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Cividale del Friuli: il Ducato Longobardo e il Tempietto

Esplorare Cividale del Friuli: dal Ponte del Diavolo sul Natisone agli stucchi del Tempietto Longobardo, fino ai capolavori dell'Altare di Ratchis.

Cividale del Friuli: il Ducato Longobardo e il Tempietto - Arte & Cultura in Friuli Venezia Giulia

Il 27 ottobre 1917, i genieri dell'Esercito Italiano imbottirono di esplosivo il pilone centrale del Ponte del Diavolo nel tentativo di rallentare l'avanzata austro-tedesca post-Caporetto. Le due arcate asimmetriche in pietra collassarono nel fiume Natisone. Quell'infrastruttura, ricostruita sei mesi dopo dalle truppe di occupazione, si portava dietro una precisa storiografia popolare: i cividalesi sostenevano che la posa del masso di fondazione fosse avvenuta in una singola notte tramite un patto diabolico, liquidato sacrificando l'anima di un cane o di un gatto.

Cividale del Friuli gestisce la propria stratificazione in questo modo: la geologia carsica del Natisone si fonde con l'architettura difensiva e la narrazione locale.

Fondata da Caio Giulio Cesare attorno al 50 a.C. come Forum Iulii (da cui il nome dell'intera regione "Friuli"), la città subì un salto di scala istituzionale nel 568 d.C. Il re germanico Alboino la designò capitale del primo Ducato Longobardo in Italia, posizionando al comando il nipote Gisulfo. Per oltre duecento anni, questo perimetro urbano operò come il più denso centro di potere germanico della penisola, assorbendo le maestranze bizantine e romane sopravvissute alle migrazioni.

Nel 2011, l'UNESCO ha ratificato questo spessore storiografico inserendo Cividale del Friuli nel sito seriale "I Longobardi in Italia. I luoghi del potere (568-774 d.C.)".

L'evoluzione urbana: da castrum romano a Civitas Austriae

Il substrato cittadino non è puramente romano. L'insediamento celtico precedente ha lasciato la sua impronta nella toponomastica limitrofa (i suffissi in "-acco" e "-icco") e nell'Ipogeo Celtico: un sistema di cavità scavate nella roccia viva a ridosso del fiume, catalogato alternativamente come necropoli preromana, cisterna o prigione altomedievale.

Sotto l'amministrazione romana, Forum Iulii presidiava le arterie dirette al Norico e al bacino del Danubio. Acquisì le funzioni vescovili nel V secolo, quando il collasso di Aquileia sotto le truppe di Attila (452 d.C.) costrinse il baricentro amministrativo regionale a spostarsi a nord.

Il Ducato Longobardo

Con l'arrivo delle fare longobarde dalla Pannonia (568 d.C.), il castrum fu rinominato, diventando per la storiografia carolingia Civitas Austriae (città orientale del regno). La fonetica popolare contrasse infine il termine Civitate nell'attuale Cividale.

L'integrazione culturale fu rapida. Nel 737 d.C., il patriarca Callisto vi trasferì la sede patriarcale. I duchi Pemmone, Ratchis e Astolfo investirono in edilizia religiosa e commissioni scultoree, generando quel sincretismo tra astrazione germanica e canone romano che definisce l'arte longobarda giunta fino a noi. La conquista franca del 774 d.C. assorbì queste officine artistiche senza smantellarle.

Il Tempietto Longobardo: gli stucchi dell'VIII secolo

In via Monastero Maggiore 34, integrato nell'ex Monastero di Santa Maria in Valle, si trova l'apice volumetrico dell'Alto Medioevo italiano. Il Tempietto Longobardo non fu concepito come tempio, bensì come cappella palatina della Gastaldaga, la corte in cui risiedeva il delegato regio.

Fatto erigere intorno al 760 d.C., con attribuzione alla committenza del duca Astolfo e della moglie Giseltrude, l'edificio è compatto: l'aula misura 10 per 6 metri, con pareti verticali oltre i 10 metri. Il pavimento originario in opus sectile a intarsi marmorei geometrici è tuttora calpestabile. Le coppie di colonne che scandiscono il presbiterio utilizzano fusti e capitelli corinzi autentici del II secolo d.C., prelevati da edifici romani in rovina.

La parete occidentale e le sei Sante

Il valore storiografico risiede sulla parete d'ingresso. Qui si sviluppa un altorilievo in stucco raffigurante sei figure femminili monumentali: le martiri Agape, Chionia e Irene, assieme a Sofia e ad altre due figure dibattute.

Il panneggio verticale tradisce derivazioni bizantine, ma la massa plastica dei corpi si allinea alla statuaria classica. Le Sante conservano microscopiche tracce di pigmenti, indicando una passata policromia totale, ed erano incorniciate da rosette contenenti paste vitree verdi. Al di sotto della fascia in stucco corre un tralcio di vite lavorato ad altorilievo e una lunetta affrescata con il Cristo Logos tra gli arcangeli Michele e Gabriele.

Interventi di pulitura conclusi nel 2023 hanno rimosso le patine secolari, rivelando la precisione d'incisione delle iridi.

L'Altare di Ratchis e la scultura liutprandea

A ridosso del Duomo, in via Candotti 1, il Museo Cristiano documenta l'apice della scultura nota come "rinascenza liutprandea".

Il pezzo centrale è l'Altare di Ratchis (737-744 d.C.), un blocco in Pietra di Aurisina lungo 1,44 metri. Ratchis lo finanziò per onorare il padre Pemmone. Come il Tempietto, l'altare era originariamente ricoperto di lamine d'oro, minio rosso e paste vitree.

I quattro lati sono scolpiti con tecnica a bassorilievo bidimensionale:

  • Maiestas Domini (Fronte): Cristo in mandorla tra gli angeli. I volti sono piriformi, i nasi triangolari: è il manifesto del canone anatomico longobardo.
  • Visitazione (Lato destro): Maria ed Elisabetta compresse nello spazio della lastra.
  • Adorazione dei Magi (Lato sinistro): I re magi indossano copricapi asiatici e portano corone, guidati da un angelo disposto in asse orizzontale.
  • Retro: È visibile la fenestella confessionis per l'esposizione delle reliquie.

Accanto all'altare siede il Battistero di Callisto, una vasca ottagonale in calcare bianco asportata dalla vicina basilica patriarcale. Il parapetto integra lastre scolpite raffiguranti l'albero della vita e i simboli tetramorfi degli evangelisti. Il Tesoro espone inoltre la "Pianeta Barbaro" e la mitria serica di San Paolino.

Il viadotto asimmetrico: il Ponte del Diavolo

Il tracciato urbano riporta al Ponte del Diavolo. L'opera copre la distanza tra le sponde con due arcate differenziate (22 e 19 metri), sfruttando un blocco calcareo naturale nel mezzo della corrente. Il piano stradale corre a 22,50 metri dal pelo dell'acqua.

Il contratto per la costruzione in pietra fu firmato nel dicembre 1441 con Iacopo Dugaro da Bissone, e i cantieri si trascinarono per l'intero secolo con i contributi di Erardo da Villaco e Bartolomeo delle Cisterne. Distrutto dal brillamento del Genio militare nel 1917, l'esercito austro-ungarico lo ricostruì in sei mesi basandosi sui rilievi planimetrici eseguiti nel 1904 dall'ingegnere civile Ernesto de Paciani. Il parapetto massiccio fu gettato in calcestruzzo nel 1939 per deviare le correnti d'aria invernali.

Logistica dei carboidrati: Gubana e Slivovitz

La geografia di confine si mappa attraverso i lievitati. Il distretto di Cividale e delle Valli del Natisone è l'area di produzione esclusiva della gubana, un dolce a spirale in pasta lievitata (guba in sloveno indica la piega).

Il riempimento è denso: noci tritate, pinoli tostati nel burro, uvetta macerata, zucchero e cannella. Già attestata nel 1409 sul tavolo papale di Gregorio XII, la gubana si ritrova in forme contratte: gli strucchi (fagottini fritti o al forno) e la gubanetta (diametro di 7 centimetri).

Per protocollo sociale, le fette vanno irrorate con lo slivovitz, acquavite di prugne balcanica, oppure servite in affiancamento a un Picolit o un Ramandolo DOCG provenienti dai vigneti dei limitrofi Colli Orientali del Friuli.

Struttura operativa della visita

Orari e gestione della luce

Il Tempietto Longobardo subisce la forte luce radente al mattino, l'unico momento in cui il chiaroscuro laterale definisce i panneggi delle Sante. Le macchine fotografiche richiedono ottiche fisse luminose (f/1.8 o f/2.8) e ISO non inferiori a 1600, essendo interdetto l'uso dei flash a protezione delle stesure pigmentate. Da aprile a ottobre l'apertura copre la fascia oraria 10:00-13:00 e 14:00-18:00.

A fine agosto, l'amministrazione prolunga l'accesso in concomitanza con il Palio di San Donato (in programma il 21, 22 e 23 agosto 2026), evento che chiude il centro al traffico per rievocazioni storiche.

Rifornimenti e ristorazione

La gubana artigianale è reperibile nei forni storici del centro: Vogrig, Dorbolò e l'antica Pasticceria Ducale producono blocchi da mezzo chilo con prezzi che oscillano tra i 12 e i 15 euro.

Le linee di cucina uniscono la Bassa Friulana ai Balcani. Indirizzi storiograficamente affidabili per l'analisi del frico e dei cjarsons sono il Ristorante Al Fortino (ricavato nei basamenti murari), la Trattoria Al Monastero e l'Osteria alla Frasca.

Viabilità e soste

  • Autostrada: Asse A23, uscita Udine Sud. Da lì la SR54 taglia in diagonale verso Cividale. Percorrenza dal casello: 17 chilometri (25 minuti).
  • Binari: Il collegamento regionale Udine-Cividale è gestito dalla ferrovia indipendente FUC. Convogli cadenzati ogni ora, tempo di percorrenza 20 minuti, tariffa fissa regionale (circa 3,15 euro).
  • Veicoli privati: La ZTL blocca le piazze centrali. Gli spazi di sosta più tattici sono il Parcheggio di Piazza della Resistenza (stalli misti gratuiti e a pagamento) o il Foro Giulio Cesare. Le distanze urbane si azzerano a piedi: dal ponte al Tempietto corrono meno di 500 metri.

Coordinate di riferimento (Tempietto Longobardo): 46°05'37.7"N 13°26'03.8"E (46.0938, 13.4344)

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