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Domus e Palazzo Episcopale di Aquileia: quattro secoli sotto la piazza

Una domus romana del I-II secolo, un'aula absidata del IV e il palazzo episcopale del V: il sito Domus e Palazzo Episcopale di Aquileia e come visitarlo.

Domus e Palazzo Episcopale di Aquileia: quattro secoli sotto la piazza - Arte & Cultura in Friuli Venezia Giulia

In piazza Capitolo ad Aquileia, a pochi passi dalla Basilica Patriarcale e dal Battistero, c'è un edificio moderno e sobrio che sembra quasi nascondersi. Non è un palazzo, non è una chiesa: è una struttura di protezione e musealizzazione che copre qualcosa di straordinario. Sotto quel tetto, a profondità che arrivano fino a quattro metri sotto il piano di campagna attuale, si sovrappongono quattro secoli di vita aquileiese: una casa privata del I-II secolo d.C., una sala di rappresentanza del IV con affreschi e mosaici, il palazzo episcopale del V. Tre strati di storia visibili in contemporanea, come le pagine sovrapposte di un libro che la terra ha conservato per duemila anni.

Dal rustico privato allo scavo: la storia della scoperta

L'area archeologica "Domus e Palazzo Episcopale" è il frutto di una lunga storia di valorizzazione, iniziata con l'acquisizione da parte dello Stato di un rustico privato denominato "stalla Violin". Il nome è prosaico, ma il sito era tutt'altro che banale.

Già negli anni Cinquanta la Soprintendenza alle Antichità delle Venezie aveva condotto i primi scavi in quest'area di Piazza Capitolo, sotto la direzione dell'archeologa Luisa Bertacchi, e avevano messo in luce tre ambienti di un più ampio complesso, identificato come un settore del palazzo episcopale risalente al V secolo. Quei tre ambienti furono lasciati in vista, ma il sito rimase a lungo chiuso al pubblico.

La svolta arrivò tra il 2009 e il 2010, quando nuove indagini promosse dalla Fondazione Aquileia, con la direzione scientifica della Soprintendenza Archeologia del Friuli Venezia Giulia, portarono alla scoperta di una sala mosaicata dell'inizio del IV secolo, dotata di abside. La scoperta fu determinante: non si trattava solo del palazzo episcopale già noto, ma di strati abitativi molto più antichi, sovrapposti l'uno sull'altro nel corso dei secoli.

La Fondazione Aquileia decise di investire in un progetto di copertura e musealizzazione del sito. L'intervento, firmato dagli architetti Tortelli Frassoni con il progetto esecutivo di Mads & Associati, è costato 1,4 milioni di euro ed è stato inaugurato l'8 aprile 2017, arricchendo ulteriormente l'offerta del sito UNESCO di Aquileia.

Il quartiere: fuori dalle mura, dentro la città

La zona interessata dagli scavi corrisponde a uno degli isolati d'età romana che si svilupparono alla fine del I secolo a.C. fuori dalla cinta muraria eretta quasi due secoli prima. Aquileia cresceva oltre le mura originarie, espandendosi verso la piazza della basilica in quella che diventerà, nei secoli successivi, l'area ecclesiastica per eccellenza della città.

Il percorso: tre livelli cronologici

Il percorso di visita scende nel tempo in ordine inverso: si entra dal livello più recente e si scende verso quello più antico. Il visitatore può effettuare un viaggio emozionante nel ventre di Aquileia, ammirando le strutture della domus datata I-II secolo, la grande aula absidata del IV secolo e gli estesi resti musivi e murari del palazzo episcopale del V secolo.

Il palazzo episcopale del V secolo è il primo livello che si incontra. La lunga sala, collegata probabilmente al complesso basilicale, faceva parte della residenza di rappresentanza del vescovo di Aquileia, la cui autorità era cresciuta in maniera significativa durante il IV secolo. Il muro occidentale divideva la sala da un'area esterna lastricata, databile tra la fine del IV e l'inizio del V secolo grazie al rinvenimento di alcune monete. Il mosaico pavimentale, databile nel corso del V secolo, è suddiviso in due tappeti di diversa ampiezza, separati da una fascia di tessere gialle.

La grande aula absidata del IV secolo è la scoperta più recente e forse la più spettacolare. L'ambiente fu costruito all'interno dell'isolato occupato dal complesso basilicale teodoriano e forse apparteneva alla residenza del vescovo. Aveva un'ampiezza di circa 100 metri quadrati. L'abside, con ampiezza di oltre cinque metri, era sopraelevata e raccordata al piano dell'aula da un gradone. Le pareti e il soffitto erano decorati con affreschi: raffinati tralci di vite con foglie, grappoli d'uva e volatili su fondo rosso davano risalto al catino absidale rispetto al più semplice soffitto bianco della sala. Nel pavimento a mosaico, un originale motivo a tendaggio realizzato in tessere dai colori sfumati esaltava la funzione rappresentativa dell'abside, usata come spazio di ricevimento.

La domus del I-II secolo rappresenta il livello più antico e più profondo. È la casa privata che esisteva in questo isolato prima che l'area diventasse epicentro della vita ecclesiastica aquileiese: una domus di buon livello, con i suoi ambienti, i suoi pavimenti, le sue decorazioni, che testimonia la vita quotidiana della Aquileia imperiale.

Come visitare

La Domus e Palazzo Episcopale è inclusa nel biglietto cumulativo della Basilica, che consente di visitare la Basilica con i mosaici del IV secolo, la Cripta degli Affreschi, la Cripta degli Scavi, il Battistero con la Südhalle e la Domus di Tito Macro.

Il sito si trova in Piazza Capitolo, sul lato nord della piazza della Basilica, nel cuore del centro storico di Aquileia. Per orari aggiornati, biglietti e informazioni:

Fondazione Aquileia — fondazioneaquileia.it Basilica Patriarcale di Aquileia — basilicadiaquileia.it

Aquileia è raggiungibile da Udine in circa 40 minuti d'auto (A23 direzione Trieste, uscita Palmanova, poi SS352). Il sito UNESCO di Aquileia è inserito nel circuito della FVGcard.

Quattro secoli in quattro metri di profondità: la Domus e il Palazzo Episcopale condensano in pochi ambienti tutta la complessità di Aquileia — la città imperiale, la città cristiana, la sede del vescovo più potente del Nord-est europeo. Non è il sito più celebre di Aquileia, ma è forse il più eloquente: mostra come la storia non si sostituisca alla storia, ma vi si sovrapponga, strato dopo strato, fino a comporre qualcosa di irripetibile.

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