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Colonna di Carlo VI a Trieste: storia del monumento di piazza Unità

La colonna di Carlo VI in piazza Unità d'Italia a Trieste: storia, descrizione e significato del monumento eretto nel 1728, l'unico elemento rimasto invariato nella piazza.

Colonna di Carlo VI a Trieste: storia del monumento di piazza Unità - Arte & Cultura in Friuli Venezia Giulia

Passeggiando in Piazza Unità d'Italia a Trieste — la più grande piazza d'Europa affacciata sul mare — lo sguardo viene catturato dai palazzi monumentali, dalla Fontana dei Quattro Continenti, dall'apertura sul Golfo. È facile che la Colonna di Carlo VI passi quasi inosservata: in pietra bianca, di proporzioni sobrie rispetto alla grandiosità del contesto, sembra appartarsi discreta sulla destra della fontana, di fronte al Palazzo Pitteri.

Eppure quella colonna è l'elemento più antico dell'intera piazza. È lì dal 1728, e non si è mai spostata di un centimetro. Ha assistito a tutto: alle trasformazioni urbanistiche settecentesche e ottocentesche, all'interramento del Mandracchio, all'occupazione italiana, alla proclamazione delle leggi razziali dal balcone del Municipio nel 1938, alla ristrutturazione del 2001-2005 che ha restituito alla piazza la pavimentazione in pietra. Tutto è cambiato intorno a lei. Lei no.

Carlo VI e il porto franco: la decisione che trasformò Trieste

Per capire perché i triestini vollero quella colonna bisogna capire cosa fece Carlo VI per la loro città. Nel 1719, con un decreto imperiale, Carlo VI d'Asburgo — figlio di Leopoldo I e padre di Maria Teresa — concesse a Trieste lo status di porto franco: le merci potevano transitare senza dazi, i commercianti di tutto l'Impero e di mezza Europa potevano operare liberamente, le navi di ogni bandiera erano le benvenute.

Quella decisione trasformò in pochi decenni un borgo marinaro di alcune migliaia di anime nel principale porto dell'Impero asburgico e in uno dei centri commerciali più cosmopoliti d'Europa. Mercanti greci, ebrei, armeni, serbi, tedeschi, inglesi si stabilirono a Trieste portando lingue, culti, architetture e capitali. Il Borgo Teresiano, costruito ex novo su palafitte e canali, nacque da quel decreto. Il Lloyd Austriaco di Navigazione, i caffè letterari, la borghesia multiculturale triestina: tutto ha radici nel porto franco del 1719.

Quando nel 1728 Carlo VI visitò personalmente Trieste, la città riconoscente non aveva dubbi su come celebrarlo.

Il monumento: una statua in legno, poi in pietra

La colonna fu eretta nel 1728 in tutta fretta per essere pronta in tempo per la visita imperiale. Per la colonna furono utilizzati i calcari di Aurisina ricchi di rudiste fossili — la stessa pietra bianca che caratterizza tanta dell'architettura triestina. La statua che la sormontava, però, fu un compromesso obbligato dai tempi stretti: realizzata in legno dorato, aveva le sembianze dell'imperatore ma la fragilità di un oggetto provvisorio.

Solo decenni dopo arrivò la versione definitiva. La statua provvisoria fu sostituita nel 1756 dall'attuale versione in pietra, opera dello scultore veneziano Lorenzo Fanoli.

La statua: una posa che racconta una storia

La scultura di Fanoli ritrae Carlo VI in piedi, in armatura con un mantello fluente, in una posa carica di significato. La posizione dell'indice della statua è rivolta verso il mare, mentre lo sguardo è verso Piazza della Borsa, il nuovo centro delle attività economiche della città.

È una posa programmatica: l'imperatore guarda verso il passato della città — il suo centro storico, le sue tradizioni mercantili medievali — e indica con il braccio verso il futuro, il mare aperto, il porto franco, il commercio globale che stava per trasformare Trieste. Testa rivolto verso l'antico, braccio proteso verso il nuovo: in quel gesto c'è tutta la politica economica di un regno.

Nel contesto della piazza

Tra il 1751 e il 1754 nella piazza fu costruita la Fontana dei Quattro Continenti, opera dello scultore bergamasco Giovanni Battista Mazzoleni, che doveva rappresentare Trieste come la città favorita dalla fortuna grazie all'istituzione del porto franco di Carlo VI e alle politiche di sviluppo di Maria Teresa d'Austria. I due monumenti — la colonna dell'imperatore e la fontana con Trieste in vetta — dialogano tra loro: uno celebra il benefattore, l'altra celebra la città che ne ha saputo raccogliere il dono.

La colonna di Carlo VI, con le sue proporzioni moderate rispetto alla grandiosità degli edifici che cingono la piazza, ha qualcosa di intenzionalmente umano. Non è un monumento trionfale e sovrabbondante. È la testimonianza sobria di una gratitudine civica genuina — e quella sobrietà, forse, è la ragione per cui resiste intatta da quasi trecento anni mentre tutto intorno cambia.

Chi visita Piazza Unità d'Italia farebbe bene a fermarsi un momento davanti a questa colonna, spesso ignorata in favore dei palazzi più imponenti. Osservare la statua di Fanoli — quel braccio teso verso il mare, quello sguardo rivolto verso la città — è un modo per capire l'origine di tutto ciò che ha reso Trieste la città che è.

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