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La Cattedrale di Gorizia: architettura e Grande Guerra

La Cattedrale gotica dei santi Ilario e Taziano a Gorizia conserva il cenotafio dell'ultimo conte Leonardo e i pesanti restauri eseguiti nel dopoguerra.

La Cattedrale di Gorizia: architettura e Grande Guerra - Arte & Cultura in Friuli Venezia Giulia

Nell'agosto del 1916, durante le offensive della Sesta Battaglia dell'Isonzo, il fuoco prolungato dell'artiglieria italiana colpì il tessuto urbano di Gorizia, infliggendo gravi danni strutturali alla Cattedrale dei Santi Ilario e Taziano. L'edificio visibile oggi, restituito al culto nel 1928, è il risultato di un profondo intervento di ricostruzione post-bellica che ha tentato di ricucire secoli di stratificazioni architettoniche.

Dalla pieve gotica alla soppressione di Aquileia

Il primo nucleo dell'edificio è menzionato in documenti risalenti al 1296. Alla fine del XIV secolo, l'incremento demografico impose l'ampliamento della pieve originaria, trasformata in una struttura di matrice gotica completata definitivamente nel 1525.

Il salto di status gerarchico avvenne nel 1752: in seguito a un complesso accordo geopolitico tra l'Impero Asburgico e la Repubblica di Venezia, il millenario Patriarcato di Aquileia venne soppresso. Gorizia fu elevata a sede di arcidiocesi metropolitana e la chiesa ottenne il titolo di Cattedrale, assorbendo contestualmente una porzione rilevante del tesoro aquileiese e attirando le committenze delle famiglie nobiliari locali per l'erezione di nuovi altari.

Le stratificazioni esterne di Karaman e Fabiani

La facciata a capanna, sormontata da uno spezzone di timpano, fu riprogettata nel 1924 dall'architetto Emilio Karaman, il quale operò seguendo le intuizioni stilistiche dell'urbanista sloveno Max Fabiani. Il portale principale è inquadrato da due lesene che reggono una scultura ottocentesca della Vergine, mentre i battenti lignei dei tre ingressi sono innestati con protomi bronzee raffiguranti i dodici Apostoli.

Sul fianco meridionale sopravvivono frammenti più antichi: un angelo lapideo del Quattrocento e una meridiana solare incisa nel 1778 dallo gnomonista Giuseppe Barzellini. La torre campanaria, originariamente cinquecentesca e dotata di cupola, assunse l'attuale forma a cuspide piramidale nel 1865, venendo poi traforata con l'apertura delle bifore nella cella campanaria nel 1920.

L'eredità asburgica e il cenotafio dell'ultimo conte

L'aula interna, depauperata degli affreschi a causa dei crolli della Prima Guerra Mondiale, conserva l'impronta barocca e asburgica della città. Nella navata centrale spicca il pulpito eretto nel 1711, la cui datazione è ricavabile da un cronogramma numerico celato nell'epigrafe "Largo ILLustrIssIMae nobILItatIs Dono". L'altare maggiore del presbiterio fu realizzato tra il 1705 e il 1707 dall'architetto Giovanni Pacassi, arricchito dai marmi dello scultore Pietro Baratta e sormontato, sulla parete absidale, dalla grande tela del 1823 di Giuseppe Tominz che invoca la protezione sulla città.

Al termine della navata destra, la cappella di Sant'Acazio preserva l'unica campata gotica occidentale superstite, caratterizzata da un ciclo di affreschi del tardo Quattrocento che raffigura gli Evangelisti e una schiera di angeli musicanti. Accanto si apre la cappella del Santissimo Sacramento, che custodisce il cenotafio di Leonardo, l'ultimo conte di Gorizia. Scolpito dal lapicida Vito nel 1497, il monumento rimase privo delle spoglie del nobile, il quale morì nel 1500 e fu sepolto in territorio tirolese, a Lienz, consegnando di fatto la Contea di Gorizia alla corona d'Asburgo.

Come arrivare e dintorni

Gorizia è raggiungibile in automobile percorrendo il raccordo autostradale A34 (Villesse-Gorizia), imboccando il casello terminale della città. Dal casello, si prosegue lungo la direttrice urbana seguendo via Duca d'Aosta e via Vittorio Veneto, per poi parcheggiare nelle vicinanze di Corso Italia o Piazza Vittoria. Il Duomo è situato in Corte Sant'Ilario, in un'area a traffico limitato.

Dal centro storico è possibile risalire a piedi verso il Castello di Gorizia, roccaforte medievale che domina l'insediamento dall'alto, oppure dirigersi in automobile verso la Piazza della Transalpina (Trg Evrope), fisicamente attraversata dal confine di Stato tra Italia e Slovenia. Pochi chilometri a nord-ovest, risalendo la SR356, si raggiunge San Floriano del Collio, crocevia della viticoltura e punto di accesso al massiccio del Monte Sabotino.

Coordinate: 45.944208, 13.622718

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