Una fortezza inespugnabile ai piedi delle Alpi
C'è una frase scritta da Paolo Diacono nell'VIII secolo che per mille anni ha fatto discutere gli storici: "in Ibligine, cuius positio omnino inexpugnabilis existit", ovvero "a Ibligo, la cui posizione era senza dubbio inespugnabile". Paolo Diacono, il più importante storico longobardo, elencava nella sua Historia Langobardorum sette castra in cui i Longobardi si erano asserragliati nel 610 per resistere all'invasione degli Avari. Uno di questi si chiamava Ibligo. Ma dove si trovava?
Nel corso degli anni nasce l'ipotesi che la Ibligo citata da Paolo Diacono corrisponda all'attuale località di Invillino. Da qui un interesse verso il sito che trascende i limiti nazionali: gli archeologi dell'Università di Monaco di Baviera condussero qui le loro ricerche negli anni Sessanta e Settanta.
Invillino è una piccola frazione di Villa Santina, in Carnia, lungo il Tagliamento. Due colli isolati si alzano sulla piana ghiaiosa del fiume: il Col Santino e il Col di Zuca. Dalla sommità del Col Santino si controlla in un colpo d'occhio la strada proveniente dal Passo Monte Croce Carnico, che collegava con i paesi d'oltralpe, e quella che attraverso il Passo della Mauria porta verso le vallate dolomitiche. Una posizione strategica che giustifica pienamente l'aggettivo usato da Paolo Diacono.
Gli scavi del Col Santino: da Roma ai Longobardi
Gli scavi condotti negli anni Sessanta-Settanta dagli archeologi dell'Università di Monaco hanno individuato sul Col Santino un abitato che, nel periodo imperiale romano tra I e IV secolo, era costituito da qualche casa sparsa a carattere agricolo-pastorale. Una trasformazione profonda interessò il luogo nella prima metà del V secolo, all'epoca delle grandi migrazioni: gli edifici esistenti vennero abbattuti e si costruirono nuove case per accogliere una popolazione molto più numerosa.
La zona abitativa comprende almeno tre fasi costruttive. Le prime due, dalla metà del I secolo fino alla prima metà del V, contemplano i resti di una villa e cisterne per l'acqua. La terza fase, dal V secolo fino all'età medievale, vede la costruzione di fortificazioni per la raccolta e la difesa delle popolazioni locali.
Gli scavi hanno portato alla luce mura di difesa, cisterne, torrioni, abitazioni del castello di Ibligine, fibule, monete, cocci e frammenti di vetro. Dopo il Mille, il sito continuò a essere usato con funzioni difensive: un castello documentato già dal 1219. Il Patriarca Nicolò di Lussemburgo nel 1353 ne ordinò lo smantellamento, ma la roccaforte continuò a esistere almeno per un altro secolo.
Tutti gli scavi sono stati ricoperti al termine delle campagne di ricerca. Oggi il Col Santino è raggiungibile a piedi percorrendo l'antico sentiero con la Via Crucis ottocentesca che sale dal paese: una passeggiata di mezz'ora che permette di capire, dalla cima, perché questo luogo fosse considerato inespugnabile.
Il Col di Zuca: mosaici paleocristiani nel bosco
Sul colle vicino, il Col di Zuca (Cuel di Cjuce in friulano), si cela uno dei ritrovamenti più straordinari della Carnia. Qui i medesimi scavi hanno individuato i resti di una basilica edificata nella prima metà del V secolo con caratteri architettonici di notevole pregio. Il centro religioso comprendeva una basilica, una trichora (edificio con tre absidi dedicato al culto dei martiri) e un battistero, tutti decorati con mosaici pavimentali.
Questa basilica era stata creata a scopo missionario dalla sede di Aquileia. La sua funzione istituzionale venne poi ereditata dalla Pieve, costruita sul vicino Col Santino. I mosaici che ne ricoprivano i pavimenti, con motivi curvilinei, geometrici e floreali, richiamano la qualità della basilica di Aquileia: uno standard decorativo inaspettato per un sito d'alta quota in Carnia nel V secolo.
L'edificio paleocristiano fu completamente distrutto con ogni probabilità all'inizio del VII secolo, e al suo posto fu costruita una chiesa più piccola, ulteriormente modificata tra VIII e IX secolo. I mosaici e i resti murari perimetrali sono visibili sul colle, raggiungibile da un breve sentiero che si diparte dalla Chiesetta della Madonna del Ponte.
La Pieve di Santa Maria Maddalena
Sul Col Santino, dove sorgeva il castrum di Ibligo, si erge oggi la Pieve di Santa Maria Maddalena: un edificio che porta addosso, letteralmente, la storia del sito. La chiesa attuale, a impianto romanico a tre navate, risale alla seconda metà del XV secolo ed è opera del mastro Stefano del fu Simone di Mena, carpentiere di Venzone. L'edificio fu realizzato utilizzando le pietre derivanti dallo stesso castello di Invillino, fatto smantellare dal Patriarca nel 1352. Le mura della pieve sono letteralmente le mura del castrum riciclate.
L'interno custodisce opere di prim'ordine. La più preziosa è un polittico ligneo di Domenico da Tolmezzo datato 1488: due ripiani con cinque nicchie ciascuno, con le figure delle Sante Barbara, Caterina, Margherita e Lucia attorno alla Madonna con Bambino al piano superiore, e ai Santi Rocco, Giovanni Battista, Maria Maddalena, Pantaleone e Lorenzo in quello inferiore. L'originale è oggi conservato al Museo Diocesano di Arte Sacra di Udine, mentre la pieve ne ospita una riproduzione. Nel coro rimane un tabernacolo murato in pietra intagliata del XV secolo. Altri dipinti del 1570 di Giovanni Antonio Agostini raffigurano il Redentore e San Giovanni Battista.
La pieve è raggiungibile dal paese percorrendo la Via Crucis che sale il colle: un percorso breve ma suggestivo, con viste aperte sulla valle del Tagliamento.
La Chiesetta della Madonna del Ponte e i cjatârs
Tornando al fondovalle, poco prima del ponte sul Tagliamento, si trova la Chiesetta della Madonna del Ponte: un edificio votivo sorto su uno sperone roccioso affacciato sul greto del fiume. La sua origine è legata ai cjatârs, i boscaioli che trasportavano i tronchi sulle zattere chiamate cjatas lungo il Tagliamento. Dedicarono la chiesa alla Madonna perché li proteggesse nel punto più pericoloso della discesa sul fiume.
Una nota sulla natura del sito: il ponte scavalca un Tagliamento secco da decenni. Le acque del fiume sono state deviate da ENEL verso una condotta forzata sotterranea che alimenta la centrale idroelettrica di Somplago. Il greto bianco e asciutto che si vede oggi sotto il ponte è il letto di un fiume che ha perso la sua acqua nell'Ottocento industriale.
I bunker della Seconda Guerra Mondiale
Lungo le montagne che costeggiano il Tagliamento si conservano le strutture del Vallo Alpino del Littorio: un sistema articolato di bunker, gallerie e fortificazioni costruite durante la Seconda Guerra Mondiale come linea difensiva lungo il confine alpino. Le strutture si sviluppano su più piani sotterranei e sono ancora visitabili, con accessi raggiungibili a piedi dai sentieri che percorrono i versanti sopra Invillino. Un salto temporale netto rispetto ai mosaici paleocristiani del V secolo e ai ruderi longobardi, ma parte integrante della storia stratificata di questo territorio di confine.
La Cascata Plera
Per completare la visita con un momento naturalistico, il sentiero verso la Cascata Plera è accessibile a tutti e immerso nella vegetazione della Carnia. Un percorso semplice che porta a una cascata in un contesto naturale incontaminato, distante qualche chilometro dal centro abitato. La soluzione ideale per chi vuole abbinare la visita ai siti archeologici con una passeggiata nel bosco.
Come arrivare
Invillino è una frazione di Villa Santina, raggiungibile dall'autostrada A23 Alpe Adria (uscita Carnia-Amaro) e poi la statale SS52 verso Tolmezzo. Villa Santina si trova a circa 75 km da Udine. Il sito del Col Santino è raggiungibile a piedi dal centro del paese in circa mezz'ora lungo la Via Crucis. Per informazioni aggiornate sulle aperture della Pieve di Santa Maria Maddalena verificare presso la parrocchia locale o il Comune di Villa Santina.
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