L'11 giugno del 983, l'imperatore Ottone II di Sassonia siglò a Verona un diploma ufficiale per trasferire al patriarca di Aquileia, Rodoaldo, i diritti giurisdizionali su cinque fortificazioni nevralgiche del Friuli. Tra queste difese figurava il castello di Fagagna, eretto su un'altura morenica per sorvegliare militarmente le vie di transito della pianura. Questo documento certifica l'ingresso del fortilizio nel dominio patriarcale, un'autorità che si esercitò localmente attraverso la figura del gastaldo per oltre quattro secoli.
L'assassinio del Patriarca e l'assedio ungherese
Nei secoli XIII e XIV, l'abitato si strutturò concentricamente attorno alla rocca. La guarnigione di Fagagna fu costantemente mobilitata per difendere i confini patriarcali dalle mire espansionistiche dei Conti di Gorizia e di Ezzelino da Romano. L'equilibrio dell'istituzione crollò nel 1394, quando il patriarca Giovanni di Moravia venne assassinato a Udine in un agguato ordito dai sostenitori della famiglia Savorgnan, strettamente alleata con la Repubblica di Venezia.
Il vuoto di potere scatenò violente incursioni straniere. Nel 1412, durante il patriarcato di Ludovico di Teck, le truppe del re Sigismondo d'Ungheria assediarono e devastarono pesantemente le mura di Fagagna. L'indebolimento strutturale e politico spianò la strada alle fanterie veneziane, che nel 1420 annetterono l'intero Friuli, privando il castello della sua primaria funzione strategica.
Il 1511: l'anno dell'incendio e della faglia sismica
L'abbandono definitivo del mastio fu accelerato dai catastrofici eventi del 1511. A fine febbraio, durante la vasta sollevazione contadina passata alla storia come "Crudele Giovedì Grasso", le milizie rurali sobillate da Antonio Savorgnan assaltarono e incendiarono il castello per colpire il potere delle famiglie feudali locali. Un mese dopo, il 26 marzo, il devastante sisma generato dalla faglia di Idrija assestò il colpo di grazia alle torri gravemente lesionate dalle fiamme.
I resti murari furono lasciati al degrado inesorabile, fino al definitivo abbandono nel Seicento. Dell'imponente apparato difensivo sopravvivono oggi unicamente lacerti della torre maestra, una porzione della cinta muraria, l'antica porta d'accesso al borgo e la torre dell'orologio, successivamente riadattata a campanile. Nel perimetro esterno si ergono l'ex oratorio castellano (l'attuale chiesa di San Michele) e il Palazzo della Comunità, un loggiato tardo-quattrocentesco che ospitò la sede giudiziaria e amministrativa fino al crollo della Serenissima nel 1797.
Il distretto organario: da Callido a Zanin
La dismissione militare del colle fa da contrappunto all'evoluzione artigianale e musicale delle pievi collocate alla sua base. Il perimetro del comune di Fagagna rappresenta oggi una densa anomalia organologica, conservando un'eccezionale concentrazione di strumenti storici perfettamente funzionanti:
- Pieve di Santa Maria Assunta: Ospita un organo a canne costruito nel 1788 dall'artigiano Francesco Comelli (restaurato nel 1991).
- Santi Pietro e Paolo (frazione di Villalta): Conserva una complessa macchina musicale del 1791 firmata dal celebre organaro veneziano Gaetano Callido.
- Santi Cosma e Damiano (frazione di Ciconicco): Custodisce un apparato realizzato nel 1827 da Valentin Zanin.
- Sant'Andrea Apostolo: Presenta lo strumento più antico del polo, datato 1753, opera di Francesco Dacci.
- San Giacomo: Alloggia il voluminoso organo del 1903 assemblato da Beniamino Zanin.
Come arrivare e dintorni
Per raggiungere l'area del castello di Fagagna in automobile, il tracciato autostradale di riferimento è la A23 Palmanova-Tarvisio. Uscendo al casello di Udine Nord, ci si immette sulla Strada Provinciale 49 (SP49) procedendo verso nord-ovest per circa 15 chilometri attraverso il sistema delle colline moreniche, fino ad arrivare alla base del rilievo.
Lo stesso territorio comunale ospita l'Oasi dei Quadris, una riserva naturale specializzata nella reintroduzione faunistica della cicogna bianca e del raro ibis eremita. A soli quattro chilometri a sud del colle si incontra il Castello di Villalta, uno dei manieri medievali strutturalmente più intatti dell'intera regione. Procedendo verso nord-ovest per una decina di chilometri lungo la viabilità regionale, si entra invece a San Daniele del Friuli, noto per il polo di conservazione dei manoscritti quattrocenteschi della Biblioteca Guarneriana.
Coordinate: 46.1158, 13.0847
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