Il 26 marzo 1511, la violenta scossa scaturita dalla faglia geologica di Idrija rase al suolo gran parte dei presidi difensivi che sorvegliavano i guadi del fiume Tagliamento. Tra questi figurava il castello medievale di Cordovado, un fortilizio originariamente innalzato nell'XI secolo su un preesistente castelliere preistorico. Fino al momento del crollo, la struttura aveva garantito ai vescovi di Concordia Sagittaria il controllo militare del territorio contro le incursioni degli Ungari, venendo amministrata per generazioni dai gastaldi della famiglia Ridolfi. L'evento sismico decretò la fine della vocazione esclusivamente militare del complesso, innescando una profonda conversione architettonica.
Le torri scudate e la ricostruzione civile
Dopo il collasso delle cortine murarie antiche, Federico d'Attimis assunse la guida del cantiere di riedificazione, sfruttando il tracciato delle vecchie fondamenta. Dell'impianto difensivo originario furono salvate e inglobate solo parzialmente le mura di cinta e le due imponenti torri scudate, che un tempo sorvegliavano i varchi dotati di ponti levatoi.
Il nuovo assetto trasformò lo spazio interno in un polo residenziale e agricolo autonomo. Accanto alle abitazioni del nucleo contadino sorsero edifici direzionali come il Palazzo Agricola e la chiesetta intitolata a San Girolamo, un'aula di culto di matrice duecentesca al cui interno sopravvivono ancora sezioni di affreschi attribuibili a maestranze di scuola giottesca.
La grammatica veneziana di Villa Freschi Piccolomini
Il vertice architettonico della ricostruzione post-sismica è rappresentato dalla costruzione di Villa Freschi Piccolomini, inserita in asse con quello che fu l'ingresso al mastio distrutto. L'edificio, edificato nel tardo Cinquecento e passato ai conti Freschi di Cuccanea all'inizio dell'Ottocento per vie matrimoniali, traduce in terra friulana i canoni compositivi dei palazzi lagunari veneziani.
La facciata è dominata al primo piano da una nitida trifora centrale, mentre i volumi interni si organizzano attorno alla classica struttura del salone passante, che taglia trasversalmente l'intero corpo di fabbrica per garantire l'aerazione e la distribuzione degli ambienti ai tre piani. L'infilata di stanze laterali custodisce intatta l'antica biblioteca privata e la sala della musica, decorata con un ciclo di affreschi ottocenteschi che simula prospetticamente un padiglione in muratura aperto verso una serie di paesaggi lacustri in stile neoclassico.
L'intervento paesaggistico e la collezione botanica
A est della villa si estende la riorganizzazione del verde commissionata agli inizi dell'Ottocento dal conte Sigismondo Freschi all'architetto Pietro Quaglia. Seguendo il nascente gusto romantico, i due progettarono una conversione paesaggistica radicale: i camminamenti di ronda, i fossati insabbiati e i vecchi recinti militari vennero disarticolati in dodici distinte "stanze" arboree.
L'intervento ha plasmato il terreno accorpando specie vegetali esotiche, radure e macchie boschive strutturate per fornire punti di fuga visivi. L'elemento botanico di maggior rilievo, che definisce l'identità odierna del parco, è l'esteso labirinto interamente circoscritto da siepi di rose damascene, antichi arbusti originari del Medio Oriente reintrodotti sistematicamente nel disegno dei giardini per tracciare le barriere fisiche e olfattive dei percorsi.
Come arrivare e dintorni
Per raggiungere il borgo fortificato di Cordovado in automobile, l'asse autostradale di riferimento è la A28 Portogruaro-Conegliano. Imboccando l'uscita al casello di Sesto al Reghena, ci si innesta sulla Strada Provinciale 28 (SP28) procedendo in direzione est per circa quattro chilometri, seguendo una viabilità rurale lineare che penetra direttamente nel centro abitato pordenonese.
L'attraversamento dello stesso comune di Sesto al Reghena permette di esplorare il complesso dell'Abbazia di Santa Maria in Sylvis, un insediamento monastico di fondazione longobarda (VIII secolo) difeso da massicce torri d'ingresso e affrescato internamente da artisti di estrazione trecentesca. Spingendosi invece per quindici chilometri verso nord lungo le provinciali che affiancano il greto del Tagliamento, si raggiunge Valvasone, un altro nodo fortificato che conserva intatto l'assetto urbano medievale e il complesso castellano, dotato di un raro teatrino ligneo del Settecento.
Coordinate: 45.8455, 12.8753
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