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Castello di Colloredo: i Nievo e il sisma del 1976

Distrutto dal terremoto del 1976 e faticosamente ricostruito, il Castello di Colloredo custodisce gli stucchi di Giovanni da Udine e la memoria dei Nievo.

Castello di Colloredo: i Nievo e il sisma del 1976 - Arte & Cultura in Friuli Venezia Giulia

Alle 21:00 del 6 maggio 1976, le scosse del terremoto del Friuli fecero collassare la torre dell'orologio e gran parte della cinta muraria del Castello di Colloredo di Montalbano. L'evento sismico sventrò un complesso fortificato le cui origini documentali risalgono al 1302, quando il nobile svevo Guglielmo di Waldsee-Mels ottenne la concessione per erigere un mastio difensivo al centro dell'anfiteatro morenico. Nei secoli, le esigenze militari lasciarono il posto a quelle residenziali, trasformando i bastioni in un compatto blocco palaziale che, solo dopo un cantiere di ricostruzione durato oltre quarant'anni, è tornato a definire la linea dell'orizzonte collinare.

Lo strappo d'emergenza degli stucchi di Giovanni da Udine

Prima che le scosse riducessero in macerie le ali residenziali, il castello custodiva un apparato decorativo rinascimentale di primissimo piano. Nel Cinquecento, i saloni furono impreziositi da Giovanni da Udine, allievo di Raffaello formatosi nei cantieri romani della Farnesina e delle Logge Vaticane. Il pittore e architetto realizzò all'interno di uno studiolo privato un complesso ciclo di affreschi e stucchi a rilievo.

Subito dopo il sisma, i tecnici della Soprintendenza intervennero tra le rovine eseguendo la tecnica dello "strappo", un'operazione d'urgenza che permise di distaccare le pellicole pittoriche superstiti dalle murature lesionate, mettendole in sicurezza per decenni nei depositi statali, in attesa della conclusione del restauro architettonico dell'edificio per la loro ricollocazione.

Da Ermes a Ippolito: il baricentro letterario del Friuli

L'architettura del maniero è storicamente intrecciata alla produzione letteraria del nord-est. Nel 1622 l'edificio diede i natali a Ermes di Colloredo, figura cardine della letteratura in marilenghe (lingua friulana). Dopo aver prestato servizio come paggio alla corte dei Medici e aver combattuto nella Guerra dei Trent'anni, Ermes rientrò in patria producendo un vasto corpus di sonetti che contrapponevano le rigidità della vita di corte al crudo realismo della campagna locale.

Due secoli più tardi, le stanze del castello ospitarono lo scrittore e patriota padovano Ippolito Nievo. Tra il 1857 e il 1858, Nievo compose qui Le confessioni di un italiano (romanzo pubblicato postumo nel 1867 con il titolo imposto dall'editore Le confessioni di un ottuagenario). Sebbene l'opera sia formalmente ambientata nel Castello di Fratta — un maniero del portogruarese già raso al suolo alla fine del Settecento — Nievo modellò le descrizioni degli interni, delle cucine e dei saloni sulle reali planimetrie del castello di Colloredo, dove risiedeva abitualmente. La parabola di Ippolito si interruppe bruscamente nel 1861, a ventinove anni, durante un naufragio nel Mar Tirreno di ritorno dalla Spedizione dei Mille.

L'eredità archivistica e narrativa del luogo è stata mantenuta in vita nel Novecento dal pronipote Stanislao Nievo (1928-2006), scrittore e giornalista che per decenni elesse parte del complesso ricostruito a propria dimora e sede della sua fondazione culturale.

Come arrivare e dintorni

Per raggiungere il Castello di Colloredo di Montalbano in automobile, l'itinerario più rapido richiede di percorrere l'autostrada A23 Palmanova-Tarvisio. Abbandonando la carreggiata al casello di Udine Nord, ci si immette sulla Strada Statale 13 (SS13) Pontebbana in direzione nord per circa cinque chilometri, per poi deviare a ovest lungo la Strada Provinciale 58 (SP58) che risale i declivi morenici fino all'abitato.

Il perimetro collinare circostante offre immediati collegamenti storici e naturalistici. Guidando per 10 chilometri verso ovest si entra a San Daniele del Friuli, distretto norcino noto per la conservazione dei codici miniati quattrocenteschi della Biblioteca Guarneriana. Procedendo verso sud per 8 chilometri lungo la viabilità secondaria si intercetta invece Fagagna, borgo dominato dai ruderi del castello patriarcale e sede dell'Oasi dei Quadris, una riserva umida specializzata nella reintroduzione faunistica dell'ibis eremita.

Coordinate: 46.1668, 13.1378

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