima di teorizzare, Tomadini compose. E vinse. Ottenne importanti risultati in concorsi internazionali di composizione: la vittoria a Nancy nel 1854, un secondo posto a Parigi nel 1863 con una messa modale a quattro voci, e la vittoria a Firenze nel 1864 con la cantata La risurrezione del Cristo.
Queste vittorie gli diedero il prestigio necessario perché le sue idee sulla riforma fossero ascoltate. Un compositore sconosciuto che propone di cambiare tutto sarebbe stato ignorato. Un compositore che vince a Parigi e a Firenze ha un'altra autorevolezza.
Nel 1874 organizzò l'Associazione Ceciliana Italiana a Venezia. Fu poi presente ai Congressi Musicali di Venezia (1874), Firenze (1875), Bologna (1876), Roma (1880) e Arezzo (1882), portando le sue tesi in ogni sede.
Il "Palestrina del XIX secolo": oltre 700 composizioni
La produzione musicale di Tomadini supera le 700 composizioni, perlopiù sacre: mottetti, graduali, inni, salmi, messe, litanie, responsori. Si conserva sparsa tra diverse biblioteche e archivi, tra cui spicca l'Archivio musicale capitolare di Cividale del Friuli.
Tra le opere più significative: la Messa ducale a quattro voci, organo e orchestra, composta per Donato Velluti Zati; il Miserere in Mi minore, oggetto di analisi da parte della Rivista musicale italiana; l'oratorio La Resurrezione del Cristo che gli valse la vittoria fiorentina del 1864.
Il periodico "Musica Sacra", fondato nel 1877 con Guerrino Amelli nell'anno della morte di Candotti, fu il suo strumento di divulgazione teorica: una rivista specialistica che diffuse le idee del cecilianesimo in tutta Italia.
La morte e il lascito
Tomadini è morto il 21 gennaio 1883, mentre musicava il salmo In exitu Israel. Una morte coerente con una vita: interrotto dalla fine mentre lavorava alla musica liturgica come aveva sempre fatto.
Nel 1920, in occasione del centenario della nascita, il Comune di Cividale del Friuli acquistò l'intero corpus delle sue composizioni. Nel 1922 il Conservatorio di Udine fu intitolato al suo nome: il Conservatorio Jacopo Tomadini porta ancora oggi il nome del figlio del sagrestano che preferì restare nella sua piccola città e cambiare la storia della musica sacra europea dall'interno del duomo di Cividale.
Il catalogo completo delle sue composizioni è stato redatto nel 1921 da Valentino Liva ed è conservato presso gli archivi della cattedrale di Cividale. L'Archivio musicale capitolare di Cividale rimane il luogo principale dove studiarne l'opera.
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