C'è una frase che apre bene questo racconto. Molesi, nell'introduzione al libro Artisti triestini contemporanei: "Quasi tutto ciò che c'è di pittura e scultura prima degli inizi del secolo scorso, eseguito a Trieste o per Trieste, si può dire che stia sul colle di San Giusto."
È un'esagerazione utile. Trieste dell'Ottocento era una città ricca, cosmopolita, piena di famiglie borghesi che avevano fatto fortuna nel commercio marittimo sotto l'Impero asburgico. E una città ricca vuole i suoi ritratti. Quella committenza aveva bisogno di qualcuno capace di dipingere non solo la rassomiglianza fisica ma anche il carattere, la personalità, il dettaglio psicologico che fa sembrare vivo un ritratto anziché ingessato.
Quel qualcuno era Giuseppe Tominz.
La formazione a Roma: Canova e i Nazareni
Tominz nasce a Gorizia nel 1790. Il suo periodo di formazione avviene a Roma tra il 1809 e il 1818 — anni cruciali per la pittura italiana. A Roma entra in contatto con due correnti opposte che lo segneranno entrambe.
Da un lato i maestri del Neoclassicismo — a partire dal grande Antonio Canova, che in quegli anni è all'apice della fama europea. Dall'altro gli artisti della corrente Purista, teorizzata dai Nazareni — il gruppo di pittori tedeschi e austriaci che cercavano un ritorno alla semplicità e alla spiritualità della pittura medievale e rinascimentale.
Dallo studio di queste due correnti Tominz ricava il suo stile: realismo nella resa della somiglianza, eleganza stilistica nella composizione. Un equilibrio che funziona perfettamente per il ritratto borghese.
Trieste: trent'anni al servizio della ricca borghesia
Nel 1825 Tominz si trasferisce a Trieste — seguendo la committenza. La ricca borghesia mercantile della città asburgica era esattamente il pubblico per cui la sua arte era fatta: famiglie che avevano soldi, cultura e voglia di essere immortalate con dignità.
Nel 1830 allestisce una personale con 40 ritratti che riscuote grande successo e lo consacra definitivamente come ritrattista delle facoltose famiglie triestine. Da quel momento rimarrà a Trieste per trent'anni.
Il metodo di lavoro è preciso e collaudato. Per i ritratti di famiglia — dove compaiono più soggetti con sfondi paesaggistici o interni — chiede ai singoli personaggi di posare separatamente, poi completa il dipinto da solo. Ogni ritratto individuale richiede circa tre ore di posa: è veloce, ha una tecnica solida, e i modelli lo apprezzano perché esce qualcosa di vivo.
Lo stile: psicologia e dettaglio
La particolarità di Tominz è che non si limita alla rassomiglianza fisica. Coglie aspetti psicologici e piccoli dettagli della vita quotidiana che rendono i suoi ritratti più simili a un racconto che a una fotografia ante litteram. I modelli si rispecchiano in dipinti capaci di rivelare la loro personalità — non solo il loro viso.
Quando si libera dalla ritrattistica ufficiale lo stile si fa più scanzonato. Il Nano Ostricaro — oggi al Civico Museo Revoltella — è uno dei casi in cui Tominz abbandona la dignità compositiva imposta dalla committenza nobile e sceglie un soggetto popolare con una franchezza quasi caricaturale. L'Autoritratto, anch'esso al Revoltella, ha la stessa libertà.
Le opere principali
I pezzi più significativi si trovano al Civico Museo Revoltella di Trieste:
- Famiglia de Brucher — ritratto di famiglia con sfondi architettonici, esempio maturo del suo stile
- Nano Ostricaro — il lato libero e quasi grottesco della sua arte
- Autoritratto — la sua resa di se stesso con la stessa onestà che applicava agli altri
Alla Galleria Nazionale di Arte Antica di Trieste si trova Zuan delle Rose. Tominz ritrasse anche il pittore romantico Giuseppe Lorenzo Gatteri, collega della generazione successiva.
Gli ultimi anni
Nell'ultima parte della vita Tominz inizia a soffrire di problemi alla vista — una condanna per un pittore che viveva di precisione e dettaglio. Il figlio Augusto cerca di aiutarlo, ma non ha la stessa raffinatezza del padre. Tominz decide di tornare a Gorizia, sua città natale, dove muore nel 1866.
Le sue opere rimangono a Trieste, nel museo che custodisce l'Ottocento borghese della città asburgica. Per chi visita il Revoltella, i ritratti di Tominz sono uno dei motivi per fermarsi più a lungo: è il tipo di pittura che ti guarda indietro.
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