Tra i primi anni del Trecento e il 1320, il vescovo Roberto Pedrazzani da Robecco ordinò una drastica operazione urbanistica sulla sommità del colle che domina l'impianto romano di Trieste: l'abbattimento delle navate interne di due edifici di culto adiacenti per fonderli in un'unica, massiccia struttura cattedrale. Da questo cantiere medievale nacque l'attuale Cattedrale, che inglobò sotto lo stesso tetto l'antica pieve romanica intitolata a Santa Maria Assunta e il sacello parallelo dedicato a San Giusto, martire cittadino gettato in mare con dei pesi di piombo nel 303 d.C. durante le persecuzioni di Diocleziano.
L'asimmetria del rosone e il propileo romano
L'unione forzata dei due corpi di fabbrica ha impresso alla cattedrale un'evidente asimmetria strutturale. Sulla facciata a capanna in pietra arenaria, il portale principale non si trova in asse con il grande rosone trecentesco in pietra carsica a doppio ordine di colonnine, proprio perché la porta ricalca l'ingresso della preesistente chiesa di Santa Maria, mentre il rosone fu posizionato al centro della nuova muratura di fusione.
Alla sinistra della facciata si innalza la torre campanaria. La base del torrione non è di epoca medievale, ma riutilizza in situ un propileo romano del I secolo d.C. (originariamente parte del vicino tempio capitolino), le cui colonne scanalate e i cui fregi orizzontali sono oggi inglobati nella spessa muratura trecentesca. Sopra il varco del campanile, una nicchia gotica ospita la scultura trecentesca di San Giusto, rappresentato con la palma del martirio e il modellino della città murata.
I mosaici bizantini e il ferro meteoritico dell'alabarda
L'interno è scandito in cinque navate che convergono verso i presbiteri. Sebbene la navata centrale sia stata ampiamente rimaneggiata nei secoli e coperta con un soffitto ligneo a carena di nave, i catini absidali laterali conservano intatti due pregevoli cicli di mosaici di derivazione bizantina, realizzati da maestranze veneziane. Nell'abside sinistra (navata mariana) campeggia una Theotókos (Madre di Dio) del XII secolo, mentre l'abside destra ritrae un Cristo benedicente tra i santi Giusto e Servolo, opera della prima metà del Duecento.
Nella navata centrale incombe il massiccio lampadario in ferro battuto donato a metà Ottocento dall'arciduca Massimiliano d'Asburgo, residente nel vicino Castello di Miramare. Tra i reperti del Tesoro custoditi nella struttura spicca invece l'Alabarda di San Sergio. L'arma, assurta a simbolo araldico della città, è forgiata in una lega di ferro di origine verosimilmente meteoritica che ne previene l'ossidazione; la tradizione cattolica locale vuole che sia precipitata dal cielo sul Foro triestino proprio nel 303 d.C., nel giorno della decapitazione del santo avvenuta in Siria.
Come arrivare e dintorni
Per raggiungere il colle di San Giusto in automobile occorre percorrere l'autostrada A4 Torino-Trieste, proseguire oltre il casello del Lisert sul RA13 e immettersi sulla SS202 (Grande Viabilità Triestina). Imboccando lo svincolo per il centro, si seguono le direttive che risalgono le pendici del colle omonimo, aggirando le zone a traffico limitato delle Rive. Essendo il polo monumentale precluso al traffico privato non autorizzato, è necessario posteggiare l'auto nei parcheggi in struttura situati alla base dell'altura (come il Park San Giusto, interamente scavato nella roccia) e risalire il dislivello a piedi o tramite ascensori.
L'immediato contesto urbanistico include, a pochi metri dalla cattedrale, i possenti bastioni del Castello di San Giusto, fortezza edificata dalla Repubblica di Venezia e completata dagli Asburgo tra il XV e il XVII secolo. Allontanandosi dal capoluogo verso sud lungo la litoranea SP14, a una quindicina di chilometri di distanza, si accede al comune di Muggia, unico lembo di territorio istriano sotto giurisdizione italiana, presidiato dal proprio compatto castello tardo-trecentesco e dalle mura del porticciolo veneziano.
Coordinate: 45.6469, 13.7725
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