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Piazza Paolo Diacono: gli scavi longobardi a Cividale

Nel sottosuolo dell'antica Piazza delle Donne a Cividale riposava il corredo funebre del duca Gisulfo. Sopra, resiste la presunta casa di Paolo Diacono.

Piazza Paolo Diacono: gli scavi longobardi a Cividale - Arte & Cultura in Friuli Venezia Giulia

Nel 1874, le operazioni di scavo nel sottosuolo a occidente della fontana centrale di Piazza Paolo Diacono, a Cividale, restituirono un sarcofago longobardo in pietra. Attribuita dalla storiografia all'epoca a Gisulfo, primo duca del Forum Iulii, la sepoltura conservava un corredo funebre di altissima manifattura aurea, oggi traslato nelle teche del Museo Archeologico Nazionale cittadino. Il ritrovamento confermò la profonda stratificazione dell'area, preesistente allo sviluppo delle istituzioni comunali medievali di superficie.

Il Diritto di Foro e la scomparsa della cappella sospesa

L'assetto urbano della piazza si consolidò nel 1176, quando il Patriarca di Aquileia Ulrico II ratificò formalmente il "Diritto di Foro", autorizzando lo svolgimento del mercato cittadino. La presenza sistematica dei banchi di vendita di ortofrutta e selvaggina, frequentati in stragrande maggioranza da acquirenti femminili, le valse l'appellativo storico e popolare di Piazza delle Donne.

Al centro del lastricato sorgeva una fontana pubblica, alimentata dalle condotte idriche provenienti dal monte Zuccola. Fino agli albori dell'Ottocento, la vasca era sovrastata da un loggiato quadrangolare sospeso che fungeva da cappella aperta, dedicata alla Vergine Annunziata, per consentire la celebrazione della messa ai mercanti nei giorni di fiera. Nel 1803, il precario stato strutturale delle colonne in pietra ne impose la demolizione. Le due sculture di copertura, raffiguranti l'Angelo Gabriele e Maria, furono smantellate e trasferite sul sagrato della chiesa del vicino comune di Moimacco. La colonna della fontana superstite fu successivamente coronata da una statua settecentesca raffigurante Diana cacciatrice, asportata dal parco dogale di Villa Manin a Passariano.

L'anacronismo gotico della dimora dei Warnefridi

La toponomastica ufficiale del piazzale omaggia Paolo Warnefrido, noto come Paolo Diacono (circa 720-799), storico alla corte del re Desiderio e autore della Historia Langobardorum. Una radicata tradizione locale, originariamente divulgata dall'abate Gaetano Sturolo, identifica la dimora natale dello studioso nel palazzetto che si affaccia sul lato nord della piazza.

L'architettura visibile del palazzo presenta tuttavia evidenti bifore di matrice gotico-veneziana, decorate con colonnine sottili e archi a sesto acuto risalenti al Quattrocento, rendendo strutturalmente inammissibile un'associazione diretta con le murature dell'ottavo secolo. L'edificio insiste, con ogni probabilità, sul lotto di terra che nei rilievi catastali antichi apparteneva all'insediamento originario della stirpe dei Warnefridi, poi interamente riedificato.

Il barocco del Monte di Pietà

A chiudere il perimetro del piazzale contribuisce la facciata del Monte di Pietà. L'istituzione finanziaria fu fondata nel 1492 per arginare le pratiche d'usura in città. La struttura originaria fu riedificata per adattare gli spazi alle crescenti necessità di archiviazione e gestione dei pegni nel 1761 per mano di un architetto veneto rimasto anonimo, che impose un rigoroso linguaggio tardo-barocco all'intero prospetto, visibile nei portali in pietra scura e nella rigida simmetria delle finestrature.

Come arrivare e dintorni

Per giungere a Cividale del Friuli in automobile, il tracciato di scorrimento principale prevede di viaggiare sull'autostrada A23 Palmanova-Tarvisio. Abbandonando la carreggiata al casello di Udine Sud, ci si immette sulla tangenziale in direzione est per poi intercettare la Strada Statale 54 (SS54). L'arteria procede in linea retta fino a varcare i confini dell'abitato longobardo.

L'immediato perimetro collinare offre l'accesso al sistema delle Valli del Natisone. Guidando verso nord-est lungo la SS54 per sette chilometri si entra nel territorio di San Pietro al Natisone, baricentro geografico e culturale della minoranza linguistica slovena in Friuli. Spingendosi invece verso sud per dieci chilometri lungo la viabilità provinciale, si raggiunge Prepotto, comune rurale al confine di stato dominato dai terrazzamenti vitati su cui si coltiva e vinifica il vitigno autoctono Schioppettino.

Coordinate: 46.0934, 13.4328

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