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Il Codice Forogiuliese a Cividale: l'Evangeliario conteso

Il Codex Forojuliensis del V secolo è un manoscritto onciale diviso tra Cividale, Praga e Venezia. Al centro vi è la disputa patriarcale per San Marco.

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Nel 1420, contestualmente all'annessione militare del Friuli da parte della Repubblica di Venezia e al crollo del potere temporale del Patriarcato di Aquileia, i funzionari della Serenissima requisirono un antico fascicolo in pergamena custodito nel Duomo di Cividale. Si trattava di un frammento del Codex Forojuliensis (o Evangeliario Forogiuliese), un manoscritto latino redatto in scrittura onciale tra il V e il VI secolo, contenente in origine la traduzione integrale dei quattro Vangeli. La requisizione non fu un semplice trofeo di guerra, ma un atto mirato a sottrarre a Cividale la prova fisica di una presunta successione apostolica diretta.

Lo smembramento del manoscritto e la diaspora europea

Il Codex, secondo la tradizione altomedievale, era considerato un manoscritto autografo, vergato di proprio pugno da San Marco durante la sua evangelizzazione ad Aquileia. Questa convinzione lo trasformò in una reliquia dal valore diplomatico incalcolabile. Il testo venne progressivamente smembrato per siglare alleanze e certificare sottomissioni politiche.

La prima mutilazione avvenne nel 1354. L'Imperatore del Sacro Romano Impero, Carlo IV di Lussemburgo, giunse a Cividale per avallare la fondazione di uno studium universitario e ricevette in dono dal fratellastro, il Patriarca Nicola di Lussemburgo, la sezione finale del Vangelo di Marco. Quei fogli furono trasferiti a Praga, dove sono tuttora conservati nella Cattedrale di San Vito. Settant'anni più tardi, i veneziani completarono l'opera prelevando un'altra sezione del medesimo Vangelo per trasferirla nella Biblioteca Marciana. Oggi, al Museo Archeologico Nazionale di Cividale del Friuli rimangono esclusivamente i testi integri di Matteo, Luca e Giovanni.

Il peso geopolitico di San Marco tra Franchi e Veneziani

L'ossessione per la figura dell'evangelista non aveva radici esclusivamente devozionali. La leggenda della presenza di Marco giustificava l'indipendenza e il rango patriarcale della diocesi, ponendola sullo stesso piano teologico di Roma, in quanto fondata da un collaboratore diretto di San Pietro.

Durante la dominazione franca, il mito aquileiese fu sfruttato in chiave anti-orientale. Nel 796, il Patriarca Paolino II indisse un concilio teologico a Cividale, appoggiato dalla corona di Carlo Magno. Il sinodo aveva l'obiettivo di consolidare l'ortodossia occidentale in netta contrapposizione all'Impero Bizantino, che all'epoca controllava le coste adriatiche e il sistema lagunare.

Nei secoli successivi, fu Venezia a incamerare definitivamente il mito marciano. Dopo aver trafugato nel 828 i resti mortali del Santo da Alessandria d'Egitto — operazione logistica condotta dai mercanti Buono da Malamocco e Rustico da Torcello — la Repubblica necessitava di neutralizzare le rivendicazioni storiche del Patriarcato friulano. Confiscare le pagine "originali" del Codex significava accentrare nella laguna sia le reliquie corporee sia la parola scritta dell'evangelista, consolidando il monopolio sul mito fondativo dello Stato veneziano.

Come arrivare e dintorni

Per raggiungere Cividale in automobile è necessario utilizzare l'Autostrada A23 Palmanova-Tarvisio. L'uscita di riferimento è il casello di Udine Sud, dal quale si imbocca la Tangenziale Est del capoluogo friulano. Da qui, seguendo le indicazioni stradali per la Strada Statale 54 (SS54), si percorrono circa 15 chilometri di rettilineo giungendo fino all'ingresso nella cerchia murata della cittadina.

Il territorio circostante segna il confine orientale italiano. Guidando lungo la viabilità statale verso est, si penetra nelle Valli del Natisone, il cui snodo principale è il comune di San Pietro al Natisone, baricentro linguistico e storico della Slavia Friulana. Muovendosi invece a sud-est da Cividale attraverso la viabilità provinciale, si incrocia l'abitato di Prepotto, comune rurale adagiato lungo la valle del fiume Judrio, corso d'acqua che per secoli ha tracciato il confine naturale e doganale tra l'Impero asburgico e la Repubblica di Venezia.

Coordinate: 46.0935, 13.4312

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