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Castello di Sacuidic: la zecca clandestina nei boschi di Forni di Sopra

Monete false, un incendio doloso e una fuga precipitosa: la storia del castello medievale di Sacuidic a Forni di Sopra, riscoperto dall'archeologia. Come visitarlo.

Castello di Sacuidic: la zecca clandestina nei boschi di Forni di Sopra - Arte & Cultura in Friuli Venezia Giulia

Il castello medievale di Sacuidic: monete false, un incendio e seicento anni di bosco

C'è un nome che i vecchi di Forni di Sopra pronunciavano con un certo rispetto misto a diffidenza: Al ciastiel di Sacuidic, il castello di Sacuidic. Per secoli rimase sepolto nel bosco, visibile solo come un cumulo di pietre tra gli alberi, alimentando leggende locali che lo volevano collegato al diavolo. Sacuidic dovrebbe significare, dallo sloveno Za Hulicu, "luogo del diavolo" — in fornese cià dal diaul — oppure, più semplicemente, "luogo di vedetta" dal latino sacculus vidi, in quanto sorge su uno sperone roccioso che sovrasta il fiume Tagliamento all'imbocco del torrente Ruodia.

La realtà era forse ancora più oscura della leggenda: questo piccolo castello medievale nascondeva, nelle sue ultime fasi di vita, una zecca clandestina. E probabilmente per questo fu dato alle fiamme.

La posizione: un nodo commerciale medievale

I ruderi del castello di Sacuidic si trovano in prossimità dell'antica strada e guado sul fiume Tagliamento che per molti secoli ha permesso il passaggio di truppe, merci e pellegrini dall'Adriatico verso i Paesi del Nord Europa attraverso il passo della Mauria.

Non era un luogo di confine remoto: era esattamente il contrario. L'alta valle del Tagliamento era nel Medioevo uno degli assi di comunicazione tra il mondo adriatico-veneziano e l'Europa centrale. Chi controllava il guado sul Tagliamento controllava il passaggio di carovane, merci, denaro. Il castello sorge a sud-ovest dell'abitato di Andrazza, frazione di Forni di Sopra, sul colle Sacquidic, su una prominenza rocciosa che si eleva fra il Tagliamento e il rio Sacquidic.

Una posizione che non fu scelta per ragioni paesaggistiche.

La storia del castello: da osservatorio a residenza, fino alla zecca

Il castello di Sacuidic è una fortificazione di piccole dimensioni, frequentata per un breve periodo di tempo tra la fine del XII e la fine del XIII secolo. La conservazione di una buona parte delle strutture murarie ha permesso di comprendere appieno le sue varie fasi costruttive: da osservatorio militare a castello di guardia, fino a diventare residenza della famiglia del castelliere.

Si presume che Sacuidic potesse ospitare una ventina di persone: cinque o sei di origine nobile, feudatari o capitani dei signori di Nonta di Socchieve, e una quindicina di armigeri o servi.

Nel XIII secolo in paese dominavano i Germani di Nonta, che disponevano del castello per il controllo del passo sul fiume Tagliamento. E in quella posizione privilegiata, tra la Carnia e il Cadore, lontani dai controlli delle autorità ecclesiastiche e signorili, qualcuno avviò un'attività molto redditizia e molto illegale.

La zecca clandestina e le monete false

Quando gli archeologi tornarono a scavare il sito nei primi anni del Duemila, trovarono la conferma di ciò che aveva già intuito Alexander Wolf nella sua esplorazione ottocentesca: il castello nascondeva i resti di una produzione clandestina di monete false.

Gli scavi hanno portato alla luce diversi tondelli anepigrafi, lingottini e barre solidificate di lega di rame con evidente taglio a forbice, e frammenti di crogiolo in ceramica che inducono a pensare che nel castello si battesse moneta falsa. Gli undici denari veneziani in mistura dei dogi Sebastiano Ziani (1172-1178) ed Enrico Dandolo (1192-1205), nonché quattro veronesi crociati datati prima del 1185, sono risultati falsi. Solo una moneta, del doge Pietro Ziani (1205-1229) in argento, è risultata vera.

Non erano falsari improvvisati: la presenza di crogioli per la fusione, di lingotti di lega di rame, di tondelli pre-conio e di monete false finemente imitate suggerisce un'attività organizzata e prolungata nel tempo. Il castello era diventato una piccola officina monetaria illegale, nascosta tra le montagne della Carnia.

L'incendio e la fuga precipitosa

La fine arrivò violenta e probabilmente pianificata da chi voleva porre termine all'attività. Il castello fu distrutto da un violento incendio voluto probabilmente dai Savorgnani, che nel 1326 acquisirono la proprietà dei Forni Savorgnani, per porre fine all'attività clandestina.

Il contesto risultò "sigillato" da un consistente deposito di carbone derivato dall'incendio che causò la distruzione e l'abbandono del castello. Quell'incendio fu, paradossalmente, una fortuna per gli archeologi: chi abitava il castello non ebbe tempo di portare via le proprie cose. Fra i resti sono stati trovati bicchieri di vetro, rari all'epoca, punte di frecce da guerra e venatorie, una corazza e altri oggetti di valore, che inducono a pensare a una precipitosa fuga da parte dei falsificatori.

Le campagne di scavo: Wolf, Ca' Foscari e "For da Difiendi"

La prima esplorazione sistematica del sito si deve ad Alexander Wolf (Pforzheim 1826 - Udine 1904), uno studioso di origine tedesca attivo in Friuli, che tra il 1889 e il 1901 scavò i ruderi e lasciò rilievi dettagliati — e una lapide con la scritta "scoperta dal prof. Wolf 1891".

Nel 1999 il Comune di Forni di Sopra ha inserito la località di Sacuidic come "Sito di interesse archeologico". Nel 2004, con i terreni acquistati anche grazie a donazioni private, è iniziata la prima campagna di scavi curata dall'Università Ca' Foscari di Venezia sotto la direzione dell'architetto Fabio Piuzzi.

Un ruolo fondamentale fu svolto dall'associazione locale "For da Difiendi" e dal suo animatore Alfio Anziutti, che mobilitò studenti universitari e volontari fornesi per i lavori di scavo e restauro. Nel 2008 fu pubblicato il libro "Sacquidich presso Forni Superiore" degli autori Sauro Gelichi, Fabio Piuzzi e Alessandra Cianciosi — la prima pubblicazione relativa a un progetto di ricerca sull'archeologia dell'alta valle del Tagliamento.

Come visitare il castello di Sacuidic

Il castello è oggi uno dei siti archeologi più accessibili e meglio valorizzati delle Dolomiti Friulane. È facilmente raggiungibile dal centro di Forni di Sopra attraverso una piacevole passeggiata. Un sistema di cartelli informativi spiega al visitatore la portata degli scavi, le varie fasi dell'insediamento del castello, come si viveva a quel tempo e le varie operazioni effettuate per il recupero del sito. Alla rocca si accede su un ponticello in legno eretto dove un tempo vi era un ponte levatoio.

Il percorso di trekking parte dal centro di Forni di Sopra, attraverso i boschi del Parco Naturale delle Dolomiti Friulane. La passeggiata richiede circa 2 ore totali. Le visite guidate estive prevedono anche un avvicinamento in pulmino seguito da 10 minuti a piedi.

Ogni anno, di solito in estate, si tiene la Rievocazione Storica Medievale di Sacuidic: la rievocazione commemora l'incendio misterioso del castello e il passaggio di giurisdizione ai nobili Savorgnan nel 1326. Include una cena medievale, la visita al castello con musici e nobili in costume, la rappresentazione storica del passaggio di poteri, combattimenti, danze e mercatini a tema.

Per informazioni sulle visite guidate e sulla rievocazione:

Centro Visite di Forni di Sopra Tel. +39 0433 886767

Un castello piccolo, poco più di una torre con qualche edificio annesso, vissuto per appena un secolo. Eppure la storia che custodiva — la storia di chi batteva monete false ai piedi delle Dolomiti, nascosto tra i boschi, mentre i signori dei Savorgnan avanzavano da sud — ha qualcosa di straordinariamente cinematografico. L'incendio che lo distrusse fu la condanna di chi vi abitava e la fortuna di chi, seicento anni dopo, avrebbe potuto ricostruire quella vita pezzo per pezzo.

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