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Il Santuario della Madonna Missionaria a Tricesimo

Eretto nel 1953 per custodire la statua mariana della Peregrinatio post-bellica, il Santuario di Tricesimo domina le colline moreniche lungo la SS13.

Il Santuario della Madonna Missionaria a Tricesimo - Arte & Cultura in Friuli Venezia Giulia

Nel dicembre del 1946, l'Arcidiocesi di Udine varò la Peregrinatio Mariae, una mobilitazione logistica e spirituale concepita per trasportare una statua lignea della Madonna attraverso i comuni del Friuli. L'operazione mirava a ricostruire il tessuto sociale di una popolazione rurale stremata dalle distruzioni materiali e dai lutti della Seconda Guerra Mondiale. Al termine di questo percorso itinerante, l'effigie trovò la sua collocazione definitiva sulle colline moreniche di Tricesimo, innescando l'edificazione del Santuario della Madonna Missionaria.

Dal Castello Valentinis alla costruzione in ciottoli

In una prima fase, la scultura venne stoccata all'interno del limitrofo castello medievale di Tricesimo (già Castello Valentinis), oggi riqualificato in Casa Diocesana di Esercizi Spirituali. L'inadeguatezza strutturale della fortezza nel gestire la pressione demografica dei pellegrinaggi impose tuttavia l'apertura di un nuovo cantiere. Il Santuario fu inaugurato ufficialmente nel 1953, adottando un impianto architettonico di rigida essenzialità post-bellica.

La facciata a capanna è interamente rivestita con un paramento di ciottoli di fiume a vista, una tecnica costruttiva povera ma tipica dell'edilizia friulana degli anni Cinquanta. La geometria esterna è interrotta esclusivamente da un massiccio crocifisso dorato e da un affresco posizionato sopra il portale d'ingresso. L'interno si sviluppa su una rigorosa navata unica, illuminata da una sequenza di vetrate istoriate che filtrano la luce naturale. Nel presbiterio, l'illuminazione direzionale isola la statua mariana, raffigurata con il Bambino in grembo e una colomba bianca sostenuta dalla mano destra.

L'Altare degli Emigranti e l'etnografia africana

La gestione logistica e pastorale del complesso è affidata alla congregazione dei Padri Stimmatini, insediatisi a Tricesimo provenendo dalla sede di Gemona del Friuli. La loro vocazione operativa oltremare si riflette materialmente negli spazi annessi al Santuario, che ospitano un'esposizione permanente di etnografia africana e un mercato solidale per il finanziamento delle missioni estere.

La storiografia locale trova invece espressione fisica nell'Altare degli Emigranti. Questo spazio è dedicato alla memoria dell'esodo demografico che, tra la fine dell'Ottocento e il secondo dopoguerra, ha svuotato le campagne friulane spingendo decine di migliaia di lavoratori verso le miniere del Belgio, i cantieri della Germania e le rotte transoceaniche di Canada, Argentina e Australia. Negli ultimi decenni, il piazzale antistante la chiesa ha inoltre assunto una funzione di aggregazione laica durante il mese di aprile, diventando il punto di partenza per la "Motobenedizione", un raduno motociclistico regionale finalizzato alla raccolta fondi per cause sociali e ospedaliere.

Come arrivare e dintorni

Tricesimo è attraversata longitudinalmente dalla Strada Statale 13 (SS13) Pontebbana. Chi viaggia tramite l'autostrada A23 Palmanova-Tarvisio deve imboccare l'uscita al casello di Udine Nord e immettersi sulla SS13 procedendo in direzione nord (verso Tarvisio). Dopo circa otto chilometri, raggiunto il centro abitato di Tricesimo, si segue la viabilità urbana in salita svoltando a est, imboccando le rampe che risalgono il versante collinare dominato dal Castello.

Proseguendo sulla direttrice della SS13 verso nord per circa quattro chilometri, si entra nel comune di Cassacco, il cui assetto urbanistico è dominato dall'omonimo castello duecentesco, caratterizzato da possenti torri angolari e isolato nell'anfiteatro morenico. Deviando invece da Tricesimo verso nord-est tramite la Strada Provinciale 104 (SP104), si raggiunge Nimis, sede della Pieve dei Santi Gervasio e Protasio, fondata in epoca longobarda (VIII secolo), e centro d'elezione per la produzione vinicola della prima DOCG friulana, il Ramandolo.

Coordinate: 46.162747, 13.220556

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