Nel 313 d.C., subito dopo la promulgazione dell'Editto di Milano da parte di Costantino, il vescovo Teodoro avviò la costruzione del primo grande complesso cultuale pubblico di Aquileia. Sulle rovine di preesistenti domus romane sorsero due vaste aule rettangolari e parallele destinate alla liturgia e all'istruzione dei battezzandi. L'attuale Basilica di Santa Maria Assunta insiste esattamente sopra i resti dell'antica aula meridionale, preservando al suo interno la più estesa pavimentazione musiva paleocristiana del mondo occidentale: oltre 750 metri quadrati ininterrotti di tessere calcaree e vitree.
L'Aula Sud e il ciclo allegorico di Giona
La superficie pavimentale della navata centrale e della navata laterale destra è ispezionabile grazie a un sistema di passerelle trasparenti rialzate, che azzera il calpestio diretto sulle tessere originali. Le maestranze del IV secolo suddivisero lo spazio in quattro campate, utilizzando l'iconografia animale per tradurre visivamente i concetti teologici in un'epoca di transizione religiosa.
La narrazione a mosaico procede per gradi: i primi riquadri sono geometrici e ospitano ritratti dei finanziatori (donatori) dell'opera. Nelle sezioni successive compaiono allegorie precise, come il gallo (simbolo della luce solare) che combatte contro la tartaruga (dal greco tartarukos, abitante delle tenebre), a raffigurare l'eterno conflitto tra il bene e il male. L'ultima campata, orientata verso l'attuale presbiterio, è dominata dal ciclo del profeta Giona: inghiottito da un mostro marino (spesso semplificato come balena, ma in realtà disegnato come un pistrice dell'arte ellenistica), rigettato sulle coste e infine addormentato sotto una pergola di ricino.
Lo scavo della Cripta e le fondazioni di Poppone
L'evoluzione strutturale dell'edificio nei secoli ha inevitabilmente intaccato l'integrità del sito paleocristiano. Accedendo tramite una porta nella navata sinistra si scende nella Cripta degli Scavi, l'area corrispondente alle fondamenta dell'aula nord teodoriana. In questo settore la decorazione musiva risulta pesantemente compromessa. La manomissione risale al 1031, quando il Patriarca Poppone ordinò l'innalzamento del massiccio campanile di 73 metri: le pesanti fondazioni a base quadrata vennero incassate nel terreno sfondando fisicamente la superficie pavimentale del IV secolo, obliterando per sempre intere sezioni decorate a ottagoni e nodi salomonici.
Stratificazioni romaniche e Museo Nazionale
L'indagine storiografica all'interno del perimetro basilicale prosegue sotto l'altare maggiore, nella Cripta degli Affreschi. L'ambiente sotterraneo fu ricavato nel IX secolo per volere del Patriarca Massenzio allo scopo di custodire le reliquie dei martiri locali Ermacora e Fortunato. Nella seconda metà del XII secolo, le volte vennero interamente dipinte dal cosiddetto "Maestro della Passione", un artista di stretta osservanza veneto-bizantina. Gli affreschi documentano diciannove scene della Passione di Cristo e la leggenda della fondazione della Chiesa aquileiese per mano dell'evangelista Marco.
Gran parte degli altri reperti pavimentali recuperati in città è conservata fuori dalla Basilica. Spostandosi verso la periferia agricola nel borgo di Monastero, il Museo Nazionale Paleocristiano raccoglie i mosaici della perduta Basilica del fondo Tullio (o della Beligna), balaustre lapidee scolpite di epoca carolingia e una densa collezione di epigrafi funerarie che copre l'arco cronologico dal V al IX secolo.
Come arrivare e dintorni
Per raggiungere Aquileia in automobile è necessario viaggiare lungo l'Autostrada A4 Torino-Trieste, uscendo al casello di Palmanova. Superata la barriera, ci si immette sulla Strada Regionale 352 (SR352) e si procede verso sud per circa 15 chilometri, oltrepassando lo snodo logistico di Cervignano del Friuli, fino a incontrare i parcheggi di ridosso all'area archeologica basilicale e alle colonne dell'antico foro romano.
A nord di Aquileia, immediatamente a ridosso del casello autostradale, si trova Palmanova, la celebre città-fortezza fondata nel 1593 dalla Repubblica di Venezia per arginare le incursioni ottomane e imperiali, delimitata da un rigido perimetro militare a stella a nove punte. Proseguendo invece verso sud lungo la medesima SR352, si percorre il ponte arginale che taglia la laguna sfociando a Grado, antico castrum difensivo ed emporio navale romano, diventato rifugio sicuro per il clero aquileiese durante l'avanzata di Attila nel 452 d.C.
Coordinate: 45.7695, 13.3667
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