Nel 1836, l'ultimo re di Francia della linea principale dei Borbone, Carlo X, spirò a Gorizia a causa di un'epidemia di colera. Le sue spoglie riposano oggi a 143 metri di altitudine, nella cripta del Monastero francescano di Kostanjevica (Castagnevizza), un complesso situato su un colle che domina fisicamente la città slovena di Nova Gorica e fissa il confine con il territorio italiano.
Dalle requisizioni giuseppine all'artiglieria della Grande Guerra
La prima pietra del monastero fu posata nel 1623 per volere del conte Mattia della Torre (Matija Thurn), che affidò la struttura all'ordine dei Carmelitani. Il complesso subì una prima battuta d'arresto nel 1781, quando le riforme ecclesiastiche dell'imperatore asburgico Giuseppe II imposero la soppressione del convento. Furono i monaci Francescani, nel 1811, a subentrare nell'amministrazione dell'edificio e a garantirne la continuità operativa.
La prova più severa per l'architettura del complesso arrivò un secolo dopo, durante la Prima Guerra Mondiale. Posizionato a ridosso del fronte dell'Isonzo, il colle di Kostanjevica venne trasformato in un caposaldo dalle truppe austroungariche. Tra il 1915 e il 1916, il tiro prolungato dell'artiglieria italiana rase al suolo la chiesa e le ali del chiostro. Gli edifici visibili oggi sono il risultato della ricostruzione filologica condotta tra il 1924 e il 1929.
L'Annunziata e la collezione bibliotecaria di Stanislav Å krabec
La navata della Chiesa dedicata all'Annunciazione della Vergine Maria ospita decorazioni a stucco risalenti alle prime fasi seicentesche della fondazione, parzialmente integrate durante i lavori di ripristino post-bellico. Sull'altare maggiore è esposta l'effigie della Madonna della Consolazione, originariamente trasferita qui per sottrarla ai decreti di soppressione del vicino monastero di Sveta Gora.
Adiacente alla chiesa, l'ala ovest del convento conserva la biblioteca intitolata a padre Stanislav Å krabec, filologo e linguista sloveno vissuto a cavallo tra Ottocento e Novecento. I volumi stoccati sugli scaffali lignei superano le diecimila unità, componendo una raccolta che spazia dai testi liturgici in latino fino alle prime edizioni a stampa in lingua slovena, tra cui spiccano trenta rari incunaboli del XV secolo sopravvissuti a due conflitti mondiali.
I sarcofagi in marmo del Carso nella Cripta dei Borbone
L'anomalia geopolitica che porta una dinastia reale francese a riposare sul confine italo-sloveno si spiega con l'esilio post-Rivoluzione di luglio (1830). I Borbone di Francia chiesero asilo alla corte di Vienna, che concesse loro la residenza a Gorizia, allora territorio dell'Impero Asburgico.
La cripta sotterranea del monastero, accessibile dai corridoi del chiostro, custodisce sei sarcofagi realizzati in marmo di Aurisina, estratti dalle cave del Carso triestino. Oltre a Carlo X, vi sono sepolti i membri del suo nucleo familiare, tra cui il duca d'Angoulême Luigi Antonio, la duchessa Maria Teresa Carlotta e il conte di Chambord Enrico V.
Come arrivare e dintorni
Il monastero si raggiunge percorrendo l'autostrada A34 Villesse-Gorizia fino al casello terminale di Gorizia. Dal centro cittadino, è necessario seguire la viabilità urbana (via Duca d'Aosta, via Vittorio Veneto) in direzione del valico confinario di Casa Rossa (Rožna Dolina). Superata l'ex dogana e l'attuale linea di confine con la Slovenia, si incontra una deviazione immediata sulla destra che immette nella stretta e ripida strada di Å krabÄeva ulica, la quale termina nell'area di sosta antistante il convento.
Il rientro in territorio italiano consente di ispezionare il Borgo Castello di Gorizia, dominato dall'architettura difensiva medievale e dalle mura venete, oppure di dirigersi verso nord-ovest imboccando la SR356 per raggiungere San Floriano del Collio, snodo cruciale per la viticoltura e punto di accesso alle trincee austroungariche del Monte Sabotino.
Coordinate: 45.950117, 13.636662
I commenti tornano presto
Stiamo migrando il sistema di commenti. Torneranno disponibili a breve.