Nel centro storico di Cividale del Friuli c'è una Stretta Jacopo Stellini — una viuzza che collega Corso Paolino d'Aquileia con Piazza San Francesco. È uno degli ommaggi più discreti che una città possa fare a un suo illustre figlio. Il secondo, più visibile, è fuori da Cividale: il Liceo Classico Jacopo Stellini di Udine porta il suo nome da quasi due secoli.
Chi era Jacopo Stellini? Un filosofo del Settecento che tenne la cattedra di filosofia morale all'Università di Padova per trent'anni, scrisse in latino su origini dei costumi e della civiltà umana, e viene considerato un precursore della sociologia moderna. Un uomo che un suo uditore descrisse come "brutto come Socrate e dalla salute malferma" — ma capace di tenere lezioni di cui nessuno voleva perdersi una parola.
Le origini: una nascita controversa
Le fonti non concordano neppure sul luogo e sulla data di nascita. Secondo alcune, Stellini nacque a Cividale il 27 aprile 1699, figlio di Mattia e Andriana Piccini — soprannominati Rodar perché fabbricavano ruote di carri; il soprannome di famiglia sarebbe diventato il cognome del figlio.
Secondo altre fonti, nacque il 29 luglio 1688 a Tribil Superiore da Canciani e Margarita Stelin, come appare dal registro della Parrocchia di San Leonardo. Nessuno dei due cognomi — né "Stellini" né "Stelin" — compare in modo inequivocabile nelle anagrafi di Cividale. La questione è rimasta aperta.
Quel che è certo: frequentò le scuole elementari a Cividale.
La formazione enciclopedica
Il 9 novembre 1718 vestì l'abito dei Clerici Regolari Somaschi. Nel 1719 prese i voti nella casa della Congregazione a Venezia, dove studiò retorica, greco ed ebraico. Ma Stellini era un intellettuale di tipo enciclopedico — non si fermò alla teologia. Coltivò con passione la medicina e la matematica. Apprese teologia da Ottone Visconti alla casa madre di Somasca. Insegnò retorica a Venezia ai confratelli della Salute, poi all'Accademia.
Nel 1739 morì Giacometti, docente di filosofia morale all'Università di Padova. La cattedra fu assegnata a Stellini, che la tenne fino alla morte — trent'anni di insegnamento nello stesso posto. Si stabilì nel convento di Santa Croce, dove viveva piuttosto isolato ma sempre molto impegnato: poeta, critico letterario, scrittore.
L'opera principale e il precursore della sociologia
Nel 1740 pubblicò l'unico libro che volle dare alle stampe in vita: "De ortu et progressu morum atque opinionum ad mores pertinentium" — sull'origine e sul progresso dei costumi e delle opinioni relative ai costumi. Un saggio in latino — come tutte le sue composizioni — che cercava di unire l'etica aristotelica con le filosofie moderne e studiava l'origine della civiltà e lo sviluppo della storia umana.
Per questo approccio — che anticipava le domande della sociologia prima che la disciplina esistesse come tale — Stellini è considerato oggi un precursore di quella scienza. Tutte le altre opere furono pubblicate dopo la sua morte dai confratelli, perché lui non volle pubblicarle in vita.
Teneva una corrispondenza con molti dotti italiani ed era tenuto in grande considerazione da scrittori a lui contemporanei molto più famosi. Ma la fama non lo tentava.
Il ritratto fisico: brutto come Socrate
Un suo uditore lo descrive con una crudezza affettuosa: brutto e sdentato, dalla voce monotona e nasale, dalla salute malferma. La stessa formula del confronto con Socrate — brutto come Socrate — era un modo per dire che anche lui, come il grande filosofo greco, aveva trovato il modo di farsi ascoltare nonostante tutto.
Era schietto, semplice, modesto, distaccato dagli avvenimenti politici. E faceva di tutto per essere sempre presente alla sua cattedra, anche quando la salute non lo aiutava.
Morì a Padova il 27 marzo 1770 e fu sepolto nella chiesa di Santa Croce, dove ancora oggi riposa.
I suoi scritti autobiografici sono conservati nella biblioteca del Liceo Classico Jacopo Stellini di Udine — che porta il suo nome come riconoscimento del contributo dato alla cultura del Friuli e d'Italia.
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