A 618 metri di altitudine, isolato sul crinale che oggi segna il confine orientale con la Slovenia, il complesso di Castelmonte non sorse con intenti devozionali. In epoca romana, il rilievo ospitava un castrum, una guarnigione militare incaricata di sorvegliare dall'alto la piana di Forum Iulii (l'attuale Cividale del Friuli) per intercettare i movimenti delle popolazioni barbariche. Solo in epoca longobarda, a partire dal VI secolo, l'insediamento militare iniziò a inglobare le prime funzioni religiose, dedicando la cripta sotterranea a San Michele Arcangelo, figura guerriera centrale nella spiritualità del popolo germanico.
Le mura anti-turche e la cripta altomedievale
L'architettura che si osserva oggi appartiene alla tipologia del borgo fortificato. Il santuario fu infatti cinto da spesse murature difensive nel corso del Quattrocento, una necessità logistica dettata dalle continue incursioni delle truppe ottomane che risalivano le valli saccheggiando gli abitati. Nel 1469, un catastrofico incendio innescato da un fulmine distrusse gran parte dei tetti e delle coperture, imponendo un cantiere di riedificazione che durò un decennio e che definì i volumi della chiesa principale, dei porticati di accoglienza e della cinta esterna.
La porzione strutturalmente più antica del complesso rimane la cripta ipogea. Ancora oggi, il pavimento del sacello poggia in alcuni tratti sui basamenti in pietra di epoca romana, confermando la stratificazione ininterrotta dell'edificio da avamposto imperiale a roccaforte cristiana.
Il falso storico della pietra e la vera scultura lignea
È necessario smentire una radicata credenza priva di fondamento storiografico: la statua venerata a Castelmonte non è scolpita in pietra calcarea, né è storicamente nota come "Madonna Bella". Al contrario, l'altare maggiore custodisce una celebre Madonna Nera, una pregevole scultura intagliata in legno di tiglio agli albori del XV secolo, successivamente laccata con pigmenti scuri secondo un'iconografia bizantina e mittel-europea destinata a sottolineare l'antichità e l'origine esotica della reliquia.
Il manufatto originale, pesante oltre sessanta chili, sopravvisse ai bombardamenti delle due guerre mondiali che danneggiarono pesantemente il fianco della montagna, imponendo cicli di restauro negli anni Venti e Cinquanta del Novecento.
La salita penitenziale a Madone di Mont
Nella toponomastica e nel dialetto friulano, il sito è identificato come Madone di Mont. Il tracciato asfaltato che oggi risale il pendio ricalca la vecchia via di pellegrinaggio, scandita a margine della carreggiata da quindici edicole votive in pietra che rappresentano i misteri del Rosario. La tradizione di percorrere i sette chilometri di ascesa a piedi nudi da Cividale, culminante nelle celebrazioni dell'Assunzione (15 agosto) e della Natività di Maria (8 settembre), è documentata nei registri patriarcali fin dal Basso Medioevo e continua ad attrarre flussi di viandanti dal Friuli, dal Veneto e dalla vicina Valle dell'Isonzo slovena.
Come arrivare e dintorni
Per raggiungere il Santuario di Castelmonte in automobile, provenendo dall'autostrada A23 Palmanova-Tarvisio, è necessario imboccare l'uscita di Udine Sud. Da qui si procede sulla Strada Statale 54 (SS54) in direzione est per circa 17 chilometri fino ad attraversare l'abitato di Cividale del Friuli. Lasciato il centro cittadino, ci si immette sulla Strada Provinciale 31 (SP31) di Castelmonte, affrontando una salita a tornanti lunga 7 chilometri che termina direttamente nel piazzale esterno alle mura del borgo fortificato.
La base del rilievo collinare coincide con Cividale del Friuli, antica capitale del primo ducato longobardo in Italia, dove è possibile analizzare i volumi ottocenteschi del Duomo e gli stucchi altomedievali del Tempietto Longobardo. Procedendo verso est, oltre il crinale di Castelmonte, ci si addentra nel sistema orografico delle Valli del Natisone, un territorio caratterizzato da profonde forre fluviali, boschi cedui e dalla radicata presenza della minoranza linguistica slovena.
Coordinate: 46.1051, 13.5222
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