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Cividale del Friuli: orme romane e architettura difensiva

Da Forum Iulii all'Arsenale Veneto: l'evoluzione urbanistica e militare di Cividale del Friuli attraverso le cinte murarie e i reperti archeologici.

Cividale del Friuli: orme romane e architettura difensiva - Arte & Cultura in Friuli Venezia Giulia

Nel 56 a.C., il proconsole Caio Giulio Cesare deviò le sue truppe stanziate ad Aquileia verso l'alta valle del fiume Natisone, istituendo il nucleo originario di Forum Iulii. L'insediamento, concepito per garantire una postazione logistica e commerciale a ridosso del confine illirico, fornì la radice toponomastica all'intera regione friulana e modificò in modo permanente l'assetto geopolitico del territorio.

La topografia romana e il retaggio di Giulio Cesare

L'impronta urbanistica cesariana è documentata nell'attuale Piazza Foro Giulio Cesare, la cui configurazione moderna risale agli sventramenti edilizi eseguiti nel 1907. Una scultura in bronzo del dittatore, fusa nel 1935 come replica di un originale marmoreo di epoca traianea custodito a Roma, presidia l'area.

Sotto il piano di calpestio della piazza, i sondaggi archeologici condotti nel 1956 dalla Soprintendenza portarono alla luce i resti di un'officina laterizia del III secolo d.C., frettolosamente reinterrata per favorire l'edificazione civile. Sul margine dello spiazzo si innalza una torre mozzata in pietra: appartenuta nel XIV secolo alla nobile famiglia milanese dei Della Torre, la struttura fu fisicamente decapitata nel 1510 per decreto della Serenissima Repubblica di Venezia come ritorsione giurisdizionale. Il centro della piazza ospita inoltre il monumento in marmo dedicato all'attrice teatrale Adelaide Ristori, scolpito da Antonio Maraini nel 1916.

L'evoluzione delle cinte murarie: dall'età imperiale all'Arsenale Veneto

L'espansione demografica e le minacce militari costrinsero la città a ridefinire ciclicamente i propri perimetri difensivi. Procedendo lungo Via Monastero Maggiore si intercetta la Porta Romana. L'edificio, sebbene sviluppato verticalmente nei secoli successivi con l'aggiunta di tre piani residenziali dalle finestrature asimmetriche, conserva al livello stradale il grande arco a tutto sesto in pietra appartenente all'ingresso orientale della prima cerchia muraria di epoca augustea.

A seguito delle devastanti incursioni germaniche di Quadi e Marcomanni (167 d.C.), il tracciato fortificato venne esteso verso nord-ovest. L'accesso orientale di questo secondo anello è delimitato dalla Porta Brossana (o Porta Patriarcale), una struttura composita in ciottoli e laterizio caratterizzata da aperture a sesto ribassato e bifore con colonnine in pietra. Questo quadrante urbano divenne l'insediamento nevralgico della fara longobarda dopo che le milizie avare saccheggiarono la città nel 610 d.C.

Il dominio di San Marco e la logistica delle armi

Con l'atto di dedizione del 1429, Cividale passò sotto il controllo di Venezia. L'architettura militare si adeguò alle nuove direttive balistiche della Serenissima: nel 1585, l'antica porta di San Pietro ai Volti fu ristrutturata per fungere da deposito di munizioni municipale, assumendo tre anni più tardi la denominazione formale di Arsenale Veneto.

Sulla facciata esterna è incastonato un blasone marmoreo pentagonale del 1436, raffigurante un elmo sormontato da un busto muliebre incoronato. Il sottoportico ospita invece una lapide ebraica del 1465, un reperto storiograficamente inquadrato come un falso documentale, commissionato in epoca successiva per supportare le ricorrenti accuse di deicidio rivolte alla locale comunità ebraica.

La faida giurisdizionale e il Pozzo di Callisto

All'interno del tessuto urbano, incassato tra il Portico dei Provveditori Veneti e il Battistero, si apre il Pozzo di Callisto, un pozzo artesiano profondo 26 metri. L'infrastruttura idrica apparteneva ai giardini del Palazzo Patriarcale eretto nell'VIII secolo.

Nel 737 d.C., il patriarca Callisto trasferì la sede diocesana da Cormons a Cividale, innescando un violento scontro di potere. Callisto espulse con la forza il vescovo Amatore di Zuglio, rifugiatosi in città sotto la protezione del duca longobardo Pemmone. La rappresaglia ducale portò all'arresto temporaneo del patriarca, liberato solo grazie all'intervento militare del re Liutprando, che destituì Pemmone in favore del figlio Ratchis. Il pozzo fu sigillato secoli dopo in seguito a un fatto di sangue (l'occultamento del cadavere di un individuo noto come "Cattena") e venne riportato alla luce solamente nel 1783, durante i lavori di rifacimento del selciato di Via Monastero Maggiore.

Come arrivare e dintorni

Per raggiungere Cividale del Friuli in automobile percorrendo l'autostrada A23 Palmanova-Tarvisio, è necessario utilizzare l'uscita al casello di Udine Sud e procedere lungo la Tangenziale in direzione nord. Imboccando lo svincolo per la Strada Statale 54 (SS54), si asseconda il tracciato stradale che taglia trasversalmente la pianura agricola passando per l'abitato di Moimacco, fino a raggiungere i ponti di ingresso della città ducale.

A pochi chilometri a nord-est del centro, lungo la direttrice della Strada Provinciale 19, si incontra il comune di San Pietro al Natisone, baricentro morfologico delle Valli del Natisone, area contraddistinta dalla radicata influenza linguistica slovena. Guidando invece verso sud-est attraverso la viabilità locale, a ridosso del confine di Stato, si entra nel territorio di Prepotto, snodo orografico dedicato alla viticoltura e fulcro produttivo del vitigno autoctono Schioppettino, caratterizzato da ripidi terrazzamenti che ne definiscono l'impatto visivo.

Coordinate: 46.0922, 13.4336

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