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Castello di Duino: fortezza asburgica sul Golfo di Trieste

Edificato nel Trecento a strapiombo sul Golfo di Trieste, il Castello di Duino ospitò Rainer Maria Rilke e resistette ai bombardamenti della Grande Guerra.

Castello di Duino: fortezza asburgica sul Golfo di Trieste - Arte & Cultura in Friuli Venezia Giulia

A strapiombo su un blocco calcareo che precipita per cinquanta metri nelle acque del Golfo di Trieste, il Castello di Duino presidia il limite settentrionale dell'Alto Adriatico. L'edificio attuale, noto storicamente come Castello Nuovo, prese forma nel 1389 per volontà di Ugone di Duino, capitano di Trieste, in sostituzione del vicino Castelvecchio (edificato nell'XI secolo), le cui rovine e le mura perimetrali sono ancora visibili su uno sperone roccioso contiguo.

Dopo il passaggio sotto il controllo della Repubblica di Venezia e successivamente della corona asburgica, il maniero divenne proprietà dei principi von Thurn und Taxis (Della Torre e Tasso), la dinastia che ne detiene tuttora la proprietà e la gestione.

Dalla chioccia longobarda alle Elegie di Rilke

La complessa rete di gallerie carsiche che perfora il promontorio ha alimentato per secoli la stratificazione di miti locali. Il più radicato riguarda la presunta presenza di un tesoro longobardo nascosto nei cunicoli in fuga dalle invasioni. Il folclore ha grossolanamente tramandato la presenza di una "tacchina d'oro", cadendo in un imperdonabile anacronismo biologico e storico, essendo il tacchino un volatile originario delle Americhe e introdotto in Europa solo nel Cinquecento. Il mito locale deriva in realtà da una distorsione della celebre "chioccia d'oro con i pulcini", capolavoro dell'oreficeria altomedievale donato da Agilulfo alla regina Teodolinda, effettivamente esistente e conservato nel Tesoro del Duomo di Monza.

L'effettivo spessore culturale del castello di Duino si concretizzò all'inizio del Novecento. Tra il 1911 e il 1912, la principessa Marie von Thurn und Taxis ospitò nelle stanze della fortezza il poeta praghese Rainer Maria Rilke. Osservando le tempeste sull'Adriatico dai bastioni a strapiombo, lo scrittore trasse l'ispirazione per comporre le sue Elegie Duinesi, uno dei vertici assoluti della lirica europea del ventesimo secolo.

La Dama Bianca e l'artiglieria della Grande Guerra

Alla base della falesia del Castelvecchio emerge dai flutti un monolite di roccia calcarea candida, la cui forma ricorda una figura umana avvolta in un mantello. La geologia costiera ha fornito il pretesto visivo per la leggenda della Dama Bianca, la moglie di un signore locale che, scagliata dalle mura dal marito in uno scatto d'ira, sarebbe stata pietrificata un attimo prima dell'impatto con l'acqua.

Ben più documentabili e concrete furono le devastazioni subite dal complesso nel Novecento. Durante la Prima Guerra Mondiale, essendo un avamposto strategico dell'Impero Austro-Ungarico, il castello fu bersagliato ripetutamente dall'artiglieria italiana, che ne distrusse ampie sezioni delle coperture e delle murature esterne, imponendo una totale e complessa ricostruzione nel primo dopoguerra. Nel 1943, il sottosuolo fu ulteriormente militarizzato dalla Kriegsmarine tedesca, che ordinò lo scavo di un bunker profondo 18 metri direttamente nella roccia per difendere la vicina base navale, un'infrastruttura logistica oggi recuperata e aperta alle ispezioni storiche.

Come arrivare e dintorni

Per raggiungere il Castello di Duino in automobile, l'arteria di scorrimento primario è l'autostrada A4 Torino-Trieste. Uscendo al casello di Duino, è sufficiente immettersi sulla Strada Statale 14 (SS14) della Venezia Giulia procedendo per meno di due chilometri verso il mare, fino a penetrare nel compatto centro abitato che circonda il perimetro della residenza nobiliare.

Il settore costiero e carsico circostante ospita siti di primaria rilevanza storiografica e geologica. Direttamente dal piazzale del castello ha inizio il Sentiero Rilke, un camminamento pedonale tracciato a picco sulle falesie che collega Duino alla Baia di Sistiana. A soli tre chilometri in direzione nord-ovest, procedendo lungo la SS14, si incrociano invece le risorgive del fiume Timavo presso il sito paleocristiano di San Giovanni in Tuba; in questo punto le acque sotterranee riemergono in superficie dopo aver compiuto un tragitto ipogeo di quasi quaranta chilometri attraverso la massa calcarea dell'altopiano.

Coordinate: 45.7718, 13.6046

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