Nell'estate del 1938, l'amministrazione cittadina ordinò il rapido smontaggio della scultura monumentale che dominava Piazza Unità d'Italia. I blocchi di pietra vennero rimossi e confinati all'interno dell'Orto Lapidario per liberare il campo visivo della piazza e allestire il palco dal quale, nel settembre dello stesso anno, Benito Mussolini avrebbe annunciato la promulgazione delle leggi razziali. La Fontana dei Quattro Continenti rimase smembrata e assente dal suo baricentro urbano fino al 1970.
L'omaggio asburgico al Porto Franco
L'impianto idrico e scultoreo originario fu commissionato tra il 1751 e il 1754 allo scultore lombardo Giovanni Battista Mazzoleni. L'opera aveva uno scopo politico ed economico preciso: celebrare la prosperità commerciale di Trieste a seguito della Patente di Porto Franco, emanata nel 1719 dall'imperatore Carlo VI d'Asburgo e successivamente potenziata dalla figlia Maria Teresa.
Al vertice della composizione piramidale in pietra calcarea, Mazzoleni posizionò la personificazione della città di Trieste: una figura femminile adagiata sulle rocce tipiche del paesaggio carsico, circondata da botti, pacchi e sartiame navale. La statua è scolpita nell'atto di rivolgersi a un mercante in abiti orientali, fissando nella pietra il ruolo di scalo marittimo internazionale dell'Impero.
L'iconografia fluviale e il Nilo bendato
Il livello inferiore del gruppo scultoreo è presidiato dalle quattro figure allegoriche che danno il nome all'opera, rappresentanti le aree geografiche fino ad allora mappate: Europa, Asia, Africa e America. Mazzoleni codificò i tratti somatici delle statue basandosi sulle descrizioni etnografiche dell'epoca.
Il deflusso dell'acqua è affidato a quattro figure che impersonano i principali fiumi del mondo conosciuto, riversando il getto all'interno di conchiglie di raccolta. Tra queste, la statua che rappresenta il Nilo è scolpita con il volto parzialmente coperto da un drappo, citazione diretta della Fontana dei Quattro Fiumi del Bernini in Piazza Navona, motivata dall'assenza di coordinate geografiche certe sulle sorgenti del fiume africano. Alla base, quattro delfini completano il ciclo immettendo l'acqua nelle vasche polilobate inferiori.
Dalle critiche neoclassiche al riposizionamento
Sin dalla sua inaugurazione, l'estetica della fontana fu oggetto di forti frizioni. L'adozione di un linguaggio tardo-barocco fu ritenuta antiquata dai settori neoclassici dell'accademia locale, che arrivarono a definire l'opera "un ammasso di pietre". Questa ostilità latente si ripresentò periodicamente: nel 1925 un decreto comunale ne previde l'abbattimento definitivo, bloccato in extremis dall'opposizione di un comitato di artisti triestini, tra cui lo scultore Marcello Mascherini, a cui venne affidato il primo restauro.
Dopo la deportazione nell'Orto Lapidario del 1938, l'opera conobbe tre decenni di oblio. Fu la sistematica pressione esercitata dal pittore e intellettuale triestino Cesare Sofianopulo a forzare l'amministrazione, nel 1970, a prelevare i blocchi dai depositi e a riassemblare la fontana nella sua collocazione originaria, restituendo a Piazza Unità il suo snodo prospettico settecentesco.
Come arrivare e dintorni
Il centro storico e il fronte mare di Trieste si raggiungono percorrendo l'autostrada A4 fino alla barriera terminale del Lisert. Oltrepassato il casello, è necessario immettersi sulla Strada Statale 202 (SS202) Triestina, seguendo lo scorrimento litoraneo in direzione centro. Si sbocca così sulle Rive (la viabilità costiera urbana), dove è possibile posteggiare nei grandi parcheggi a pagamento situati lungo Riva Caduti per l'Italianità o presso il Molo IV.
Da Piazza Unità, voltando le spalle al Municipio, la vista spazia direttamente sul Golfo e incrocia il Molo Audace, una lingua di pietra protesa nel mare che ricorda il primo approdo italiano del 1918. Procedendo alle spalle della piazza, imboccando l'asse di Corso Italia, ci si imbatte immediatamente in Piazza della Borsa, dominata dall'architettura neoclassica dell'antico palazzo del mercato finanziario. Per esplorare la stratificazione più antica, si risale invece il Colle di San Giusto per ispezionare il castello e la Cattedrale, fondati sui resti del foro romano.
Coordinate: 45.650085, 13.768132
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