Il 13 settembre 1928, in seguito ai traumi riportati in un incidente automobilistico, Ettore Schmitz spirava all'ospedale di Motta di Livenza. La sua scomparsa avvenne proprio all'apice del riconoscimento letterario europeo, esploso a Parigi l'anno precedente grazie all'intercessione di Eugenio Montale e di James Joyce. Si chiudeva così l'esistenza sdoppiata dell'uomo d'affari triestino che, firmandosi con lo pseudonimo di Italo Svevo, aveva scardinato l'impianto narrativo del romanzo italiano del Novecento.
Dalle vernici sottomarine alla cattedra di James Joyce
Nato a Trieste il 19 dicembre 1861 in una famiglia di origine ebraica, Schmitz fu instradato fin da giovane agli studi commerciali in Germania, trovando poi impiego nel 1880 presso la filiale triestina della Banca Union. Il matrimonio con Livia Veneziani segnò una mutazione logistica ed economica profonda: Ettore entrò nell'azienda dei suoceri, un complesso industriale specializzato nella produzione di vernici antivegetative sottomarine per le flotte europee. Le responsabilità di dirigenza lo obbligarono a continui viaggi d'affari in Inghilterra e in Francia, relegando la letteratura alle ore notturne.
Nel 1905, con l'obiettivo di perfezionare l'inglese per gli affari, Schmitz si iscrisse alla Berlitz School di Trieste. Il suo insegnante assegnato era un giovane esule irlandese, James Joyce. Il sodalizio intellettuale tra il maestro irregolare e l'industriale superò rapidamente la rigidità delle lezioni: Joyce prese in esame i primi due romanzi di Svevo, Una vita (1892) e Senilità (1898) – fino a quel momento totalmente ignorati dalla critica cittadina – e ne certificò il valore letterario, dissuadendo l'autore dall'abbandonare definitivamente la scrittura.
La psicoanalisi di Freud e l'esplorazione in Senilità
Negli anni immediatamente precedenti alla Prima Guerra Mondiale, l'ambiente medico triestino assorbì precocemente le teorie di Sigmund Freud, principalmente tramite l'opera clinica del medico Edoardo Weiss. Svevo entrò in contatto diretto con la letteratura psicoanalitica intorno al 1910, assimilando un bagaglio analitico che fornì l'ossatura per La coscienza di Zeno, pubblicato a proprie spese nel 1923.
L'ispezione clinica delle nevrosi borghesi era tuttavia già ampiamente strutturata nel suo secondo romanzo, Senilità. Il testo utilizza la topografia della Trieste asburgica come spazio materiale per dissezionare la relazione tra lo scrittore fallito Emilio Brentani e la giovane popolana Angiolina Zarri. Il tentativo iniziale di Emilio di circoscrivere il rapporto a un calcolo utilitaristico decade in una pulsione che restringe gli spazi fisici dei due amanti, costringendoli a percorsi di isolamento nelle retrovie urbane e nelle pensioni defilate della città.
Il monumento bronzeo in Piazza Hortis
Per decenni la presenza materiale di Svevo a Trieste è rimasta confinata alle targhe commemorative affisse sulle abitazioni e all'eco dei tavolini del Caffè Tergesteo, storica base operativa degli irredentisti de L'Indipendente. Nel 2004, il capoluogo giuliano ha integrato questa lacuna installando un'opera statuaria in bronzo a grandezza naturale, fusa dallo scultore Nino Spagnoli.
La scultura è incardinata sul selciato di Piazza Hortis, a pochi metri dall'ingresso della Biblioteca Civica che Svevo frequentava metodicamente in gioventù per studiare i classici letterari. La fusione ritrae lo scrittore in cammino verso il lungomare, con il cappello a tesa larga sul capo e un libro nella mano sinistra, restituendo la fisionomia del borghese calato nel pendolarismo cittadino.
Come arrivare e dintorni
Il centro di Trieste si raggiunge in automobile percorrendo il tracciato autostradale della A4 Torino-Trieste, oltrepassando il casello terminale del Lisert. Da qui si procede senza deviazioni sulla Strada Statale 202 (SS202) Triestina, seguendo lo scorrimento litoraneo fino a immettersi sulla viabilità portuale delle Rive. Piazza Hortis è situata nelle immediate vicinanze del fronte mare, nel cuore del quartiere di Cavana.
L'itinerario costiero di avvicinamento impone il transito di fronte all'architettura eclettica e al parco botanico del Castello di Miramare, residenza eretta per Massimiliano d'Asburgo-Lorena. Oltrepassando la città in direzione sud-est tramite la SP14, il percorso termina a Muggia, l'ultimo lembo di territorio italiano geograficamente istriano, definito da un impianto urbanistico e architettonico di stretta derivazione gotico-veneziana.
Coordinate: 45.647184, 13.765691
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