Nel 313 d.C., con la promulgazione dell'Editto di Milano, il cristianesimo uscì dalla clandestinità. Ad Aquileia, il vescovo Teodoro avviò immediatamente la costruzione del primo complesso cultuale cittadino, sovrapponendolo a preesistenti strutture residenziali e commerciali romane. I resti di questa imponente operazione edilizia sono oggi ispezionabili nella Cripta degli Scavi, un'area archeologica ipogea situata a sinistra dell'ingresso principale della Basilica Patriarcale, a ridosso dell'edicola del Santo Sepolcro.
Stratigrafia urbana: dalle domus augustee alle fondazioni di Poppone
Scendere nella cripta significa attraversare verticalmente un millennio di storia architettonica. I reperti più in profondità appartengono a una domus signorile di epoca augustea (I secolo d.C.), riconoscibile dalle porzioni di pavimentazione in cocciopesto e dalle basi in laterizio. Su questo strato, a seguito di demolizioni o incendi, si innestarono le poderose murature di fondazione di alcuni horrea (magazzini annonari) risalenti al II e III secolo d.C., testimonianza della funzione logistica di Aquileia come snodo commerciale verso le province danubiane.
Il livello intermedio è dominato dalla pavimentazione musiva dell'Aula Nord teodoriana, uno dei due grandi edifici paralleli che componevano la prima chiesa cristiana. Il calpestio di quest'aula fu a sua volta parzialmente coperto e smantellato verso la metà del IV secolo, quando l'edificio venne inglobato nell'ampliamento della basilica post-teodoriana. A complicare la lettura stratigrafica intervengono infine le massicce fondazioni in blocchi squadrati del campanile, calate in profondità nell'XI secolo per volere del patriarca Poppone, che tranciarono in modo netto una sezione dei mosaici originari.
Il bestiario musivo dell'Aula Nord: ortodossia ed eresie
Il tappeto musivo superstite dell'Aula Nord abbandona i rigidi schemi geometrici romani per abbracciare un simbolismo paleocristiano funzionale all'istruzione dei catecumeni. I riquadri, realizzati con tessere policrome di pietra calcarea e paste vitree, raffigurano una sequenza di animali legati alla cosmologia e alla dottrina della salvezza.
La scena di maggiore rilievo storiografico è il combattimento tra il gallo e la tartaruga. Il gallo, creatura che canta all'alba annunciando la luce, rappresenta Cristo e l'ortodossia; la tartaruga (il cui nome greco tartaroukhos richiama il Tartaro, l'abisso infernale), chiusa nel suo carapace, incarna l'oscurità e l'eresia gnostica.
Poco distante, un'altra sezione musiva presenta un ecosistema in cui l'ambiente marino e quello terrestre si fondono: un astice è posizionato tra i rami di una pianta, sormontato da una torpedine. La storiografia dell'arte interpreta queste figure anomale o come adattamenti iconografici dei segni zodiacali, o come rappresentazioni allegoriche dell'anima umana catturata dalla rete divina per essere salvata.
Come arrivare e dintorni
La Basilica di Aquileia si raggiunge in automobile percorrendo l'autostrada A4 Torino-Trieste e imboccando l'uscita al casello di Palmanova. Da lì è necessario immettersi sulla Strada Statale 352 (SS352) procedendo verso sud, attraversando l'abitato di Cervignano del Friuli fino a giungere in prossimità del centro storico di Aquileia. I parcheggi principali si trovano in via Minut, nell'area retrostante il complesso basilicale, o nei piazzali di via Grandi.
Proseguendo sulla SS352 in direzione sud per circa dieci chilometri, la strada attraversa la laguna fino a raggiungere Grado, l'antico scalo portuale (ad gradus) di Aquileia, divenuto insediamento stabile e rifugio per i patriarchi durante le incursioni unne e longobarde. Risalendo verso nord, invece, Palmanova permette di ispezionare l'imponente architettura militare a stella eretta dalla Repubblica di Venezia alla fine del Cinquecento.
Coordinate: 45.769855, 13.368310
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