Una cattedrale che racconta sette secoli
Ci sono edifici che invecchiano e ci sono edifici che stratificano. Il Duomo di San Marco a Pordenone appartiene alla seconda categoria. Ogni secolo ha lasciato qualcosa: una cappella, un portale, un affresco, una riparazione dopo un fulmine o un terremoto. Il risultato non è un monumento omogeneo e compatto, ma qualcosa di più interessante: un palinsesto di stili e di storie, leggibile strato per strato da chi ha voglia di guardare con attenzione.
La cattedrale sorge nel punto in cui la città medievale era già tutto: vicina al porto sul Noncello, affacciata sulla strada principale, custode del campanile che serviva da riferimento visivo per chiunque arrivasse da lontano. Ancora oggi, percorrendo Corso Vittorio Emanuele, il campanile appare all'improvviso oltre i portici e si capisce subito perché per secoli abbia orientato viaggiatori e mercanti.
La costruzione: dalle origini gotiche ai rimaneggiamenti successivi
Le fondamenta del Duomo furono poste nella prima metà del Duecento, in un periodo in cui Pordenone stava affermandosi come città a tutti gli effetti, con i propri statuti e le proprie ambizioni. La chiesa fu completata entro il 1278, voluta come chiesa matrice al posto della più antica chiesa di Torre. Ma un edificio di queste proporzioni non resta mai fermo nel tempo.
Nel XV secolo si aggiunsero le cappelle laterali, che ampliarono lo spazio interno e cambiarono il rapporto tra la navata principale e le pareti. Nel XVI secolo comparve il portale sulla facciata, uno degli elementi più belli dell'intero complesso: scolpito da Giovanni Antonio Pilacorte, presenta nella lunetta centrale un Cristo lavorato con grande precisione. La facciata assunse così il carattere che in parte ancora conserva. Nel XVII secolo furono aggiunte colonne laterali di gusto neoclassico, e nel XIX secolo il paramento esterno fu ulteriormente modificato.
Il Duomo appartiene stilisticamente all'arte gotica, entrata in Friuli soprattutto attraverso i Francescani. Rispetto agli esempi più puri del gotico friulano, come il Duomo di Gemona del 1290 o quello di Venzone del 1308, opera del maestro Giovanni, il San Marco di Pordenone presenta una sovrapposizione di influenze: gotica nell'impianto originario, con aperture verso il romanico e poi verso il Rinascimento veneziano nei dettagli decorativi.
Il campanile: 72 metri di storia sopravvissuta
Accanto alla cattedrale svetta il campanile, ultimato nel 1347, alto 72 metri. Una presenza che nel paesaggio urbano di Pordenone non passa inosservata: quattro lati, eleganti bifore in stile veneziano all'altezza delle campane, una cuspide secentesca che corona la sommità.
La storia del campanile è costellata di disgrazie superate. Più volte colpito da fulmini e danneggiato da terremoti, nell'Ottocento fu oggetto di una vera e propria battaglia istituzionale: nel 1820 un'ordinanza ufficiale ne ordinò l'abbattimento per motivi di sicurezza. L'ordine non fu mai eseguito. Il campanile fu restaurato e poi consolidato con una fasciatura in ferro, soluzione pragmatica che lo ha portato fino ai nostri giorni. Una fortuna per la città: senza di lui, il profilo di Pordenone sarebbe un'altra cosa.
Le opere del Pordenone: il pittore che diventò il nome della città
L'interno del Duomo conserva opere di grande qualità, in massima parte di epoca rinascimentale. Ma il capitolo più importante riguarda Giovanni Antonio de' Sacchis, nato a Pordenone nel 1483 e passato alla storia semplicemente come il Pordenone: il pittore che prese il nome dalla sua città e che alla sua città lasciò alcune delle testimonianze più significative della propria evoluzione artistica.
Va detto subito una cosa pratica: le opere originali del Pordenone oggi visibili in Duomo sono riproduzioni. Gli originali si trovano al Museo Civico d'Arte di Palazzo Ricchieri, a pochi minuti a piedi. Per vedere i lavori nella loro matericità autentica, il museo è il luogo giusto.
Tra le opere più significative legate al pittore all'interno della cattedrale, la pala dell'altare maggiore dedicata a San Marco merita un'attenzione particolare. Il tema si inserisce nella tradizione della Chiesa Aquileiese: la leggenda attribuiva le origini della diocesi all'opera evangelizzatrice di San Marco, figura vicina a Pietro e quindi di grande prestigio per l'intera cristianità. Nella pala, il Pordenone rappresentò San Marco nell'atto di consacrare il primo Vescovo di Aquileia, Sant'Ermacora, con la presenza di San Fortunato e di altri santi tra cui Giorgio, Girolamo, Sebastiano e Giovanni Battista. Una composizione affollata e luminosa, caratteristica dello stile maturo del pittore.
Altre opere legate al suo nome nel complesso della cattedrale erano l'acquasantiera e il fonte battesimale con decorazioni attribuite alla sua mano, ottimi esempi della capacità di creare atmosfere luminose che rese il Pordenone uno dei protagonisti del Rinascimento nell'Italia nord-orientale.
La scuola del Pordenone
Il maestro lasciò anche una scuola, e i suoi allievi e familiari continuarono a lavorare per il Duomo e per le chiese della città. Nella Cappella Mantica si trovano opere di due figure importanti di questa cerchia.
Il Calderari, nome d'arte di Giovanni Maria Zaffoni, artista locale formatosi nell'orbita del Pordenone, vi lasciò le Storie di Maria e di Cristo, un ciclo di grande impegno narrativo. Lo stesso Calderari è l'autore degli splendidi affreschi cinquecenteschi nella vicina chiesa ottagonale della Santissima Trinità, dove tra le scene bibliche è visibile anche una rappresentazione della Pordenone rinascimentale di straordinario interesse documentario.
Pomponio Amalteo, genero del Pordenone, è invece l'autore della Fuga in Egitto nella stessa cappella. Amalteo fu una figura centrale nella Pordenone del Cinquecento: a lui si deve anche l'aggiunta dei pinnacoli e della torre dell'orologio al Palazzo Comunale, che chiude prospetticamente il Corso.
Gli affreschi trecenteschi e la Cappella di San Nicolò
Prima ancora del Rinascimento, il Duomo conservava affreschi medievali di qualità. La Cappella di San Nicolò è tra gli ambienti più antichi e meglio conservati del complesso, con decorazioni che raccontano la stagione gotica della pittura friulana, influenzata in quegli anni dall'arrivo in regione di maestri come Vitale da Bologna, attivo a Udine dal 1348.
In sagrestia si conserva poi una Resurrezione ben conservata, altra testimonianza della ricchezza pittorica che il Duomo ha accumulato nel corso dei secoli.
Informazioni pratiche per la visita
Il Duomo di San Marco si trova nel cuore del centro storico di Pordenone, a pochi passi dal Palazzo Comunale e dall'inizio dei portici di Corso Vittorio Emanuele. L'ingresso alla cattedrale è libero. Per le opere originali del Pordenone e della sua scuola, il percorso naturale prosegue al Museo Civico d'Arte di Palazzo Ricchieri, che si trova sulla stessa strada. Verificare orari e condizioni di accesso sul sito del Comune di Pordenone prima della visita, poiché possono variare per eventi, celebrazioni liturgiche o lavori di manutenzione.
Chi arriva da fuori regione troverà Pordenone comodamente raggiungibile in treno dalla linea Venezia-Udine: dalla stazione al Duomo si cammina in meno di dieci minuti.
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