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Il Castello di Muggia: bastione difensivo sul Golfo

Edificato alla fine del Trecento per volere del patriarca Marquardo di Randek, il Castello di Muggia domina il mandracchio e il Golfo di Trieste.

Il Castello di Muggia: bastione difensivo sul Golfo - Arte & Cultura in Friuli Venezia Giulia

Nel 1374, il Patriarca di Aquileia Marquardo di Randek inviò a Muggia il condottiero Federico di Savorgnan per reprimere le rivolte locali e arginare le mire espansionistiche di Trieste. Fu questa necessità repressiva e di controllo militare a innescare il cantiere del Castello di Muggia, un perimetro fortificato eretto per sorvegliare l'abitato sottostante e il "mandracchio", lo scalo portuale affacciato direttamente sulle acque del Golfo di Trieste, ultima propaggine litoranea dell'Istria rimasta in territorio italiano.

Dalla torre originaria alle guarnigioni veneziane

Il nucleo primitivo della rocca si sviluppò attorno a un'unica torre di avvistamento eretta nel rione di Borgolauro. L'apparato difensivo fu ampliato in modo massiccio e concluso nel 1399 con la costruzione di un quadrilatero perimetrale in blocchi di pietra arenaria, protetto da torri di guardia e coronato da merlature piane di foggia guelfa per garantire la copertura alla guarnigione armata.

Prima ancora della sua stesura definitiva, il sito fu costantemente bersagliato dalle ostilità navali. Se nel 1354 le precedenti e più deboli difese dell'abitato avevano ceduto all'offensiva della flotta genovese comandata da Paganino Doria, la nuova struttura dovette affrontare l'assalto delle truppe del re Sigismondo d'Ungheria nel 1413. Sette anni più tardi, nel 1420, Muggia e il suo presidio passarono formalmente sotto l'autorità della Repubblica di Venezia. L'integrazione nel sistema difensivo lagunare permise alla roccaforte di resistere al massiccio assedio del 1511, quando le fanterie dell'Arciduca Massimiliano I d'Asburgo, guidate da Cristoforo Frangipane, tentarono invano di far breccia nelle mura.

Il declino militare e l'acquisizione privata

Persa la propria rilevanza strategica, il castello subì un primo tentativo di recupero istituzionale curato dal podestà locale tra il 1701 e il 1735. Con il crollo della Serenissima e l'avvento dell'Ottocento, l'edificio andò incontro a un grave degrado strutturale. La conversione da presidio logistico a residenza civile avvenne a partire dal 1900, anno in cui la struttura fu acquistata dal dottor Giacomo Derossi, che modificò drasticamente i volumi interni per ricavarne unità abitative. Un ulteriore e più filologico restauro fu avviato nel 1991, quando lo scultore Villi Bossi rilevò il rudere trasformandolo nel proprio laboratorio di lavorazione della pietra e in uno spazio polifunzionale per esposizioni artistiche.

L'orografia di Muggia e il Parco Archeologico

Il colle del castello funge da cerniera tra l'agglomerato portuale e le alture sovrastanti. Esplorando il crinale che sale verso sud si intercetta il Parco Archeologico di Muggia Vecchia (Castrum Muglae). L'area conserva le fondamenta dell'antico abitato altomedievale e la Basilica di Santa Maria Assunta, l'unica struttura rimasta in piedi dell'insediamento originale, decorata internamente con un rigido ciclo di affreschi devozionali risalenti all'XI secolo.

Come arrivare e dintorni

Per raggiungere il Castello di Muggia in automobile si viaggia lungo l'autostrada A4 Torino-Trieste, proseguendo oltre la barriera del Lisert sul Raccordo Autostradale 13 (RA13). È necessario innestarsi sulla Strada Statale 202 (SS202 - Grande Viabilità Triestina) e, seguendo i flussi per il valico confinario di Rabuiese, imboccare l'uscita diretta per Muggia. L'arteria litoranea circonda il mandracchio cittadino, dal quale si risale lungo via San Giovanni fino a raggiungere la spianata d'ingresso della rocca.

A 15 chilometri di distanza in direzione est, spingendosi verso l'altopiano carsico lungo la SP12, si entra nel territorio di San Dorligo della Valle. Da qui si accede alla Riserva Naturale della Val Rosandra, una profonda faglia calcarea incisa dal torrente omonimo, fondamentale per lo studio della geologia locale. Percorrendo invece dieci chilometri a ritroso verso il capoluogo si intercetta l'area industriale meridionale di Trieste e il complesso della Risiera di San Sabba, stabilimento per la pilatura del riso convertito dalle truppe d'occupazione tedesche nel 1943 nell'unico campo di concentramento sul territorio nazionale provvisto di forno crematorio.

Coordinate: 45.6025, 13.7663

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