Nel 1755, l'imperatrice Maria Teresa d'Austria istituì la Borsa Merci di Trieste per regolamentare l'imponente volume di traffici marittimi e terrestri generato dal Porto Franco. Mezzo secolo dopo, per rispondere alle esigenze di una borghesia mercantile in forte espansione, la Deputazione di Borsa commissionò all'architetto maceratese Antonio Mollari la progettazione di una sede istituzionale adeguata. I cantieri operarono dal 1802 al 1805, consegnando alla città un edificio che definì i nuovi canoni dell'urbanistica asburgica locale.
Il tempio dorico e l'apparato scultoreo
L'impianto esterno del palazzo si configura come un tempio tetrastilo di ordine dorico, anticipando le rigide forme del Neoclassicismo triestino. L'apparato scultoreo fu affidato a scalpellini di rilievo, tra cui Bartolomeo Ferrari e Antonio Bosa, quest'ultimo formatosi nella bottega di Antonio Canova.
Sulla balaustra di coronamento svettano quattro figure allegoriche in pietra: il Danubio, il Genio di Trieste, la Minerva e il Nettuno. Questa precisa selezione iconografica fungeva da manifesto politico, rivendicando l'identità fluviale, marittima e intellettuale dell'Impero. Sulla facciata principale, all'interno di edicole incassate, si trovano le statue di Vulcano e Mercurio. Il timpano triangolare ospita invece un quadrante d'orologio, affiancato dalle raffigurazioni in scala minore della Fortuna e della Fama.
Alla base dell'edificio, incassata nella pavimentazione della piazza, è tracciata una meridiana analemmatica calcolata nel 1820 dall'orologiaio friulano Antonio Sebastianutti. L'orologio solare è sprovvisto di gnomone fisso: consente di individuare l'ora solare ponendosi in piedi sulla griglia dei mesi incisa a terra, proiettando la propria ombra sulle cifre periferiche.
L'affresco del Bison e le sedi della Borsa Merci
La Borsa Merci triestina operava in netta autonomia dal governo viennese: dirimeva le controversie commerciali, finanziava opere pubbliche e amministrava i capitali generati dallo snodo portuale. Il fulcro delle contrattazioni fisiche avveniva nella Sala Maggiore, situata al piano terra. Il soffitto a cupola di questo ambiente conserva gli affreschi realizzati da Giuseppe Bernardino Bison, incentrati sulle allegorie dell'istituzione del Porto Franco, del commercio marittimo e dell'industria.
L'edificio mantenne la sua funzione originaria fino al 1844, anno in cui l'aumento delle transazioni impose il trasferimento delle contrattazioni nella vicina e più capiente galleria del Tergesteo. Da quel momento la struttura assunse l'odierna denominazione di "Borsa Vecchia" e divenne sede della Camera di Commercio. Negli anni Venti del Novecento, il baricentro finanziario subì un ulteriore spostamento verso Palazzo Dreher (noto da allora come Palazzo della Borsa Nuova). L'integrità del progetto di Mollari è stata preservata attraverso complessi interventi di consolidamento statico eseguiti negli anni Settanta per risanare le lesioni inferte dai bombardamenti del 1944, seguiti da un restauro filologico degli intonaci e delle sculture nei primi anni Duemila.
Come arrivare e dintorni
Per raggiungere Piazza della Borsa in automobile, è necessario percorrere l'Autostrada A4 in direzione Trieste fino alla barriera del Lisert. Superato il casello, ci si immette sul Raccordo Autostradale 13 (RA13) per poi imboccare la Strada Statale 202 (SS202) verso il centro cittadino, seguendo le indicazioni stradali per le Rive. Poiché il palazzo si affaccia su un'area pedonale, è necessario utilizzare i posteggi a pagamento situati lungo le banchine portuali o presso le infrastrutture del Molo IV.
Spostandosi a nord della città, guidando lungo la litoranea Strada Statale 14 (SS14) della Venezia Giulia, si raggiunge l'abitato di Duino, dominato dalla roccaforte trecentesca dei principi della Torre e Tasso affacciata sulle falesie calcaree. Procedendo invece verso il confine orientale sull'altopiano carsico tramite la Strada Statale 58, si incrocia la frazione di Opicina, snodo viario storico noto per i bunker austro-ungarici occultati nella vegetazione e per la forte presenza di osmize, le tradizionali rivendite a conduzione agricola.
Coordinate: 45.6501, 13.7711
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