Nel 1938, le massicce operazioni di sventramento edilizio del quartiere di Città Vecchia portarono alla luce l'intero perimetro del Teatro Romano di Trieste. L'esatta ubicazione del sito era già stata teorizzata nel 1814 dall'architetto svizzero Pietro Nobile, ma la fitta stratificazione di abitazioni medievali ne aveva celato i resti per secoli. L'edificio pubblico, incassato nel pendio occidentale del colle di San Giusto, si trovava in origine a ridosso della linea costiera adriatica, sfruttando il dislivello per sostenere le gradinate.
La cavea teatrale e il mecenatismo di Petronio Modesto
Costruito tra la fine del I secolo e l'inizio del II secolo d.C., il teatro venne parzialmente finanziato dal magistrato locale Quinto Petronio Modesto. La struttura asseconda la pendenza naturale del colle per sostenere la cavea, l'area semicircolare capace di ospitare fino a seimila spettatori, ripartita in quattro cunei da una serie di rampe a gradini. La porzione scenica, il proscenium, presentava in origine un apparato decorativo complesso: i lacerti statuari recuperati durante gli scavi novecenteschi sono oggi custoditi presso le sale del Lapidario Tergestino nel limitrofo Castello di San Giusto.
L'Antiquarium di via Donota e la stratificazione residenziale
Risalendo il colle alle spalle della struttura teatrale, il tessuto urbano cela ulteriori testimonianze archeologiche. Le indagini condotte negli anni Ottanta del Novecento lungo via Donota hanno isolato un'area residenziale e sepolcrale. L'Antiquarium allestito in loco documenta i resti di una domus patrizia edificata nel I secolo a.C., successivamente abbandonata e riconvertita a partire dal II secolo d.C. in una necropoli pagana. Il sito restituisce l'evoluzione delle dinamiche insediative: trovandosi a ridosso della prima cinta muraria, l'area seguì le stringenti norme del diritto romano che imponevano l'inumazione e la cremazione esclusivamente al di fuori del pomerium, il perimetro sacro e civile della città.
La porta augustea: l'Arco di Riccardo
Scendendo verso l'attuale piazza della Borsa e imboccando via del Trionfo, sopravvive in elevato l'Arco di Riccardo. La struttura, alta sette metri e decorata con lesene di ordine corinzio, risale al 33 a.C., in piena età augustea, e costituisce uno dei fornici superstiti della prima cinta muraria voluta da Ottaviano.
Sulla derivazione del nome "Riccardo", l'analisi storiografica contemporanea scarta le infondate leggende medievali legate al passaggio di Carlo Magno ("Re Carlo") o alla prigionia di Riccardo Cuor di Leone di ritorno dalla Terza Crociata. Il termine rappresenta piuttosto una progressiva corruzione fonetica del latino cardo, poiché la porta fungeva da accesso principale al cardo maximus, l'asse viario nord-sud attorno al quale si sviluppava l'intero reticolo ortogonale della colonia romana.
Come arrivare e dintorni
Per raggiungere le aree archeologiche triestine in automobile, è necessario percorrere l'Autostrada A4 Torino-Trieste in direzione est fino alla barriera del Lisert. Oltrepassato il casello, l'itinerario prosegue lungo il Raccordo Autostradale 13 (RA13) per poi immettersi in discesa sulla Strada Statale 202 (SS202), seguendo le indicazioni per il centro e le Rive portuali. Poiché i siti si trovano in zone a traffico limitato o pedonali, si consiglia la sosta nei grandi parcheggi a pagamento situati nei pressi di piazza Unità d'Italia.
Il contesto territoriale offre ulteriori approfondimenti sull'epoca romana. A pochi chilometri verso sud, imboccando la Strada Statale 15 (SS15), si raggiunge l'abitato di Muggia, centro costiero le cui alture ospitano le tracce preromane del castelliere di Santa Barbara. Dirigendosi invece verso l'entroterra, il comune di San Dorligo della Valle apre le porte alla Riserva Naturale della Val Rosandra: lungo l'alveo dell'omonimo torrente affiorano i ruderi dell'acquedotto romano del I secolo d.C., infrastruttura che trasportava l'acqua potabile fino al centro della colonia tergestina sfruttando la gravità.
Coordinate: 45.6496, 13.7725
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