La storia del Duomo di Cividale del Friuli è scandita dai disastri. Incendi, cedimenti tellurici, architetti defunti a cantiere aperto e piloni collassati dopo decenni di manovalanza. Se per edificare il vicino Ponte del Diavolo furono necessari sessant'anni, la fabbrica del Duomo ha richiesto quasi ottocento anni di interventi, partendo dal nucleo originario del 737 d.C. fino ad assumere le volumetrie attuali.
Il risultato di questa stratificazione è una basilica intitolata a Santa Maria Assunta dove l'architettura gotica, l'impianto rinascimentale e le stuccature barocche convivono all'interno di un perimetro coerente. Sull'altare maggiore è conservata la Pala d'Argento del Patriarca Pellegrino II, un manufatto medievale di altissima oreficeria giunto intatto fino a noi.
Il cedimento del pilone e la successione degli architetti veneziani
L'Historia Langobardorum redatta da Paolo Diacono documenta che nel 737 esisteva già un edificio ecclesiastico voluto dal Patriarca Callisto. Si trattava di una struttura di matrice bizantino-ravennate, anticipata da un battistero a pianta ottagonale. La chiesa sopravvisse per 450 anni: al suo interno si tenne il Concilio Provinciale del 796 e si celebrò l'investitura ducale del 1077.
La vita della fabbrica subì una lunga serie di cesure traumatiche:
- 1186: Un incendio rade al suolo la struttura. Il Patriarca Pellegrino II ne ordina la ricostruzione secondo i canoni romanici.
- 1449: Dopo ulteriori lesioni dovute a terremoti e fiamme, la comunità di Cividale delibera l'abbattimento totale e la riedificazione da zero.
- 1458: Il cantiere viene assegnato a Bartolomeo delle Cisterne, che traccia una basilica a tre navate di stampo gotico veneziano. Per far spazio all'ampliamento viene demolito l'antico battistero esterno.
- 1502: A lavori giunti a un terzo del completamento, crolla un pilone della navata destra, trascinando in rovina le coperture già ultimate.
La direzione passa allora al maestro Pietro Lombardo e successivamente al figlio Tullio. Entrambi muoiono prima di vedere la fine dei lavori (rispettivamente nel 1515 e nel 1532). La consacrazione del vano avviene solo nel 1529, la posa della facciata si conclude nel 1536 e il lastricato interno nel 1620. Le stuccature finali sono opera settecentesca di Giorgio Massari e del suo allievo Bernardino Maccaruzzi.
La transizione stilistica incisa sulla facciata
Il prospetto principale del Duomo è una mappa visiva di questo travaglio edilizio. Il blocco inferiore appartiene alla fase gotica di Bartolomeo delle Cisterne, in cui si inserisce il portale in stile rinascimentale scolpito da Jacopo Taiapiera, ispirato a quello di San Marco a Venezia e decorato con lo stemma delle due palme (simbolo del patrono San Donato).
Il blocco superiore, al contrario, presenta un linguaggio pienamente rinascimentale: un timpano triangolare a chiusura, raccordi laterali curvi e una trifora centrale ad illuminare la navata maggiore.
Sul lato destro si innalza il campanile, edificato tra il 1631 e il 1771. Per rispettare una prescrizione storica, ogni sera alle 22:00 la campana maggiore batte l'ora dell'antico coprifuoco (spostata alle 23:00 solo in occasione dell'ultimo giorno di carnevale).
Le geometrie di Pietro Lombardo e la pietra grigia di Torreano
All'interno, i volumi sono definiti dall'uso della pietra grigia di Torreano, che scandisce archi e navate convergendo verso l'abside. I capitelli e le modanature dei piloni mantengono il profilo gotico originale, mentre le proporzioni generali dello spazio rispondono al progetto rinascimentale di Pietro Lombardo.
Il presbiterio, rialzato secondo lo schema planimetrico di Aquileia, è raccordato alla navata da una gradinata realizzata nel 1721 e ampliata nel 1775. Sulla balaustra sono scolpiti i quattro Evangelisti, affiancati dalle allegorie della Fede e della Speranza.
Il Patriarca in ginocchio: le lamine della Pala d'Argento
Il manufatto di maggior pregio conservato nell'edificio è la Pala d'Argento del Patriarca Pellegrino II, donata tra il XII e il XIII secolo. Le lastre, misuranti due metri per uno, vennero lavorate da maestranze locali su ispirazione della Pala d'Oro marciana.
L'impianto si divide in sezioni rigide, tipiche della prassi iconografica bizantina:
- Trittico centrale: Raffigura la Madonna Teodoco col Bambino, scortata dagli Arcangeli Michele e Gabriele.
- Valve laterali: Riportano venticinque santi, tutti identificati da un'incisione nominativa, scelti in quanto titolari di chiese allora presenti a Cividale.
- Cornice: Ventitré tondi con profeti e apostoli delimitano il perimetro. In basso al centro, incisa a sbalzo, si nota la figura del Patriarca Pellegrino, ritratto in ginocchio in posizione supplicante.
Oggi la Pala è montata su un altare marmoreo del 1712 (opera dei fratelli Mistruzzi) che sostituì la preesistente base lignea.
La tela di Palma il Giovane e i trasferimenti del Battistero
La navata destra ospita il Nicchione del Battistero (1645) dove è posizionata la conca seicentesca, erede dell'originario fonte battesimale di Callisto. Proseguendo si incontra l'Altare della Madonna, sormontato da una tela di Matteo Ponzone del 1617.
Il segmento terminale della navata ospita la Cappella di San Donato. Qui sono esposte due opere pittoriche di rilievo: l'Ultima Cena dipinta nel 1606 da Palma il Giovane e l'Annunciazione firmata da Pomponio Amalteo (1546), tela recuperata a seguito della soppressione del convento delle Suore Domenicane della Cella.
Come arrivare e dintorni
Per raggiungere Cividale del Friuli in automobile, è necessario percorrere l'autostrada A23 (Palmanova-Udine-Tarvisio) fino al casello di Udine Sud. Da qui, ci si immette sulla tangenziale seguendo i cartelli per la Strada Statale 54 (SS54) del Friuli in direzione est, che conduce direttamente ai parcheggi a ridosso del centro storico.
A sud della città merita attenzione il comune di Prepotto, area fondamentale per la coltivazione dello Schioppettino nella valle del torrente Judrio. Pochi chilometri a nord-est si estende invece San Pietro al Natisone, crocevia stradale primario (sulla SR54) per penetrare nelle Valli del Natisone e analizzare l'impianto rurale e linguistico della Slavia Friulana.
Coordinate: 46.0934, 13.4316
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