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Donne di Aquileia: specchi, gioielli e ambra nella metropoli romana

Al Museo Archeologico di Aquileia, la sezione Lusso e Ricchezza rivela la cura del corpo nell'antica città: specchi, ambra baltica, gemme orientali e gioielli di 2000 anni fa.

Donne di Aquileia: specchi, gioielli e ambra nella metropoli romana - Arte & Cultura in Friuli Venezia Giulia

Uno specchio trovato in una tomba di duemila anni fa

Nel Museo Archeologico Nazionale di Aquileia, al secondo piano della Villa Cassis Faraone, c'è una sezione che si chiama "Lusso e Ricchezza". Vi sono custoditi oggetti piccoli, alcuni minuscoli: specchietti in bronzo, contenitori per unguenti, spilloni per i capelli, amuleti in ambra, anelli con pietre intagliate. La maggior parte di questi reperti proviene da tombe. Le donne e gli uomini di Aquileia li portavano con sé nel viaggio nell'aldilà perché erano parte di loro, segni riconoscibili di come avevano vissuto.

Gemme e ambre costituiscono le eccellenze della produzione artigianale aquileiese. Insieme ai gioielli e ai più vari oggetti d'ornamento accompagnavano la vita di ogni giorno, seguendo molto spesso i proprietari nel loro viaggio nell'aldilà. Monili e cosmesi erano uno dei mezzi più diffusi per ostentare ricchezza e prestigio sociale.

Trovare uno specchio in una sepoltura di duemila anni fa dice qualcosa di semplice: anche allora guardarsi era importante. Non solo per vanità, ma perché l'immagine che si offriva al mondo era una forma di linguaggio, un modo di dichiarare a chi si apparteneva, quale ruolo si occupava, quale ricchezza si aveva.

Aquileia, città del lusso e degli artigiani

Per capire perché Aquileia producesse oggetti di bellezza di qualità così alta, bisogna ricordare cosa fosse questa città. Grazie al ruolo di collegamento tra Mediterraneo ed Europa danubiana e renana, Aquileia divenne un emporio ricco e ampiamente frequentato. Il sistema portuale, posto all'estremità settentrionale dell'Adriatico, funzionò come centro di ridistribuzione di materie prime, derrate alimentari e manufatti artigianali.

Per le strade e lungo i canali di Aquileia transitavano ceramiche africane e orientali, anfore di vino e olio da tutto il Mediterraneo, marmi colorati, oggetti di antiquariato greci ed egizi. E soprattutto arrivavano le materie prime che gli artigiani locali trasformavano in gioielli: corniole, agate, ametiste e diaspri dall'Egitto, dall'India, dall'Arabia e dalla Persia. E dal nord, lungo le antiche vie commerciali, l'ambra del Mar Baltico.

La via dell'ambra e le officine aquileiesi

L'ambra è resina fossile: la produzione di alberi coniferi di milioni di anni fa, indurita e conservata fino ai nostri giorni, a volte con minuscoli insetti o frammenti vegetali intrappolati dentro. Arriva dal Baltico, da costosissimi percorsi commerciali terrestri che attraversavano l'Europa centrale ben prima dei Romani. Il colore varia dal giallo paglierino al rosso bruno.

Lo confermano l'altissima quantità e qualità dei manufatti in ambra rinvenuti ad Aquileia, che non trovano eguali in altri siti. Nelle officine aquileiesi il materiale naturale o semilavorato era trasformato in una molteplicità di oggetti, che tra la metà del I secolo a.C. e il II secolo d.C. trovarono ampia diffusione commerciale sui mercati dell'Impero. L'ambra era connessa in modo speciale alla sfera della femminilità: vi si realizzavano soprattutto articoli legati alle donne e ai bambini, come gioielli, coppette e contenitori per cosmesi, spatoline, specchi, giochi, amuleti e piccole sculture da regalare in occasioni speciali.

Il Museo espone la più ampia collezione al mondo di manufatti antichi in ambra. Un primato che racconta quanto Aquileia fosse il centro assoluto di questa lavorazione nell'intero impero.

Gioielli per tutti i ceti

La varietà dei gioielli aquileiesi esposti al museo rivela un mercato stratificato, che produceva per i ricchi e per chi aveva mezzi più modesti. La varietà dei diversi materiali con cui i gioielli venivano realizzati testimonia la diffusione degli oggetti d'ornamento a tutti i livelli della società aquileiese. In oro erano realizzati collane e catene, talvolta arricchite da pendenti di varia forma o ornate da perline, smeraldi o vetri colorati, bracciali, orecchini e anelli.

Ma chi non poteva permettersi l'oro aveva accesso a imitazioni in pasta di vetro che riproducevano i colori delle gemme, a bronzo lavorato con cura, a legno intarsiato. La bellezza aveva prezzi diversi, ma era accessibile.

Le botteghe degli orafi aquileiesi erano note soprattutto per una specialità: il taglio delle pietre dure e la capacità di incastonarle. Gli intagliatori di gemme, i gemmarii, producevano sigilli con ritratti e figure mitologiche incisi a cavo, usati per autenticare documenti e ostentare potere. La raccolta di gemme del museo conta 791 pezzi tra gemme intagliate e cammei.

Gli specchi: non una metafora, un oggetto

Torniamo agli specchi. In età romana erano in bronzo lucidato, non in vetro: ddavano un'immagine meno nitida di quella degli specchi moderni, più calda e ambrata, come filtrata. Erano oggetti costosi, che si tenevano con cura, si portavano in viaggio e si deponevano nelle tombe.

La sezione "Lusso e Ricchezza" si apre con gli oggetti per la cura personale: specchi, strigili, contenitori per unguenti e profumi, strumenti per cosmesi e acconciature. Uno dei corredi femminili più completi esposti include anelli, figurine, orecchini, uno specchietto, dadi, spilloni, una custodia per spilloni e una retina per capelli: tutto in ambra, argento e oro.

La presenza di specchi in ambra, materiale che all'ambra univa le proprietà riflettenti del metallo, mostra come la qualità artigianale aquileiese riuscisse a sovrapporre funzione pratica e simbolismo: specchiarsi nel materiale che allontanava il malocchio.

Come vedere questi oggetti oggi

La sezione "Lusso e Ricchezza" del Museo Archeologico Nazionale di Aquileia è stata inaugurata nel 2021 ed è visitabile al secondo piano della Villa Cassis Faraone, in Piazza Enrico Cossar 1, Aquileia. Il museo è aperto dal martedì alla domenica, dalle 10 alle 19.

Aquileia si raggiunge da Udine in circa 40 km verso sud-ovest, o da Trieste in circa 55 km verso nordovest. Il museo si inserisce nel più ampio parco archeologico di Aquileia, sito UNESCO, e la visita si abbina naturalmente alla Basilica Patriarcale con il suo mosaico pavimentale, al porto fluviale e al percorso delle necropoli.

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